Il Parlamento condannato.

Tra le svariate notizie che affollano i giornali (quelli veri, non Panorama o Libero) si rincorrono gli echi delle notizie dei politici indagati, imputati, rinviati a giudizio, dai Verdini agli Scajola. Se la discussione ancora è aspra sull’obbligo di doversi dimettere dagli incarichi istituzionali mentre si è coinvolti in un processo, quando il politico di turno si trova condannato in via definitiva è considerato naturale che si dimetta. Teoricamente. Tra gli infiniti deputati e senatori infatti (con la spaventosa cifra dell’1% di under 25-30) ce ne sono 70 (record assoluto del Pdl con 56 uomini martirizzati dalle toghe rosse) tra condannati, prescritti, indagati, imputati, rinviati a giudizio, indultati, amnistiati. Solo 26, invece, possono gonfiarsi d’orgoglio dichiarando di essere riusciti ad evitare le leggi vergogna di Berlusconi e di aver fatto compiere alla Giustizia il proprio corso (che in politica è cosa rara come trovare un tartufo da due chili in Sud Africa). Condannati si, ma seduti comodamente in poltrona. Infatti questi onorevoli (non tanto), dietro le sbarre non ci vogliono andare. E così, scomparendo e dimenticando i fattacci commessi, li fanno dimenticare anche a noi. Vediamo qualcuno di questi brav’uomini attualmente in Parlamento.

Tra i Senatori a vita c’è Giulio Andreotti, condannato per diffamazione.

Nel Popolo delle libertà provvisorie abbiamo ampia scelta: c’è Massimo Maria Berruti, condannato per favoreggiamento; Giuseppe Firrarello arrestato e condannato per turbativa d’asta; Giorgio La Malfa condannato a 6 mesi per finanziamento illecito (processo Enimont); Giancarlo Lehner condannato per diffamazione e “attentato a organo costituzionale”; Salvatore Sciascia, condannato per corruzione. Un altro che risponde all’appello entusiasta e pieno di idee è Giuseppe Ciarrapico condannato per truffa aggravata e continua, falso in bilancio, diffamazione, bancarotta fraudolenta, finanziamento illecito (a cui bisogna aggiungere un’altra mezza dozzina di accusa prescritte o depenalizzate o ancora in appello). Tra gli altri angioletti berlusconiani vediamo spuntare timido timido Marcello De Angelis, condannato a 5 anni per banda armata. Ma, dulcis in fundo, il Popolo delle impunità non si fa mancare mancare nemmeno i mafiosi DOC. Ci troviamo Marcello Dell’Utri condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. E stessa condanna giace per l’Udc Totò Cuffaro per rivelazione di segreto istruttorio e favoreggiamento aggravato dall’aver agevolato la mafia.

La sinistra però non si lascia scoraggiare e con i 18 condannati del Pd tenta di rialzarsi, due a caso: Enzo Carra condannato per millantato credito e Renzo Lusetti costretto a risarcire un milione di lire per consulenza ingiustificate.

Anche la Lega Nord, però, non scherza: condannato per propaganda razziale c’è il simpatico Matteo Bragantini; Roberto Maroni condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale (Maroni è anche imputato per creazione di struttura paramilitare fuorilegge- ma sono inezie).

Ridendo e scherzando felici, tra una corruzione e un falso in bilancio, tra un favoreggiamento qua e un favoreggiamento là anche i capi di partito se la spassano dimentichi del passato.

Il Lìder Maximo D’Alema è stato condannato per finanziamento illecito. Ancora meglio il Senatùr Umberto Bossi condannato anche lui per finanziamento illecito, ma con l’aggiunta di istigazione a delinquere e vilipendio alla bandiera. Per concludere in bellezza si presenta lui, il Capo, Silvio Berlusconi. E si presenta più in forma che mai: con 2 amnistie, 2 depenalizzazioni, 8 archiviazioni, 6 prescrizioni e 3 processi ancora in corso (Mills per corruzione in atti giudiziari, frode fiscale, appropriazione indebita Mediatrade -tutti bloccati in attesa della sentenza della Consulta sul legittimo impedimento) sbaraglia tutta la concorrenza.

Predicano bene ma razzolano male. Molto male.

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