Io voglio ricordare

Io voglio ricordare le vittime. Non voglio ricordare solo le vittime famose. Non voglio ricordare un popolo che si è macchiato di crimini orrendi, come quelli che ha subito. Si ha la strana sensazione che le vittime del nazifascismo (i 6 milioni di ebrei, per intenderci) siano più vittime degli altri. Sembra che loro abbiano subito più torti degli altri. Come se fossero i più meschini, i più sfortunati,
i “più” in tutti i sensi. Una vittima è una vittima, senza distinzione di causa, religione, lingua e
cultura. E allora non è più accettabile che sia istituita solo la giornata della memoria per le vittime del nazifascismo. Non è accettabile che le vittime siano soltanto quelle dei libri di storia. Sono trascorsi 66 anni dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, e puntualmente su giornali e televisioni assistiamo ad un lugubre riepilogo di tutti i crimini (veri o presunti) compiuti dalle milizie tedesche. Per un giorno all’anno ci disperiamo, siamo tristi e incazzati, poi ci passa.

E soprattutto, ci dimentichiamo di tutti gli altri. Tutti i morti che non hanno mai avuto un ricordo, un fiore, un pensiero rivolto. Morti e dimenticati dal mondo. E’ il caso delle vittime delle pulizie etniche in Jugoslavia ai tempi di Milosevic (250.000 morti, dato ancora incerto). E’ il caso del genocidio degli armeni all’inizio del ‘900 (1 milione e mezzo di vittime accertate).

Anche la Cambogia di Pol Pot e dei suoi Kmer Rossi ricorda tristemente il genocidio nazionale. Tra il 1975 ed il 1978 venne sterminato il 40% della popolazione (1.800.000 vittime) In Ruanda, nel 1994, vennero sterminati 1.170.000 uomini, membri delle etnie hutu e tutsi.
E’ poi il caso delle stragi in Guatemala, della carestia dell’Ucraina, dei lager in Cina e via con decine e decine di altri esempi.
Una nota di riguardo meritano due episodi particolarmente importanti: le purghe staliniane e le vittime del terrorismo in Italia. Sulle prime c’è ancora troppo da dire, poiché la storia ha spesso taciuto determinati eventi. Non è chiaro il motivo per il quale, quando si citano le parole “lager” o “dittatura” vengono in mente Hitler ed il lager nazisti. I gulag sovietici hanno divorato un numero spaventoso di uomini, che si aggira forse intorno ai 20 o 30 milioni. Vittime mute, dimenticate. Come se non ci fossero.
Nelle scuole hanno sempre citato vagamente il fenomeno dei lager sovietici, preferendo approfondire quello dei campi di concentramento nazifascisti: perché? Perché QUELLE vittime sono meno importanti di QUESTE? Perché esiste una giornata della memoria per i 6 milioni di ebrei massacrati in Germania, Polonia, Austria e Italia ma non per i milioni e milioni di slavi torturati in Russia?
Il secondo episodio merita una menzione a parte. E’ una questione tutta italiana, che poco ha a che vedere, per numeri e tipologie, con le precedenti stragi. Però anche le vittime del terrorismo sono troppo mute. Fantasmi, evanescenti.

Gli anni ‘70/’80 in Italia hanno lasciato una scia di sangue che pochi Paesi possono vantare di aver avuto, nella loro storia di terrorismo nazionale. Terrorismo rosso, nero, collusi con mafia, massoneria, criminalità e Servizi Segreti. Sembrano le trame di un romanzo che intreccia malavita, ideologie politiche e Stato. I punti oscuri su queste vicende sono talmente tanti che sarebbe follia andare a sventrare determinati eventi e dare giudizi. Un solo punto invece è chiarissimo e dimenticato: le decine di vittime.
Ustica, la strage di Piazza Fontana, l’Italicus, Piazza della Loggia, Brescia. Solo alcuni degli attentati che hanno insanguinato le pagine di storia italiana. E su cui ancora non è stata fatta luce. Anzi, molti politici nostrani hanno preferito fare il buio su alcune vicende, avranno i loro buoni motivi. Le vittime, però, i motivi non li hanno mai avuti. Hanno ricevuto solo dolore,
da stragi immotivate, senza scopi precisi se non il disordine dello Stato. Stragi, morti, bombe. Parole che oggi suonano antiche, vuote. Pronunciate con spavalderia da tutti noi. E le vittime attendono ancora risposte e giustizia. Forse le risposte e la giustizia, per tante di queste vittime, dalla Cambogia alla Russia, dall’Italia al Ruanda, non arriveranno mai. Facciamo arrivare
loro, per lo meno, il nostro Ricordo. Glielo dobbiamo.

Lorenzo Alemanno

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