La disobbedienza civile

Recentemente ho letto “La disobbedienza civile” di Henry David Thoreau e vorrei farvi partecipi di questa opera riportandovi alcune citazioni che secondo me sono molto attuali e illuminanti.

“Così i governi ci dimostrano quanto facilmente gli uomini possano essere ingannati e persino autoingannarsi nel proprio interesse”

“Sono nato troppo in alto per esser posseduto,
per essere il secondo, al controllo,
o l’utile servo e strumento
di qualsiasi stato sovrano del mondo”

“Ma al giorno d’oggi, come ci si deve comportare con questo governo? Pare a me che non ci si può associare senza ignominia.”

“Tutti riconoscono che esiste un diritto alla rivoluzione – il diritto di rifiutare obbedienza o di opporsi a un governo la cui inefficienza o tirannia siano grandi e insopportabili.”

“Quelli che, pur disapprovando il carattere e le attività d’un qualsiasi governo, gli concedono la propria obbedienza e il proprio favore, ne sono indubbiamente i sostenitori più coscienziosi e assai spesso i più seri ostacoli da superare.”

“Un uomo non deve fare tutto, ma qualche cosa; e poiché tutto non lo può fare, non è necessario che faccia qualcosa di sbagliato.”

“Dobbiamo amar la patria come i genitori
E se mai il nostro amore oppur l’industria
Nostra, dall’onor che è dovuto
A lei togliamo, dobbiamo pur sempre rispettarne
Gli effetti e all’anima
Coscienza e religione insegnar,
e non brama di potere e vantaggio”

“Se l’ingiustizia è una conseguenza dell’attrito necessario della macchina del governo, si può anche lasciar correre: forse l’attrito scomparirà – certo la macchina si consumerà. Se l’ingiustizia ha una molla, una puleggia, una corda o una manovella solo per sé, allora sì, forse, che ci si può chiedere se il rimedio non sia peggiore del male. Ma se è di tal natura da spingerci a compiere qualche ingiustizia nei riguardi d’un altro, allora io dico: <Si infranga la legge>. Che la nostra vita faccia da controattrito e fermi la macchia. Ciò che io devo fare, è procurare di non prestarmi all’ingiustizia che condanno.”

“Lo Stato mi dice, con voce forte e chiara, <Riconoscimi>. Dato l’attuale stato di cose, il modo più semplice ed efficace di trattare, ed esprimere la propria piccola soddisfazione e il proprio amore nei suoi riguardi, è rifiutarsi di riconoscerlo.”

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