8x1000xChiesa cattolica.

“Privilegi ecclesiali nella Santa Repubblica delle banane”


Il Parlamento europeo di Bruxells a metà ottobre aprirà una procedura per gli aiuti di Stato alla Chiesa cattolica contro l’Italia, perché questi violerebbero la concorrenza (infatti negli esercizi commerciali, non pagando le tasse la Chiesa è favorita rispetto a chi invece è costretto a dare i propri soldi allo Stato). Il commissario europeo alla Concorrenza Joaquin Almunia crede che “alla luce delle informazioni a disposizione, la Commissione non può escludere che le misure costituiscano un aiuto di Stato e decide quindi di indagare oltre”. Le “misure” sono quelle che attua lo Stato italiano nei confronti della Chiesa. Ovvero. Sugli oltre centomila fabbricati di proprietà della Chiesa cattolica (ospedali, alberghi, scuola private e strutture commerciali), quello che la Ue vuole capire è se siano o no aiuti di Stato, la totale mancanza della tassa Ici (promossa da Berlusconi in campagna elettorale nel 2005 e poi ridimensionata dal governo Prodi riducendo la detassazione totale solo alle attività non esclusivamente commerciali, restrizione che verrà comunque aggirata, inserendo all’interno delle attività esclusivamente commerciali piccole cappelle e chiesette), lo Stato a vita di “enti non commerciali” a tutti i fabbricati, e il pagamento solo al 50% dell’Ires. In attesa della sentenza, ancora molto lontana, chiediamoci il perchè di questo comportamento.

Ma prima, vediamo un altro modo con cui lo Stato riesce a dimostrare la propria sudditanza alla Chiesa cattolica. E lo vediamo chiaramente attraverso il malefico meccanismo Santo e statale: l’8×1000.

I cittadini, ogni anno, facendo la dichiarazione dei redditi devono scegliere a chi destinare l’8% delle proprie tasse. La maggior parte (per esempio nel 2000 sono stati il 60%) decide di non darla a nessuno. L’inciucio è qui: quello che lo Stato riceve dalla maggioranza che non esprime preferenze viene ridistribuito ai sette principali (in ordine) beneficiari scelti dalla minoranza. In modo che, vista la maggioranza di donazioni alla Chiesa cattolica, i soldi dei contribuenti che non hanno espresso preferenze vadano a finire nelle tasche cattoliche.

Tranquilli, non è finita qui. Oltre a questo mega regalo annuale dallo Stato, la Signora Chiesa si permette anche di mentire su ciò che farà con i soldi appena ottenuti. Guardando gli spot in tv sembra che daranno tutto per “l’assistenza ai disabili e agli anziani, il sostegno dei paesi in via di sviluppo, l’accoglienza dei senza tetto” e via blaterando. In verità, secondo i calcoli di Alessandro Capriccioli basati sui dati forniti dal sito della CEI, i fondi vengono utilizzati così (dati del 2005):

  • Sacerdoti € 315.000.000
  • Culto e pastorale € 271.000.000
  • Edilizia di culto € 130.000.000
  • Carità € 115.000.000
  • Terzo mondo € 80.000.000
  • Beni culturali € 70.000.000
  • Fondo di riserva € 3.000.000
  • Totale dei fondi € 984.000.000

Scrive ancora Capriccioli ”ebbene, tirando le somme i risultati sono decisamente sorprendenti, perché il 67% dei fondi ricevuti con l’otto per mille nel 2005, pari alla bellezza di 660 milioni di euro, sono stati destinati a utilizzi che non corrispondono affatto a quelli reclamizzati negli spot televisivi, ma che riguardavano il mantenimento dell’apparato della Chiesa Cattolica, dei suoi dipendenti e dei suoi fabbricati; solo il 33% dei fondi è stato speso per attività in qualche modo corrispondenti agli appelli mediatici sui quali la Chiesa investe tante risorse, probabilmente a loro volta finanziate con l’otto per mille degli anni precedenti “.

Ma tranquilli, non è finita nemmeno qui. Perché bisogna anche considerare i pochi soldi che riceve lo Stato, per capire quanto è corrotto e schifoso il medesimo. I dati del 2004 sull’utilizzo dei soldi dell’8×1000 da parte dello Stato italiano sono questi:

  • 44,64% conservazione beni culturali legati al culto cattolico;
  • 24,73% calamità naturali;
  • 23,03% conservazione beni culturali civili;
  • 4,44% fame nel mondo;
  • 3,16% assistenza rifugiati.

Come vedete lo Stato riesce a pagare la Chiesa anche con quasi la metà dei soldi che riceve. Eppure a veder il Papa, sorridente sulla sua Papamobile Mercedes-Benz, non ti viene in mente il suo stomaco che brontola perché non riesce ad arrivare alla fine del mese.

Ma cosa volete, siamo nella Repubblica delle banane. Anzi, delle Sante banane.

 

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