Lettera a Piero Ricca.

Gentile Piero Ricca, ho 15 anni. No, ricomincio: Gentile Piero Ricca, sono incazzato. Imbestialito, infervorato, maledettamente indignato. E’ iniziato tutto con un suo video che ho visto su Youtube. Non ho avuto nè illuminazioni nè tantomeno crisi mistiche, ma vedere lei urlare “Alzate la testa!” ai cittadini milanesi mi ha fatto passare un brivido di orgoglio. E un brivido l’ho avuto anche quando le sono stati chiesti i documenti, quando l’hanno denunciata, quando è stato oggetto di ridicole calunnie da parte del sistema politico corrotto che appunto denunciava con tanta fermezza. Io voglio urlare, lo diceva anche Peppino Impastato, ho voglia di urlare in faccia a tutti quei bastardi che mi stanno rubando il futuro, il presente e che stanno cancellando pure il passato, che è questo che sono, maledetti bastardi. L’Unità d’Italia nella maggioranza del Bossi secessionista non ha significato, Tangentopoli con Mani Pulite e tutti i maxi-processi di mafia istituiti da Falcone e Borsellino non sono mai esistiti, non possono essere esistiti nel Paese dove Silvio Berlusconi siede ancora nella poltrona con il velluto migliore. L’istruzione e il lavoro, non  possono esserci dove i politici prendono uno stipendio (escludendo tutti gli ulteriori privilegi della schifosa Casta) decine di volte superiore a insegnanti, operai e impiegati pubblici e dove i tagli e le tasse colpiscono solo la Cultura e le famiglie che non arrivano a fine mese. Non potrò esistere io, in un Paese dove la cementificazione selvaggia, la straripante edilizia abusiva e l’assoluta mancanza di controlli ambientali e politiche ecologiche, dal petrolchimico alla riciclata, stanno distruggendo, letteralmente, l’Italia. Io odio l’indifferenza, lo diceva anche Antonio Gramsci, e odio quegli italioti ignoranti per scelta che si trastullano lodevolmente con le “veline” del Giornale e le veline di Striscia. Ho iniziato a scrivere, per informare le persone e renderle consapevoli, quindi libere. Ho iniziato a fare quella che lei chiama “cittadinanza attiva” che credo sia ormai diventata dovere, oltre che diritto inalienabile di ogni cittadino italiano. Infine, grazie. Grazie per aver aperto gli occhi a tanta gente e soprattutto perchè continua a farlo, imperterrito, in direzione ostinata e contraria. Grazie, perchè lei è un esempio e fa davvero credere che l’Italia non sia dei neofascistelli.

Con massima stima, Giovanni Ugo. 

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    • Maria Maddalena X
    • 11 novembre 2010

    … sei un grande – ma quanto mi piace come scrivi!!!

    • Ambro
    • 16 novembre 2010

    Occhio all’odio.
    L’odio è una trappola, l’incazzatura è un gradino ripido, il fervore è una strada sconnessa. Certo, pensando a certe cose come si fa a non incazzarsi? Con quale faccia rimanere calmi di fronte ad un Paese che ogni mese si allontana da una democrazia sana e normale, verso nuove mete di ignoranza, di antistoricismo e pure, già che ci siamo, di razzismo? Ci stiamo avvicinando alla Russia di Putin e, quel che è peggio, abbiamo iniziato dal lettone.
    Ma è proprio in momenti come questi che servono capacità di analisi, lucidità, tolleranza perfino. Oh, come mi piacerebbe averne poca, uscire fuori e prendere il primo leghista che mi passa davanti per il collo. Ma non è così che si cambiano le cose. Per quanta soddisfazione personale ne ricaverei, lui continuerà ad essere tale, e forse ce l’avrà ancora di più con i “comunisti”, categoria il cui nuovo significato dispregiativo è curiosamente affine a “chiunque non la pensi nello stesso modo”.

    E’ bello vedere che qualcuno a 15 anni ha più testa di quanta posso dire di averne avuta io. Ma a 21 non sono poi così vecchio, ed ho imparato che le persone, anche se non tutte, ascoltano. Una persona è più incline ad ascoltare un’altra persona che uno schermo. Credo sia un istinto naturale. E se cerchi di contenere l’odio verso qualcuno e di capirne i motivi, scopri che di solito il tipico votante medio del PdL non viene da un altro pianeta. Per quanto le apparenze ingannino.
    Capire le ragioni di queste persone, informarle sulle schifezze che il TG1 censura quotidianamente e parlarci senza fare la parte degli antagonisti può funzionare. Purtroppo siamo un popolo di tifosi, diceva Churchill che l’Italia perde le guerre come fossero partite di calcio e perde le partite di calcio come fossero guerre. Facciamo capire a questa gente che noi tifiamo per tutti, per quell’Italia migliore, senza un governo di nani e ballerine. E che non siamo contro di loro, ma contro quelli che li hanno presi per il culo per più di vent’anni. Magari non sembra, ma ancora, forse, le persone sanno ascoltare.

    Rimane il fatto che a qualcuno lo prenderei volentieri a calci in bocca. Non è produttivo, non cambierà il paese. No.
    Ma sai che gusto.
    Saluti dall’Irlanda!

    • Giovanni Ugo
    • 17 novembre 2010

    Ciao Ambro (: Concordo con te, penso che tu abbia proprio ragione.

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