Volontariato sì, volontariato no

A scuola. Alla mia affermazione: “Dice che non ha tempo perché fa volontariato in parrocchia, allora anche io potrei dire che non ho tempo perché 2-3 volte la settimana ho impegni legati alla politica!”, mi è stato risposto: “Non è la stessa cosa! La politica non è volontariato, perché una volta che hai fatto carriera vieni rimborsato con gli interessi!”. Premettendo che sicuramente mi è stato detto ciò per farmi alterare e per scherzare, inizialmente mi ha colpito al cuore sentirmi dire che il mio impegno in politica non è volontariato.

Io spendo ore della mia adolescenza per cercare di cambiare le cose nel mio piccolo e mi viene detto che, in parole povere, perdo tempo?

Continuando il discorso un po’ più seriamente, mentre cercavo di spiegare l’importanza dell’impegno di tutti coloro che vogliono risanare davvero la nostra politica, partendo dal suo interno, il mio interlocutore controbatte affermando che le segreterie di partito, comunque sia, collocano nei posti di importanza i loro servi fidati, e non i militanti meritevoli.

È proprio per questo che dobbiamo ribellarci a questo sistema anti-meritocratico entrando in politica! Le cose si cambiano dal basso, con impegno, non per grazia divina e dicendo “chissene frega”.

La politica deve tornare ad essere passione, volontà, etica, casa di valori, meritocratica e soprattutto un volontariato!

Non si deve entrare in questo mondo con la volontà di prendere e ricevere, ma con il desiderio di donare, di fare per gli altri.

Ieri sono stato ad un incontro con le associazioni di volontariato della zona, che nella provincia di Ravenna sono numerosissime. Ho potuto conoscere realtà stupende, dell’Italia vera e sana, di persone che nel loro tempo libero si organizzano per dare una mano a chi ha bisogno.

Probabilmente se la mia regione ha retto relativamente bene a questa crisi, grande parte del merito va a queste associazioni che producono “ricchezza” senza chiedere nulla in cambio o solamente un “grazie”. Basti pensare che nella mia provincia il 20% della popolazione fa volontariato, di ogni genere.

Un governo responsabile dovrebbe essere ben contento di queste presenze no-profit sul territorio e dovrebbe essergli grato. E invece in questi giorni è stato varato il taglio dei finanziamenti alle associazioni del 75% (trattenendosi i ¾ del 5 per 1000 destinato ad esse). Da più di 400 milioni siamo passati a 100 milioni di euro.
E chi è che prende queste decisioni? La politica. Quindi se il 20% dei miei conterranei fa volontariato, servirebbe che la parte restante della popolazione facesse politica. Perché che ci piaccia o no, è la politica che decide, che manda al macero un paese o che lo porta in alto. Se ci fosse una politica sana, e quindi se ci fosse più partecipazione, in questo periodo di crisi si punterebbe sull’istruzione, sul volontariato, sulla qualità dei servizi, sulla lotta alla corruzione e agli sprechi… invece si fa l’esatto contrario. E quando non si fa l’esatto contrario, non si fa nulla… o meglio, si parla degli aspetti privati di Fini prima e di Berlusconi dopo (e anche prima).

In conclusione penso che il volontariato politico, perché così si dovrebbe chiamare, sia la base fondante di un paese. I veri politici si trovano nei piccoli paesi, che per amministrare la propria comunità non prendono più di uno stipendio di un impiegato, sono l’esempio di persone che lo fanno per passione e come impegno civile. Tutti questi amministratori dovrebbero rimpiazzare gli attuali parlamentari.

Rinnovo, come sempre, l’appello affinché tutti i giusti di questo paese si buttino nel volontariato, nell’associazionismo, nella politica (!), perché questo paese è migliore di quanto sembra! Facciamo emergere l’eccellenza in questo paese!

Enrico Anconelli

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  1. Certamente il volontariato è una realtà bellissima, ma non è la corretta soluzione dei tanti problemi che ci affliggono.
    Il volontariato infatti, cresce a dismisura (il che non è un male in senso stretto) laddove la politica latita o addirrittura degenera e questo invece è un male.
    Perciò penso che tu sia da ammirare, perchè, specie in questo momento di bassa politica, di bassa cultura, mettere il proprio impegno, impiegare il proprio tempo per cercare di cambiare le cose facendo politica, è il tipo di volontariato di cui si ha più bisogno, perchè interessa la totalità degli italiani.

    • andrea
    • 1 gennaio 2011

    Capito su questo blog per caso. Non conosco l’autore del post che sto commentando, ma mi colpisce ciò che scrive e l’equilibrio con cui lo scrive. Lavoro in parrocchia da anni e non ho mai incontrato un giovane con una passione così bella per la politica. Spero solo che a dare questa risposta: “Non è la stessa cosa! La politica non è volontariato, perché una volta che hai fatto carriera vieni rimborsato con gli interessi!”, non sia stato un insegnante… Insegno Religione a scuola: quando si parla di politica, nel senso vero della parola, ricordo sempre agli allievi che politica significa servizio, mettermi a servizio del bene comune al meglio delle mie possibilità. Questo oltre ad essere un valore civico è anche un valore cristiano che, quindi, anche le parrocchie dovrebbero coltivare. Quindi… altro che differenza!

  2. A pronunciare quella frase è stata una mia compagna 😀
    Concordo assolutamente sull’osservazione da te fatta.
    E visto che siamo in periodo, buon anno e grazie per il commento!

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