La classe operaia va all’inferno

Stiamo raccontando una storia mai vista, assurda ed inconcepibile.

Il referendum di Mirafiori, che si sta svolgendo in queste ore, non ha termini di paragone con nulla. Fossero vivi Berlinguer e Pertini, morirebbero.

Al bello e cattivo tempo della Fabbrica Italiana Automobili Torino eravamo abituati, da tempo.

Ricorrere automaticamente alla cassa integrazione, ogni qual volta il bilancio presentasse anche solo la minima falla, è sempre stata una tattica subdola adoperata dai torinesi. Dagli Agnelli a Marchionne. E’ un po’ l’emblema del capitalismo “made in Italy”.

Ma il referendum di oggi tocca il fondo. Non ha paragoni.

Un manager che ricatta i suoi operai, dicendo chiaramente (senza i classici e patetici giri di parole) che o si accettano le SUE condizioni di lavoro o la fabbrica chiude bottega e viene trasferita da qualche altra parte del mondo. Ad esempio in Serbia, dove la manodopera costa un decimo, si può risparmiare sulle norme di sicurezza e non ci sono sindacati pestilenziali. Ci saranno qualche migliaio di morti di fame in più in Italia, ma in fondo, chissene…

Condizioni dunque, questo il ricatto. Meno ore di malattia, meno diritto allo sciopero, un anno di cassa integrazione a 850 euro al mese. Queste sono le condizioni. O così, o Serbia.

Tornano in mente gli anni della protesta operaia, gli anni ‘70. Scioperi, scontri di piazza, rivolte. Per avere tutto ciò che oggi negano. Con un referendum. Geni del crimine: creare un aborto democratico con il mezzo più democratico che ci sia. Altro che Machiavelli.

Qualcuno si è chiesto se Marchionne fosse stato manager in quegli anni, che fine avrebbe fatto. Probabilmente oggi non ce lo potrebbe raccontare. Ma oggi stiamo bene, è finito il terrore nero o rosso, abbiamo tutti un plasma nel soggiorno ed andiamo in vacanza alle Maldive a Natale. E la crisi non c’è.

Agostino Antonio, pensionato, ex dipendente Fiat per trent’anni, passando davanti ai cancelli di Mirafiori ieri ha versato lacrime. Lacrime amare. Perché vedere i suoi diritti, per cui la sua generazione ha combattuto anni ed anni, spazzati via in un sol colpo con la scusa di “modernizzare” l’industria, fa male. Ma fa male anche sapere di doversi trovare un lavoro a 50 anni. In Italia.

Fa male tutto in questa faccenda. Non esiste nemmeno il “meno peggio”.

Ci si aspetterebbe almeno che la classe politica italiana, la vera rappresentanza del volere dei cittadini, si esprimesse con cordoglio e condannasse questo atteggiamento dittatoriale e anti-italiano della Fiat. E invece, siccome siamo in Italia, non è così.

Il premier si è chiaramente dichiarato a favore della scelta di Marchionne. Levare le tende e lasciare migliaia di operai a spasso è un ottimo metodo per rinnovare l’industria italiana. Modernizzare, dicono loro. Sul referendum, Berlusconi ha tuonato “Vincerà sicuramente il buon senso”. Perché chi guadagna qualche miliardo di euro al mese, il pane in tavola lo chiama buon senso.  Chi ne guadagna 800/900, lo chiama ricatto.

Dunque andate all’inferno, classe operaia. Lì almeno il demonio non scappa.

 

Lorenzo Alemanno

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  1. 15 gennaio 2011

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