Mali gemelli: violenza ed indifferenza

Mali gemelli: violenza ed indifferenza

Nella società odierna l’indifferenza è il male più diffuso e, purtroppo, è presente nella maggioranza degli aspetti del nostro paese. Indifferenza verso ciò che determina la salute o la malattia di uno Stato ovvero la politica, indifferenza verso le problematiche ambientali, indifferenza verso il prossimo in generale, e tutto ciò porta a non muovere un dito per cambiare in meglio questo paese e questo mondo. L’aspetto più drammatico di questo periodo, che risalta agli occhi di tutti, è il legame indissolubile tra indifferenza e violenza.

È di pochi giorni fa la notizia della morte di una badante rumena, caduta in coma irreversibile, dopo essere stata colpita in pieno volto da un pugno ricevuto da un ventenne romano conci aveva avuto una banale colluttazione alla biglietteria automatica della stazione metropolitana. La donna, caduta a terra, per quasi un minuto non è stata soccorsa da nessuno. Tutti osservavano la scena attoniti (o indifferenti?).

In questa vicenda ci sono diversi drammi su cui ragionare. L’ovvio dramma della famiglia della donna, che a 32 anni, in terra straniera, che probabilmente doveva essere il paese della nuova vita, ha trovato la morte. Dall’altra parte abbiamo la famiglia dell’assassino e l’assassino stesso, che a 20 anni, rischia di passare la parte più viva della vita, in un carcere sicuramente sovraffollato e indecente.

Si possono fare anche diverse considerazioni: è giusto chiedere pietà per un giovane pregiudicato che ha ucciso una donna per futili motivi? Ciò è stato richiesto da un parlamentare della parte destra dell’emiciclo, Francesco Giro.

Se la donna fosse stata italiana, e il ragazzo un immigrato rumeno, le cose sarebbero andate diversamente? Le persone si sarebbero fermate a soccorrerlo? L’esponente politico avrebbe dato solidarietà all’assassina straniera? O si sarebbe condannato l’accaduto con diverso peso mediatico?

Un altro episodio eclatante è la morte di un ragazzo rumeno a Napoli nel maggio 2009. Siamo sempre in una stazione della metropolitana, ma il motivo della morte è ben diverso. Un proiettile vagante sparato da un camorrista per un probabile regolamento di conti, colpisce l’uomo sbagliato, il ragazzo rumeno. Mentre si accascia al suolo, la moglie chiede aiuto ai presenti, senza esito positivo. Nel video diffuso su youtube si può vedere l’orrore e la tragedia di quei momenti: la moglie disperata che urla, mentre i presenti scappano o timbrano il biglietto per entrare in metropolitana, scavalcando il corpo che, di lì a poco, sarebbe divenuto cadavere.

Napoli non è però nuova a questi episodi. La gente è purtroppo abituata ai regolamenti di conti di stampo camorristico. Un episodio che mi salta subito alla mente, con relativo video youtube, è proprio un assassino mafioso all’esterno di un bar. La gente che vede questo omicidio, si volta tranquillamente e si allontana con passo lento, perché sa che se esterna la disperazione o lascia pensare che possa testimoniare contro l’assassino, probabilmente diverrebbe una vittima il giorno successivo.

All’indifferenza si contrappone l’eccessiva curiosità nei fatti di cronaca nera. È di questi giorni la tragedia di Sarah Scazzi, che non sto a raccontare per rispetto di quella ragazza, che nemmeno da morta trova pace. I media, in modo sadico e con eccessiva morbosità, propongono inchieste ripetitive e di cattivo gusto sulla vicenda. A parer mio anche questa è violenza, contro i familiari e contro Sarah stessa. Il vero problema è che queste trasmissioni fanno audience, alimentando un particolare senso del macabro degli italiani.

I mezzi tradizionali di informazione hanno un ruolo (negativo) fondamentale nel creare indifferenza e violenza. Basti pensare ai programmi spazzatura che addormentano le menti (grande fratelli, isola dei famosi…) e al livello di violenza presente nella televisione a qualsiasi orario.

La programmazione di MTV la considero quasi criminale, perché trasmette continuamente l’idea che le persone per vivere bene, devono vivere nel lusso, lavorare nella moda, sballarsi ogni sera, privarsi di ogni valore ed ideale e conformarsi alla massa. Anche questa è violenza e istigazione all’indifferenza.

In questo periodo anche nel mondo politico vi è violenza e divisione e ciò porta ad un maggior distacco dalla società civile.

I sindacati si dividono e manifestano, quasi, l’uno contro l’altro e ignorano le idee e le rivendicazioni altrui con indifferenza.

Dobbiamo invertire la marcia, riprendere a sederci ad un tavolo e mediare, dobbiamo accettare le diversità altrui, dobbiamo far capire che l’indifferenza porta alla violenza e allo sfascio della società.

Solo con il dialogo e con il confronto si può vincere la violenza, e con una rivoluzione culturale si deve vincere l’indifferenza, poiché questi due aspetti della società vanno di pari passo.

Enrico Anconelli

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