Il collezionista va ad Arcore.

Se ne era parlato nel 1997, in un film diretto da Gary Fleder. Interprete principale, il grande Morgan Freeman. Se ne riparla nel 2011, su tutti i giornali. Interprete principale, il piccolo Silvio Berlusconi. Nel film, ambientato in South Carolina e negli Stati Uniti del sud, c’è un maniaco, che poi si scoprirà essere un agente di polizia, che rapisce e rinchiude ragazze con un certo talento. Soltanto tenendole come “oggetti” da collezione, chiuse nelle caverne di un bosco di faggi. Il maniaco si firma Casanova. Nella realtà, come però poche volte succede in un film di genere thriller, mistery, drammatico, crimine e vietato ai minori di anni, con un minimo di 12 nei Paesi Bassi ed un massimo di 18 in Inghilterra, Spagna, Norvegia, Nuova Zelanda, Cile e Perù e mediamente 16 nel mondo, nella realtà, scrivevo, le cose sono anche peggio. Ambientata nella nostra Repubblica, c’è sempre un maniaco, che poi si scoprirà essere il Presidente del Consiglio dei Ministri, che riceve grazie ad un recluta starlette professionista e di non proprio alti valori morali (ride e canta davanti ad una telecamera Faccetta Nera, che esce vibrante dal suo cellulare) e grazie alla sua igienista dentale (i denti di Berlusconi, non quelli della dottoressa che invece non li deve usare) e solo dopo l’esame del direttore del telegiornale di un suo canale tv (che tra l’altro continua a trasmettere illegalmente su frequenze non sue ma rubate ad un imprenditore e al suo canale, rispettivamente Di Stefano ed Europa7, ma questa è un’altra storia). Il brutto, poi, è che queste ragazze non hanno nemmeno talenti particolari. Oddio, a pensar male leggendo le intercettazioni, di talenti, chiamiamoli così, ne avranno pure. Le ragazze sono “rinchiuse” nei numerosissimi metri quadrati interni e numerosissimi ettari esterni di Villa Arcore. Qui, il maniaco, si fa chiamare Papi.

La storia si ripete, che emozione, e ci rivediamo sfilare le inquietanti immagini dove I Collezionisti, di oggi e di ieri, quelli finti e quelli reali, stanno con le ragazze, ci parlano, non le stuprano nel film e non ci fanno bunga-bunga ad Arcore (a 74 reggere bunga-bunga giornalieri con schiere di ventenni pur ottemperando alle magie di certe pillole colorate di blu e oltre alle polverine di colore bianco che sembra siano transitate in Villa, mi sembra davvero difficile). Le ascoltano affettuosi, curiosi. Per il collezionista tratto dal romanzo di James Patterson è meraviglioso ascoltare la ragazza, nipote dello psicologo che indaga su di lui, mentre suona in lacrime il suo violino. Al collezionista uscito dalle crociere in coppia con Apicella piace invece ascoltare, per esempio, Barbara Guerra nei suoi lunghi ma emozionanti, monografici ma ariosi, discorsi sui giorni passati alla Fattoria, reality di riconosciuto spessore culturale, meno di un micron. Oppure, mentre il biondo maniaco del cinema parla con una brillante infermiera esperta in kick-boxing, che poi riuscirà a scappare, il moro trapiantato della politica si fa raccontare da Ioana Visan, detta Annina, come vanno la vita e la scuola. Annina non scappa, si trasferisce in via Olgettina, per star vicino a quel “romanticone”. Questa è un’altra differenza importante tra cinema e vita reale. Ad Arcore, le ragazze ci vanno volontariamente. Mi chiedo, meglio o peggio?

“Ora parliamo di politica. Ruby…” recitava un mitico Benigni a Vieni via con me. Era una battuta, ora sappiamo che è stata una profezia a breve termine. Sui 315 no e 298 sì della Camera, che hanno negato il luogo a procedere con la perquisizione della segreteria di Berlusconi, si è scatenato un mini-giallo. Barberaschi, Futuro e Libertà della prima ora, ha detto che avrebbe votato sì, ma si è astenuto. Forse, visto l’andazzo, aveva capito che avrebbero perquisito la segretaria di Berlusconi ed ha deciso che ciò non si sarebbe accordato con i valori del post-fascismo finiano: non siamo mica a Saint Lucia!

Per noi, l’unica via d’uscita resta sdraiarci sul divano e guardare un film porno. E, se fa anche un po’ paura, tanto meglio.

 

Di Giovanni Ugo

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