Rifiutiamoli.

Siamo nell’era dei manganelli. E cosa potevano usare, se non quelli, i poliziotti che ieri notte hanno preso a manganellate, oltre che i manifestanti (tra l’altro formati da una grossa maggioranza totalmente pacifica) anche i giornalisti che urlavano di essere lì solo per lavoro?

Cosa potevano fare? Cosa potevano fare i cittadini per farsi ascoltare da uno Stato che li ha abbandonati? Peggio, uno Stato che li aveva e vuole continuare a sommergerli di rifiuti e di veleni?

A Terzigno, certo, dai manifestanti sono stati distrutti 2 camion e incendiati altri 5, sono state fatte sassaiole contro la polizia e si sono lanciati petardi. Ma a Terzigno, certo, il Governo del Belpaese vuole costruire un’altra discarica, a Cava Vitiello, che oltre all’inutilità e allo schifo che porterebbe, addirittura avrebbe conseguenze su una falda acquifera importante, “inquinata e fortemente compromessa”, secondo i dati del settore ambientale della Provincia di Napoli e dell’Asia (l’azienda che si occupa dei rifiuti in questa provincia). Vedere gli enormi gabbiani volteggiare nel cielo, vedere le vigne giallastre e morenti fa provare una stretta al cuore. “Era un terra così bella…” sussurra il gestore di un locale che sta per chiudere, “con un grazie di cuore a Bertolaso e Berlusconi”

San Tamaro, Chiaiano, Santa Maria la Fossa, Sant’Arcangelo Trimonte, Savignano Irpino, Salerno, Serre, Acerra, Terzigno e ora Cava Vitiello. Le uniche soluzioni che il governo Berlusconi e la Protezione Civile di Bertolaso sono riusciti a trovare per l’emergenza dei rifiuti che attanaglia la Campania non sono state altro che nuove discariche e nuovi inceneritori. Tutti inaugurati in pompa magna e tutti mal funzionanti. Tutti abbandonati e fuori norma. Tutti tossici, velenosi e malsani. Tutti organizzati in modo da favorire il business del traffico dei rifiuti della camorra.

“Lo Stato ci ha abbandonato. Chi ci protegge? I nostri figli non vogliono morire, vogliono vivere” urla un cittadino pacifico dalle strade illuminate dai razzi di Terzigno. Pacifico, ma disperato.

Sono bravi loro, quando in giacca e cravatta declamano le proprie gesta, sono bravi, quando promettono a vanvera, sono bravi, quando raccolgono, equipaggiati di tutto punto, guanti e protezioni, una cartaccia dal centro di Napoli, sorridendo alle telecamere.

Poi le telecamere si spengono. E tolto l’occhio dal campo visivo ristretto dell’obiettivo, si vede tutto intorno: rifiuti, sacchetti, bidoni strripanti. Tolta la molletta dal naso si sente il puzzo della monnezza e l’odore acre dei rifiuti bruciati, diossina, la chiamano. Guardando intorno si vede la gente disperata che guarda i rifiuti con indifferenza, con distaccato dolore, ormai rasseggnata a vivere e far vivere i propri figli nella spazzatura.

Dal 13 maggio 2008 in “soli 58 giorni” il Governo Berlusconi aveva risolto (aveva detto di aver risolto) l’emergenza rifiuti in Campania. Berlusconi stesso aveva raccolto qualche immondizia da terra, col sorriso smagliante. Ora siamo ancora più veloci, l’emergenza sarà risolta in “solo 10 giorni”.

Però, ottimista questo premier.

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