Inferno-Libia. Silenzio-Italia.

Il Ministro degli Esteri Frattini aveva auspicato che l’Ue non interferisse, Berlusconi aveva detto: «non ho sentito Gheddafi. […] non mi permetto di disturbare nessuno». E tuttora il Premier non condanna apertamente le strategia di genocidio del dittatore Gheddafi. L’unico nell’Ue e l’unico nel mondo occidentale e cosiddetto civile. Ma non in quel significato, perché in uno ben peggiore, il termine “civile” si aggiunge a quello “guerra” per rappresentare la reale situazione in Libia. E’ guerra civile. Devastati e in fiamme il Palazzo del Governo a Tripoli, la sede della tv pubblica nazionale, altri edifici governativi e negozi, strade, interi palazzi praticamente sventrati. In strada non ci sono i militari, tra i quali se ne contano tantissimi passati dalla parte dei manifestanti, ma i mercenari, assoldati dai generali di Gheddafi. E ora nemmeno quelli, visto che sono iniziati i raid aerei, come all’aeroporto di Bengasi, ora distrutto e inagibile. Il Raìs sta facendo bombardare, letteralmente, il popolo libico sceso in piazza per dissentire, dopo 42 anni di regime militare. Bombardando. E da quei miseri collegamenti che si hanno con l’inferno libico si ricavano notizie raccapriccianti. AlJazeera trasmette spaventose immagini di corpi carbonizzati riprese con i cellulari e poi diffuse su Internet. Grazie a don Mosie Zerai, presidente dell’Agenzia Habeshia per la Cooperazione allo Sviluppo, che ha diffuso gli sms che riceveva dai manifestanti, rinveniamo queste parole: «ci stanno uccidendo con coltelli e machete». Secondo le notizie che ci erano giunte, i morti, ieri, avevano appena superato le mille persone. Ma mentre questa notte e questa mattina il suono assordante degli aerei che hanno sorvolato uomini, donne, ragazzi e sganciato bombe si è fermato, nel pomeriggio le piazze hanno ricominciato a popolarsi di manifestanti e con loro, le raffiche, i cecchini, le bombe. Basta mezzi termini. E’ un massacro.

La morte dall’alto e quella dalla terra dei cecchini e delle ronde che pattugliano le strade e sparano a vista contro chiunque stia per strada, ne hanno già uccisi tanti. Stando attenti a non scadere nell’errore di giudicare i fatti solo dal numero di morti ammazzati, di morti, se ne contano già 10mila stipati in fosse comuni sulle spiagge, più almeno 50mila feriti che intasano gli ospedali già straripanti e attrezzati in modo del tutto inadeguato già da prima dello scoppio della rivolta. In questa situazione terrificante e orribile l’Italia, come sempre, è la primadonna nello spettacolo delle schifezze. Il Ministro della Difesa La Russa parla del recupero di  un centinaio di italiani dalla Libia con un C130. Non una sola dichiarazione sulle violenze. Forse perché ha ascoltato unicamente le parole che nella sua seconda apparizione davanti alla tv di Stato libica (la prima volta si era concesso alle telecamere solo 22 secondi), Muammar Gheddafi ha pronunciato. Nell’occasione, per esempio, ha detto «non ho usato la forza finora ma lo farò se sarà necessario». Un’intimidazione che trova riscontro anche nelle altre parole pronunciate dal dittatore. Che parla dei manifestanti come «giovani venduti e drogati», come «ratti pagati dai servizi segreti stranieri» definendoli «una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù». Addirittura il Raìs crede che «dietro di loro c’è un gruppo di persone malate infiltrate nelle città che pagano questi giovani innocenti per entrare in battaglia». Non ha paura, poi, ad incitare alla guerra i suoi sostenitori: «uscite dalle vostre case e attaccate i manifestanti». E’ il delirio, e tra il popolo continuano a morire come mosche.

Oggi il ministro Frattini si è svegliato dal coma di silenzio in cui si era ritirato e ha finalmente parlato di un «orribile spargimento di sangue» e  di «violenze inaccettabili». In questa situazione, sempre secondo il ministro Frattini «gravissima» e «ormai di guerra civile», anche l’Ue si mobilita. Ribadisce il suo deciso invito «alle autorità libiche di smettere con le violenze e la repressione» perchè «è semplicemente intollerabile vedere l’esercito usare la forza contro i civili come abbiamo visto negli ultimi giorni». Al termine della riunione di oggi, si è deciso per l’evacuazione di circa 10mila cittadini europei dal territorio libico e che «qualsiasi transazione di armi è sospesa da parte di tutti i Paesi membri (dell’Ue) coinvolti». Tranne l’Italia, che è uno dei maggiori partner commerciali libici, soprattutto nell’esportazione di armi. Come spiega Giorgio Beretta, presidente della Ong Unimondo, l’Italia (anche attraverso Finmeccanica) ha venduto elicotteri militari, aerei, dispositivi per l’ammodernamento di aeromobili, ricambi, servizi di addestramento e persino missili alla Libia tra il 2006 e il 2009 per un importo pari a 164 milioni di euro, in crescita. Se il danno è evidente, la beffa pure e la troviamo bene illustrata sul blog CorriereImmigrazione. All’Italia “basterebbe conoscere la legge 185 del 1990 e la Posizione comune dell’Unione europea sulle esportazioni di armamenti chiedono di accertare il ‘rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale e il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di detto paese’ e di rifiutare le esportazione di armamenti ‘qualora esista un rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate a fini di repressione interna’”. E per questo Gran Bretagna, Francia e Germania hanno stoppato le esportazioni di armi. L’Italia no. Dalla riunione Ue ci comunica l’alto rappresentante Ue per la politica Estera e sicurezza comune, Cathrine Ashton, che saranno prese «ulteriori misure». E sempre dall’Ue, proprio oggi, arrivano altre parole molto dure: «l’Unione europea esprime la sua grave preoccupazione per la situazione in Libia, condanna fortemente la violenza e l’uso della forza contro i civili e deplora la repressione contro i dimostranti pacifici che ha provocato la morte di centinaia di civili».

Tornando all’Italia dei silenzi, oggi Berlusconi si è cimentato con un timididissimo «no alle violenze». Peggio, ha anche aggiunto qualcosa. Che «bisogna stare attenti la dopo». E questa dichiarazione arriva mentre tutto il mondo sta guardando inorridito le stragi e il Tribunale penale internazionale ci avverte: «Gheddafi potrebbe usare armi chimiche». L’altra parte del Governo, la Lega, pensa al milione e mezzo massimo di migranti in arrivo sulle coste europee. Più i 6.300 già arrivati in Italia. E se Bossi pensava di «mandarli in Europa» ovvero spedirli «in Francia e Germania», la Ue gli ha risposto picche, «smistamento? Non se ne parla».

E’ la resistenza, il caos, la morte, forse, un giorno, la libertà.

Di Giovanni Ugo.

 

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