La Lega illegale.

«Noi siamo padani, abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore»

«Un uomo dal passato impresentabile e con un patrimonio costruito grazie ad oscuri finanziamenti di società anonime: Cosa Nostra, Craxi, Andreotti, P2» è il 10 febbraio del 1998. E’ Umberto Bossi.

Si, è proprio lui, il Ministro delle Riforme per il federalismo, il boss(i) della Lega Nord, il Senatùr. E si, sta parlando proprio di lui, Silvio Berlusconi, il Presidente del Consiglio, capo supremo del Popolo delle Libertà (provvisorie, commenta Travaglio). A quel tempo si odiavano:

Giornalista: «Ieri sera Bossi ha detto che, se si facesse l’Antitrust, potrebbe anche rivalutare le alleanze…»

Berlusconi: «Si, da parte sua perché io non mi siederò mai più ad un tavolo a cui ci sia il signor Bossi e non sosterrò mai più un Governo che conti su Bossi come sostegno, perché è una persona totalmente inaffidabile»

E Bossi ricominciava a punzecchiare: «No, Berlusconi non è un mio amico. E’ una persona anche gradevole e simpatica. Tanto più simpatica sapendo che tutto quel che dice non è vero». Poi l’immortale secessionista e il “massone piduista arcorista” (Copyright del Senatùr) hanno fatto pace. Chissà come, chissà perché, si son messi in società e sono partiti all’avventura con un solo obiettivo: conquistare l’Italia da Nord a Sud. Ma… Ma come?! Se Bossi urla “Roma ladrona” ma siede su una poltrona, ben piantata, nella stessa Roma (non ci sono altre capitali, per ora), ci deve essere qualcosa che non va. Umberto Bossi è un Ministro della Repubblica Italiana che guida un partito secessionista (al grido di «Padania libera!» e «il federalismo non basta più, la Padania un giorno sarà uno stato libero, indipendente e sovrano; saremo liberi con le buone o con le meno buone» ); anti-italiano («Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo» con l’aggiunta di un gradevole e cordiale «Il tricolore lo metta nel cesso, signora»); razzista, xenofobo e omofobo («Noi! Non le merde extracomunitarie e clandestine, non gli islamici che rompono il cazzo» recita un infervorato Borghezio). I leghisti hanno bocche che sembrano mitragliatori e sparano continuamente raffiche incandescenti contro le minoranze (e sono una minoranza), contro il Parlamento (di cui fanno parte), contro il Paese (di cui fanno parte), contro la corruzione ( di cui alcuni di loro fanno parte). Loro «la Padania, bianca e cristiana, bianca e cristiana», alla coerenza non ci pensano nemmeno. E quando Bossi nel 2001 ha detto che giurava «di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi, di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione» forse non si era reso conto che avrebbe fatto tutto il contrario. Il flop delle ronde, il crac Credinord, gli amministratori inquisiti, la suola partitizzata di Adro? Nessun problema, il popolo del Nord capirà.

Ma come si può essere Ministri di un Paese da cui ci si vuole dividere? Mah. Se chiedi, sicuramente ti risponderanno educatamente con l’istituzionalità che ogni politico leghista ha:

«Noi siamo padani, abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore»

«Cornuti islamici bastardi»

«Perché è come nelle crociate, Dio lo vuole. Contro l’Islam per difendere questa terra, gli facciamo un culo così»

«Voglio eliminare tutti i bambini degli zingari che vanno a rubare dagli italiani»

«Cornuti islamici di merda»

«La porta è sempre aperta, tornino giù nei deserti a parlare coi cammelli, nella giungla con le scimmie»

«Bisogna sparare sui gommoni e sulle carrette del mare, logicamente non quando sono ancora piene di clandestini, ma sugli scafisti, anche con un colpo di bazooka, i gommoni vanno distrutti, perché, a un certo punto, bisogna puntare ad altezza d’uomo»

«Andiamo a pigliarli noi, uno per uno, per la barba, e li buttiamo fuori a calci nel culo dalla Padania e dall’Italia»

«Tolleranza zero, sotto zero»

«Rivoluzione! Io voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari clandestini! Voglio la rivoluzione nei confronti dei nomadi, dei zingari. Ho distrutto due campi di nomadi»

«E’ tempo di zittire, di mettere i turaccioli in bocca e su per il culo»

«Io gli immigrati li schederei a uno a uno. Purtroppo la legge non lo consente. Errore: portano ogni tipo di malattia: tbc, aids, scabbia, epatite… »

«Sono denari nostri e io me li tengo. Perché questo è il vangelo secondo Gentilini»

«Non siamo merdaccia levantina o mediterranea»

«Prendete il cammello e tornate a casa»

«Darò disposizione alla mia comandante di fare pulizia etnica dei culattoni!»

Ecco l’essenza leghista, ecco l’anima padana. I filosofi e gli ideologi secessionisti Maroni (oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale), Borghezio (violenza privata, danneggiamento seguito da incendio), Gentilini (istigazione all’odio razziale), Prosperini (solo scemenze) e infine il Bossi (finanziamento illecito, vilipendio alla bandiera), la sanno lunga e ad ogni comizio, a Pontida o sulle rive del Po con un ampolla in mano, non perdono occasione per riempire la testa di scemenze ai poveri contadini.

Questa è la Lega, ma è legale?

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