Caro giovane d’oggi, buon Natale.

A tutti i miei coetanei e in primis a me stesso

“Caro giovane d’oggi,

scrivo a te che, nella tua vita, oltre al giusto divertimento non vedi altro, per augurarti un felice Natale, che certamente, passerai al caldo di casa tua insieme alla tua famiglia, davanti a diverse pietanze.

Sarà un buon Natale anche per il senzatetto che verrà accolto da una comunità? Sicuramente sentirà più di te la gioia di questo giorno dato che per un giorno potrà mangiare e stare in compagnia. Per te è normale essere accerchiato da privilegi e comodità e ciò ti rende incapace di gustare le piccole cose e la felicità di ogni giorno.

Non sarà un buon Natale per il tuo coetaneo africano che, sfruttato da signori della guerra senza scrupoli, imbraccia le armi e gioca a fare la guerra senza quasi rendersi conto che potrebbe essere anche il suo ultimo giorno.

Forse non lo sarà nemmeno per il migrante che per sfuggire a fame, guerra e miseria si affida a mercanti di uomini e si lascia trasportare dal mare in balia delle onde sopra un barcone di fortuna, sperando che arrivato in acque greche non venga colpito da qualche cannonata, o sperando che arrivato sul territorio italiano non venga rispedito indietro con un biglietto di non ritorno senza nemmeno lasciarli il tempo di chiedere il diritto di asilo.

Il padre di famiglia che ha appena perso il lavoro e deve mantenere tutti i suoi cari, invece, lo passerà pensando ai Natali precedenti in cui era fortunato come te.

E la nostra Italia come lo passerà il Natale? Lo passerà ancora divisa nell’anno dei 150 anni dell’Unità d’Italia, dilaniata dai pregiudizi dei polentoni e terroni, dalle amministrazioni corrotte e asservite alla malavita, dalle mafie, dalla crisi economica, dalla crisi culturale, dalla perdita di certezze. Il nostro paese è scosso dal disagio sociale dei giovani e dall’allargarsi della forbice tra ricchi e poveri.

Ma il Natale non celebra la nascita di Gesù Cristo, colui che predicava solidarietà, umiltà, sobrietà?

Oggi questo giorno di festa è diventato l’emblema del consumismo. Se il festeggiato tornasse non so quanto sarebbe contento del proprio compleanno.

Tornando al vero fine di questa lettera, auguro dal profondo del cuore un buon Natale a te e a tutta la tua famiglia, sperando che, insieme, nel nuovo anno, potremo impegnarci a migliorare le molte cose che non vanno in questo mondo.”

Auguri a tutti.
Enrico Anconelli


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