Il Silvio mafioso.

Nicola Cosentino, quasi 52 anni, è coordinatore provinciale del Popolo delle libertà in Campania e ex sottosegretario all’Economia del Governo Berlusconi. Ma perchè “ex”? Perchè Cosentino, si è dovuto dimettere dopo le proteste dei finiani, seguite alle accuse dei pm, per i quali l’onorevole avrebbe violato la legge Anselmi e conseguito il reato di associazione a delinquere e diffamazione per essersi fatto sostenere alle Regionali da Flavio Carboni e dagli amici della nuova P2. In che modo? Facendosi fabbricare un dossier su misura contro il proprio rivale alle Regionali, Stefano Caldoro e facendo fare pressioni alla Cassazione (attraverso magistrati pitreisti) per influenzare la decisione di accogliere o meno il ricorso presentato dai legali del Pdl contro l’ordinanza di cusodia cautelare che era stata presentata all’onorevole Cosentino, per un altro reato ancora: concorso esterno in associazione camorristica. Il curriculum dell’onorevole però, non è finito qui e vanta anche un’altra pesante accusa, di quelle che restano sullo stomaco. Nel settembre 2008 è accusato di riciclaggio abusivo di rifiuti tossici, mano nella mano con il clan dei casalesi dopo le rivelazioni di due imprenditori collusi con la camorra: Sergio Orsi e Gaetano Vassallo.

Il gip di Napoli ha chiesto l’autorizzazione alla Camera per poter utilizzare delle intercettazioni sul suddetto onorevole nel processo sulla sua decennale collusione con la camorra. Il 22 settembre su 593 presenti i voti sono 285 favorevoli a procedere e 308 contrari.

Beh, paradossalmente, se con le credenziali che ha Cosentino la Camera nega al tribunale di usare le intercettazioni, un mafioso può diventare senza problemi Presidente del Consiglio. Toh! Coincidenza! E’ successo proprio così.

2 amnistie, 2 depenalizzazioni, 8 archiviazioni, 6 prescrizioni e 3 processi ancora in corso (Mills per corruzione in atti giudiziari, frode fiscale, appropriazione indebita Mediatrade -tutti bloccati in attesa della sentenza della Consulta sul legittimo impedimento) si presenta così il nostro Presidente del Consiglio. Però, anche se non innocente, non risulta essere mai stato condannato. Allora, per capire meglio chi è B. dobbiamo andare a conoscere i suoi amici. I compari che, immolandosi per una Causa superiore, Silvio, come vittime sacrificali arrivano anche all’ultimo stadio del processo, quello che Berlusconi non ha ancora mai visto, il giudizio definitivo; e soprattutto, dobbiamo vedere e capire i regali che dal Governo, B. riesce a fare alle cosche.

Marcello Dell’Utri, 69 anni, è una personcina per bene: condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa (fatti accertati fino al ’92), ha patteggiato la pena di due anni e tre mesi per false fatture e frode fiscale nell’ambito della gestione di Publitalia ’80 a Torino, è indagato per tentata estorsione e per lo scandalo della P3. Ma oltre che pregiudicato dal lato legale lo è anche da quello morale, ecco le perle:

Mangano è un eroe

Vittorio Mangano, stalliere di Arcore, pluriomicida boss di Cosa Nostra.

Mussolini ha perso la guerra perché era troppo buono. Non era affatto un dittatore spietato e sanguinario come poteva essere Stalin”

E secondo lui i libri di storia sono “ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza”

In un’intervista a Beatrice Borromeo del Fatto Quotidiano il senatore dichiara candidamente Io sono politico per legittima difesa. A me delle politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Mi candidai nel 1996 per proteggermi. Infatti subito dopo mi arrivò il mandato di arresto“. E alla successiva domanda: “Perchè non si difende solo fuori dal Parlamento?”, la risposta è stata: “Mi difendo anche fuori, ma non sono mica cretino. Quelli mi arrestano“.

Con questo schifo d’uomo, Berlusconi cosa ci fa? Ovvio! Ci fonda un partito (visto che soci in affari lo erano già).

E’ il ’94 quando B. scende in campo e lo fa con un partito che è stato creato da un mafioso pluridagato.

E’ chiaro. Chi ben comincia è già a metà dell’opera.

E infatti Berlusconi, nel 2001, dopo il lungo bagno nel Parfum di mafia, sale al Governo. E la mafia, tanto gli è cara, la porta anche lì.

Nella prima esperienza di governo con Forza Italia, seppur molto breve, Berlusconi riuscì a tentare (fortunatamente non riuscirà a farlo approvare) la presentazione di un ddl, preso dall’anticostituzionale decreto Biondi, per accattivarsi la mafia rendendo più lunghe e difficili le modalità per l’attuazione della custodia cautelare riguardo l’articolo 416-bis.

Questo primo tentativo fallisce, ma era solo una prova tecnica. Saltando (gli altrettanto disastrosi) anni successivi, andiamo a vedere in che modo il secondo governo Berlusconi ha aiutato la mafia nei suoi 5 anni di Governo.

Abbandonino la lettura le persone sensibili. Si mandino a letto i bambini. Arriva il Silvio mafioso.

Il 13 maggio 2001 la Casa delle Libertà, con Forza Italia, Lega Nord e An, stravince le elezioni e per presentarsi subito bene, candida ai seggi sicuri tutte persone di alta levatura morale e culturale. Quasi tutti indagati e\o condannati: oltre agli scontati Berlusconi, Previti, Dell’Utri (si, il mafioso di prima), La Malfa, Berruti, Firrarello e Sgarbi arrivano anche delle interessantissime new entry: Brancher, Cantoni, Romani e Comincioli. A segnalare l’anomalia italiana non ci sono quotidiani nazionali ma deve arrivare “El Mundo” a precisare che, sotto una mega foto di Dell’Utri e Previti sorridenti, “nel nuovo Parlamento italiano ci sono 23 membri condannati e 11 indagati” e che “fanno parte tutti del gruppo Berlusconi, tranne uno che è dell’Ulivo”. La realtà, difatti, è ancora peggiore. Travaglio riesce a calcolare ben 90 tra condannati, imputati e indagati. Mai, in Italia, era successo che il Parlamento fosse divenuto una mega-carcere, con auto blu e arazzi d’autore.

Mentre, appena insediato il nuovo Governo, il neo-ministro alle Infrastrutture Pietro Lunardi dichiara che “mafia e camorra ci sono sempre state, purtroppo, e quindi dovremo convivere con questa realtà” , il Governo vede bene di iniziare subito ad attuare il famoso papello di Totò Riina, che al punto numero 2 recita: “Annullamento del decreto legge 41 bis”. I berlusconiani, per attuare la norma, inventano la dissociazione dolce. Ovvero ai boss, per evitare il 41 bis e l’ergastolo, ora basterà prendere genericamente le distanze da Cosa Nostra e a “costo zero” otterranno i benefici carcerari e gli sconti della pena.

Un altro progetto ad mafiam del Governo Berlusconi lo scopre Repubblica il 5 aprile 2002. E’ un progetto di riforma della Giustizia con cui, spiega il pm Antonio Ingroia: “i boss potranno ottenere la revisione dei processi, accusando di parzialità i loro giudici. Se queste leggi fossero state in vigore quindici anni fa, i capimafia avrebbero potuto ricusare anche Falcone e Borsellino”.

Il 12 luglio 2002 Leoluca Bagarella, mentre la Corte d’assise di Trapani sta giudicando una quarantina di mafiosi, legge una dichiarazione spontanea a nome anche degli altri detenuti. Il proclama in stile Br, dove si parla del 41 bis, è un avvertimento al Governo che non sta rispettando “le promesse” e ha trattato come “merce di scambio” i mafiosi. Il 19 dicembre 2002 il Governo sembra attuare un’importante riforma. Trasforma il 41 bis (il carcere restrittivo) da provvedimento straordinario a misura stabile dell’ordinamento penitenziario. Due giorni dopo Berlusconi si scusa per la legge che risponde a “una filosofia illiberale”. Però di fatto la legge, tanto lodata dal Governo, sortisce l’effetto diametralmente opposto a quello dichiarato: grazie a delle difficoltà interpretative, nel 2004 su 638 detenuti sottoposti al 41 bis, ben 72 se ne ferano già liberati.

Il secondo Governo Berlusconi conclude i 5 anni con una lodevole prova. Dopo la fallita amnistia del 16 gennaio 2003 a firma di Nino Mormino,avvocato di diversi mafiosi e indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, poi prescritto, il Governo ci riprova. Ma, grazie alle barricate di An e Lega, l’emendamento naufraga alla Camera. Il 12 gennaio 2006 la Cdl ci prova ancora, instancabile, ma fallisce anche questo tentativo. Non sono riusciti ad aiutare gli amici picciotti, però sono riusciti a dare un segnale forte alla mafia. Un segnale di collaborazione e aiuto. Un segnale di complicità.

Siamo nel terzo Governo Berlusconi, e finora, il Governo è riuscito a fare altri due bei regali alla mafia.

Alla fine del 2009 viene approvata una norma contenuta nella legge finanziaria per il 2010 che consente di vendere all’asta ai tremila immobili confiscati alla mafia. Questi immobili non possono essere usati per “finalità di pubblico interesse”, per cui, nei territori occupati militarmente dai clan, nessuno cittadino oserà comprare gli immobili e i clan potranno riaffermare la loro onnipotenza ricomprandoli facilmente attraverso semplici prestanome. Un altro tentativo di regalo alla mafia (e anche a se stessi, visti gli svariati indagati per mafia, compreso lo stesso B.) lo scopre sempre Repubblica il 2 febbraio 2010: il ddl Valentino. Il ddl Valentino, distruggerebbe il principio-cardine dei processi di mafia, “la convergenza del molteplice”. Ovvero il valore probatorio delle dichiarazioni di un pentito con quelle di altri pentiti. Attraverso subdoli giochetti di codicillo Valentino annulla il valore di prova alle dichiarazioni di pentiti con “riscontri obiettivi” aggiungendoci “solo” in presenza di “specifici riscontri interni”.

Per ora, il ddl è stato abbandonato. Ma state pur certi che, se Berlusconi dovesse ritrovarsi sotto processo per mafia, si ripresenterebbe puntuale come un orologio svizzero. O come una bomba a orologeria.

Mai , in Italia, era successo che un uomo divenisse Presidente del Consiglio pur avendo a carico oltre ai numerosi processi per corruzione, corruzione giudiziaria, corruzione in atti giudiziari, falsa testimonianza, finanziamento illecito ai partiti, appropriazione indebita e frode fiscale anche quelli per concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio di denaro sporco e concorso in strage.

Se lo sapessero Falcone e Borsellino si rivolterebbero nella tomba. Ma loro sono morti. Amen.

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    • Lorenzo
    • 16 ottobre 2010

    Falcone e Borsellino è bene che rimangano dove sono, stanno certamente meglio di noi. E’ troppo facile e qualunquistico dire che oggi la politica fa schifo, eppure siamo costretti a dirlo, perchè è una triste, pura e semplice verità. Sono le bombe salveranno questo Paese. O un pò di cultura.

    • Kalid
    • 17 ottobre 2010

    che bravo uomo questo b.!! ITALIANI SVEGLIA !!!!!

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