Archive for the ‘ Attualità ’ Category

Una settimana di fuoco per B.

Per Berlusconi la settimana è iniziata molto male e molto in anticipo: domenica (23 ottobre 2011, ndr) ha avuto luogo il vertice dei Capi dei 27 stati europei che avrebbero dovuto principalmente decretare se promuovere o no le decisioni prese fino a quel giorno dall’Italia in tema di economia. Mentre il nostro Presidente del Consiglio se ne usciva tranquillo dall’assemblea rassicurando i cronisti sul buon esito del giudizio, gli altri Primi Ministri mal celavano un certo scetticismo a proposito della fiducia fino a questo momento garantitaci. Entreranno nella storia le immagini che ritraggono Merkel e Sarkozy mentre si lanciano un’occhiata complice e derisoria durante la conferenza stampa indetta per quel giorno. Lasciando ad altri decidere se il comportamento dei due sia stato o no opportuno, possiamo di certo dire che la nostra reputazione all’estero non è delle migliori e che forse quello che ha fatto il nostro Governo fino ad oggi non è stato tanto buono quanto qualcuno di noi credeva. Il presidente francese e la cancelliera tedesca si sono trovati d’accordo nell’affermare che l’Italia in questo momento si trova allo stesso livello della Grecia e che, per questo motivo, deve trovare il modo di rassicurare l’Unione Europea entro mercoledì 26 ottobre, cioè al prossimo incontro a Bruxelles.

Il giorno seguente Berlusconi non si è potuto presentare all’udienza per il caso Mills, proprio per queste ragioni, ma non è neppure riuscito a trovare una soluzione per i problemi del suo paese. Durante tutta la giornata si sono tenuti incontri a Palazzo Grazioli tra i principali esponenti della maggioranza che hanno portato ad un nulla di fatto. L’agenzia ANSA, a fine giornata, lascia trapelare indiscrezioni a proposito di una bozza di decreto legge composto da dodici condoni di vario genere ed una legge ad personam che riguarderebbe la spartizione dell’eredità del nostro Presidente del Consiglio. Proprio mentre arrivava la smentita del ministro Romani viene divulgata una delle copie di cui ora, però, non si parla più.

Anche oggi i vertici a Palazzo Grazioli non hanno avuto esito positivo a causa delle divisioni interne al PdL e, soprattutto, all’irremovibilità della Lega riguardo le pensioni. Fin da questa estate il Premier avrebbe desiderato aumentare l’età necessaria per andare in pensione, ma ha sempre trovato Bossi fermo e risoluto, appoggiato da tutto il suo partito e anche dal suo elettorato. Questa scena può sembrar non del tutto nuova ai meno giovani: già nel 1994 si è assistito a qualcosa di simile quando lo stesso partito fece crollare il primo governo Berlusconi. Il Senatùr si dice pronto a ripetere la stessa mossa. Stamattina il Presidente della Repubblica ha  invitato il Cavaliere e tutto il Consiglio dei Ministri a definire gli annunci che aveva fatto in vista del prossimo incontro con i Capi di Stato dell’Unione Europea. Come se non bastasse il Financial Times ha portato in evidenza che se il nostro Paese non prenderà decisioni serie è molto probabile che possa essere “commissariato” direttamente da Bruxelles. Questa sarebbe la cosa peggiore per un paese fondatore dell’Ue e della moneta unica come il nostro.

In conclusione in questi tre giorni di intenso lavoro da parte delle nostre massime autorità non siamo riusciti a risolvere nessuno dei grandi problemi che affliggono l’Italia. Domani, al vertice europeo, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si presenterà con in mano solo una lettera. Il nostro futuro è nelle mani degli altri stati europei. La nostra immagine internazionale non ne resterà indenne neanche stavolta.

 

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London is Burning

Purtroppo non si parla della canzone dei Clash, che ben di altro si occupava. Da quasi una settimana Londra sta prendendo fuoco in senso letterale, ma anche metaforico. La “primavera araba” sta diventando piano piano l’”estate londinese” e chissà poi in cosa si tramuterà. Certo è che il nostro continente, e il Mediterraneo più in generale, si stanno rivoltando, potrebbe sembrare quasi per le stesse ragioni. Noi non possiamo dire di essere sotto qualsivoglia dittatura, ma il disagio delle classi meno abbienti e, soprattutto, dei giovani è tangibile. Ciò che ci accomuna è la voglia di veder qualcosa cambiare, come per esempio le caste. Perché al potere e ai ristoranti di lusso ci possono andare sempre e solo gli stessi? Perché sempre gli stessi sono quelli che devono rinunciare alle vacanze o a un’educazione decente? Questo medesimo scontento si è propagato dalla Tunisia, all’Egitto, dalla Libia, alla Siria, per passare ai paesi che meglio conosciamo come Grecia e Spagna, e ora il Regno Unito.

Da giovedì (4 agosto 2011, ndr) per le strade della capitale inglese si è vista prender piede una guerriglia ben organizzata e molto determinata. Si tratta ormai di guerra civile senza eguali partita da quella scintilla, se così la vogliamo chiamare, che è stata la morte di un giovane di colore ucciso dalla polizia, pare senza motivo. Di sera ad appiccare il fuoco a negozi o bidoni dell’immondizia, a rubare o entrare nelle case possiamo trovarci di fronte a persone molto diverse tra loro, persino a bambini di sette anni. Nonostante tutto sia partito dalla morte di un cittadino inglese di colore, è sicuro che non ci sia sfondo razziale negli scontri con la polizia: le motivazioni devono essere cercate molto più a fondo. Ieri il Primo Ministro inglese ha cercato di rassicurare gli abitanti dicendo che quegli scontri erano causati solo da dei semplici e comuni criminali, ma in questo modo non si spiegherebbe il perché della diffusione a macchia d’olio di questo profondo malessere. Qualcuno afferma che le radici siano da cercare nel tasso di disoccupazione (che a Tottenham, da cui è partito tutto, è molto alto) e nei tagli alla spesa pubblica che, ancora una volta, vanno a toccare il ceto medio che lentamente sta sparendo lasciando spazio solo ad una popolazione sempre più povera. Altri, invece, sembrano paragonare la crisi dei nostri giorni a quella già avvenuta negli anni Venti del Novecento e quindi alle enormi disuguaglianze, sociali e reddituali, che ci sono tra i cittadini di uno stesso stato. Qualcuno dice che le generazioni d’oggi sono da considerarsi “perse” già in partenza: non c’è posto per loro e mai ce ne sarà se l’economia continuerà di questo passo. Già filosofi ed economisti come Rousseau e Smith spiegavano che solo con l’uguaglianza si può avere uno stato governabile e che i “miserabili” possono essere pericolosi.

Quello che vediamo scritto sui giornali e sentiamo alla televisione altro non è che una richiesta di cambiamento cui i politici non fanno caso, non tanto perché non ci sentano, ma perché non vogliono sentire. Ciò che forse non ricordano è che la democrazia si è sempre costruita dopo qualche battaglia e che questi giovani non hanno più nulla da perdere.

 

Povero Silvio!

Ieri è passata l’abrogazione delle quattro leggi del referendum, con un’affluenza alle urne che non si vedeva da quindici anni. Molti ora sostengono che chi ha vinto sarebbe il centrosinistra, altri affermano che abbia vinto l’antiberlusconismo e altri ancora, il web. In ogni caso si deve festeggiare. Qualunque sia stata la molla che ha fatto scattare questa presa di coscienza, dimostra che l’Italia è diventata più curiosa nei confronti della politica. Da molto tempo ormai i giovani erano abituati ad uno sguardo di diffidenza per tutto ciò che accadeva alle cariche più alte dello stato, ma pare che ora qualcosa sia cambiato. Tutto è più vicino e facile da comprendere grazie a quotidiani con un’edizione anche online, a giornalisti e bloggers che cercano di spiegare e convincere con parole semplici, telegiornali e programmi di approfondimento che non sono più il terreno di gioco di soporiferi veterani della politica, ma di reporters e di “comici” che, con la loro satira ben congegnata riassumono in pochi minuti settimane di avvenimenti. Anche se avessero ragione quelli che dicono che a vincere sarebbe stato il centrosinistra non fanno ben sperare per il futuro le ormai classiche immagini di un Bersani che, con un sorriso gelido, chiede le dimissioni di Berlusconi e di un Di Pietro che, dopo mesi a dire che questi avvenimenti servono per chiudere un’era, si gira indietro e smentisce tutto (“non è contro il governo ma per la democrazia”); poi c’è Vendola, che solo per un’intervista del leader del PD, si mette a puntare i piedi per far ascoltare anche la sua versione. Ci sono persone che non sanno perdere, ma ci sono anche persone che non sanno vincere. Questi personaggi sono l’esempio lampante di gente non in grado di capire che solo restando uniti riuscirebbero realmente a creare qualcosa di buono per il paese.
Tuttavia anche il peso dell’antiberlusconismo si è fatto sentire durante questo weekend: molti voti sono arrivati da destra e dimostrano che certe persone non ne possono davvero più di sentir parlare ai telegiornali dell’ultima barzelletta raccontata dal Cavaliere ad un incontro tra gli uomini (e le donne) più potenti del mondo. Che sia davvero la fine di un’epoca? Lascio volontariamente la domanda in sospeso.
Ora vediamo chi ha detto cosa. Berlusconi ieri non ha lasciato che nessun giornalista gli facesse domande troppo specifiche ed ha tentato, invano, di fare come se nulla fosse successo, come se il risultato ottenuto se lo aspettasse e non significasse nulla dal punto di vista politico. Ormai il paragone con Craxi non glielo toglie più nessuno, le similitudini sono troppe. La Lega, come sempre negli ultimi tempi, ha voltato le spalle all’alleato e ora tutti aspettano il ritrovo annuale di Pontida per capire cosa succederà da qui in avanti. Molti dei suoi sono addirittura andati a votare, come ha fatto, senza alcuna vergogna, Zaia. Recentemente il Carroccio è apparso più vicino ai suoi sostenitori e mosso da più buonsenso dei pidiellini, tanto che Calderoli non manca di far loro notare le ultime “sberle in faccia” prese e sottolinea che non si può continuare così. Poi c’è la Santanchè, che riconosce sì una sconfitta del suo partito, ma a cui preme di più far notare ai festeggianti del PD che non sono stati di certo loro a imporsi, ma che questo risultato è tutto merito di IDV e SEL. Se proprio non può far festa, che almeno la rovini a chi un po’ ci credeva.
Fonti e approfondimenti:

Per chi non ha ancora capito niente del Referendum del 12 e 13 Giugno

Per una volta tenterò di essere neutrale, o quasi. Questa volta non si parla di opinioni politiche, ma di scelte del cittadino. È inutile che tutti i politici cerchino di strumentalizzarci solo per portare acqua al proprio mulino ( e proprio in questo caso di acqua si parla). Per una volta non si parla di loro, ma di noi e del nostro paese, di quello che intendiamo farne. Questo weekend andremo alle urne. Sì, andremo alle urne, a costo di venirvi a prendere tutti a casa. Come abbiamo imparato alle scuole superiori votare (anche ai referendum) è un DIRITTO e un DOVERE. Ogni qual volta abbiamo l’immeritata fortuna di poter far valere le nostre opinioni noi siamo tenuti ad esprimerci.
Ma non divaghiamo. Stavo per iniziare a parlare del referendum del 12 e 13 giugno e quindi iniziamo. Entrando nelle cabine avremo tra le nostre mani quattro schede di quattro colori diversi a proposito di tre temi diversi, generalizzando: acqua, nucleare e legittimo impedimento. Purtroppo, non avendo sempre a disposizione dei mass media liberi e al servizio del cittadino, toccherà a ognuno di noi informarsi bene riguardo ognuno di questi argomenti.
Scheda rossa: in questa scheda si parla dell’acqua, anche se per saperlo abbiamo bisogno di un traduttore, come fa notare il giornalista Marco Travaglio. Più nel particolare si tratta di abrogare il decreto Ronchi del 2009, il quale stabilisce entro il 31 dicembre 2011 un passaggio della gestione pubblica dell’acqua a società private o a società miste che abbiano una partecipazione di privati almeno del 40%.
A favore del Sì: il Forum italiano dei movimenti per l’acqua afferma che la progressiva privatizzazione degli ultimi anni ha reso “l’acqua una merce” e “provocato dappertutto degrado e spreco della risorsa, precarizzazione del lavoro, peggioramento della qualità del servizio, aumento delle tariffe, riduzione degli investimenti, diseconomicità della gestione, mancanza di trasparenza e di democrazia”. Il Forum in questione sostiene il  completo ritorno alla gestione pubblica. Pur non essendo d’accordo con quest’ultima affermazione, anche Legambiente sostiene il voto per il Sì, come anche Travaglio, il quale non manca di far notare che l’acqua, essendo bene naturale, deve essere a disposizione di tutti e, inoltre, la gestione pubblica può essere controllata più da vicino dal cittadino.
A favore del No: coloro che sostengono il No sperano che una gestione privata porti a dei miglioramenti nelle infrastrutture, un’ottimizzazione dei costi e maggiori investimenti in generale.
Scheda gialla: secondo quesito a proposito dell’acqua. Questo secondo quesito punta a cancellare il comma 1 dell’articolo 154 del DL 152, cioè quello che stabilisce una tariffa di base per le remunerazioni delle aziende private che operano nel settore idrico. In poche parole, qualunque capitale abbiano investito,  i privati avranno un ritorno del 7%.
A favore del Sì: con una percentuale di guadagno fisso non ci sarà più una logica del reinvestimento per il miglioramento del servizio offerto. I privati si butteranno immediatamente in questo mercato che garantisce una percentuale fissa di utile senza alcuno sforzo o merito. Inoltre, ci sarà probabilmente un incremento dei costi e l’acqua si trasformerà “da diritto a privilegio”.
A favore del No: anche per questo quesito i controreferendari si schierano a favore di un più facile reperimento di fondi per il rinnovo di infrastrutture vecchie, malandate e, in alcuni casi, assenti. Non solo credono in un miglioramento, ma anche ad un maggior controllo e manutenzione.
Scheda grigia: il nucleare. Già nel 1987, sull’onda dell’emotività portata da Chernobyl, gli italiani avevano deciso di abolirlo, ma non tutto ha una fine. Qualche anno fa alcuni politici ritennero che un ritorno al nucleare avrebbe potuto aiutarci con il nostro grande fabbisogno di energia. Dopo tante dispute e tanto parlare di niente siamo arrivati alla resa dei conti.
A favore del Sì: in questo caso voglio proprio citare parola per parola un intero paragrafo della bellissima rivista Wired: “Secondo gli attivisti, e secondo diversi esponenti della comunità scientifica, il nucleare non è sicuro, e la dimostrazione più lampante è proprio Fukushima. Ma le criticità non orbitano solo attorno alle questioni sulla sicurezza, ma anche sui costi e sui tempi. Si calcola infatti che ci vorranno almeno 20 anni per individuare i siti e completare la costruzione di nuove centrali. Anche volendo ignorare gli enormi costi che comporta un incidente come quello di Fukushima (più di 30 miliardi di euro), bisogna considerare che per costruire una centrale di nuova generazione sono necessari almeno 6 miliardi di euro, senza contare i 3,3 miliardi già spesi per lo smantellamento delle vecchie centrali. A questi costi vanno poi aggiunti quelli per lo stoccaggio delle scorie (2 miliardi di euro fino ad oggi).” Detto questo vorrei aggiungere una sola, piccola cosa: l’Italia è lo stato europeo con il più alto rischio sismico, le uniche regioni in cui si potrebbe edificare una centrale sarebbero la Lombardia, il Veneto e la Sardegna. I presidenti delle suddette regioni hanno già fatto sapere che di costruire sul loro territorio non se ne parla.
A favore del No: ogni anno importiamo ingenti quantità di energia da Francia e altri paesi che sfruttano la forza dell’atomo e continuiamo a indebitarci anche più delle nostre possibilità. L’energia creata in questo modo sarebbe vantaggiosa per il prezzo e pulita. Per di più i disastri nucleari sono rari e la nuova tecnologia che sarebbe messa a nostra disposizione sarebbe tra le più sicure.
Scheda verde: legittimo impedimento. In questo caso passiamo sul piano della politica, o meglio, della visione che ognuno di noi ha di essa. L’ultimo quesito, quello che fa più paura a chi vorrebbe annullare il referendum, è a proposito del doversi presentare o meno in Tribunale durante il proprio mandato come Parlamentare o Primo Ministro. Ora non mi farò alcuno scrupolo tentando di essere oggettiva. Non si può pensare veramente che il Lodo Alfano sia giusto o equo. Questo vorrebbe che ogni individuo che si deve presentare davanti ad un giudice, possa rimandare l’appuntamento a dopo un anno e mezzo. In realtà il lasso di tempo sarebbe dovuto essere più lungo, ma il Lodo Alfano bis, fortunatamente, non è passato, poiché incostituzionale. Il gioco che si nasconde dietro sarebbe quello che porterebbe molte cause a cadere in prescrizione e, quindi, a lasciare qualcuno con la fedina penale (quasi) intatta. Bel giochino. Sembra di stare nella fattoria degli animali di Orwell. Siamo tutti uguali, ma qualcuno lo è più di qualcun’altro.
Non so voi cosa voterete, ma io farò quattro crocette per i quattro sì. Qualcuno dice che servano per cambiare un paese allo sbando, altri per far capire al nostro Primo Ministro che il suo tempo è passato, ma non è questo il punto. Questo referendum serve a noi e a noi soltanto, se poi avrà anche questi risvolti ne sarò ben lieta. Per ora mi limito a guardare ad un futuro migliore di quello che si prospetta dalle intenzioni della nostra classe politica.
Fonti: – Wired ;
            – Marco Travaglio – Passaparola
            – Il Fatto Quotidiano del 07/06/2011
            – Annozero del 02/06/2011

Non è un paese per gay.

Questo pomeriggio, navigando in Rete, mi è capitato sotto gli occhi un articolo di Alessandro Capriccioli. Titolo: I campioni dell’omofobia. L’autore ha raccolto una serie di tristi e spaventose dichiarazioni omofobe di svariati politici. Tra luoghi comuni e follie discriminatorie, i politici mettono a nudo tutta la loro piccolezza mentale. Nel Rapporto 2010 sulla situazione dei diritti umani nel mondo, Amnesty International aveva già denunciato questa situazione. “Ci sono state nuove violente aggressioni omofobe”, scrivono quelli di Amnesty, i “commenti dispregiativi e discriminatori formulati da politici nei confronti di rom, migranti e persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender hanno alimentato un clima di crescente intolleranza” e “a causa di una lacuna legislativa, le vittime di reati di natura discriminatoria basati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere non hanno avuto la stessa tutela delle vittime di reati motivati da altre tipologie di discriminazione”. Pochi giorni fa anche il Presidente Napolitano, dopo un incontro con dei rappresentanti di Amnesty, ha rilasciato importanti dichiarazioni a riguardo: «comportamenti ostili nei confronti di persone con orientamenti sessuali diversi. Si tratta di atteggiamenti che contrastano con i dettami sia della nostra costituzione, sia della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Non dobbiamo quindi ignorare l’invito del Parlamento Europeo a trovare misure efficaci per abbattere anche questo tipo di discriminazioni. E, mentre da una parte deve essere apprezzata l’apertura di imprese italiane e straniere nei confronti di persone con diversi orientamenti sessuali e diverse unioni di vita, dall’altra, occorre denunciare e contrastare in tutte le sedi, e innanzitutto in sede politica, con costanza e con fermezza le aggressioni fisiche, gli atti di bullismo, le provocazioni verbali, quali quelle che hanno investito anche un autorevole membro del Parlamento Italiano. […] E non bisogna sottovalutare i rischi che l’abitudine all’uso nel discorso pubblico di allusioni irriverenti, lesive della dignità delle persone, contribuiscano a nutrire il terreno sul quale l’omofobia si radica. L’ostentazione in pubblico di atteggiamenti di irrisione nei confronti di omosessuali è inammissibile in società democraticamente adulte. In altri paesi democratici persone che hanno dichiarato i loro orientamenti omosessuali hanno potuto raggiungere posizioni di grande rilievo, ricoprire alte cariche anche pubbliche. Un percorso di superamento di timori e rimozioni, nonchè di ostacoli alle carriere, è stato avviato da tempo anche in Italia, ma il nostro è un cammino che appare ancora lungo e difficile. Perciò è importante che la battaglia contro l’omofobia e le discriminazioni che ne derivano non sia condotta solo ad opera di meritorie avanguardie, ma divenga un ben più vasto impegno civile. Non disperdiamo un prezioso patrimonio di libertà e di tolleranza, guadagnato nel corso della nostra storia. Mancheremmo di rispetto nei confronti di chi, per costruire quel patrimonio, ha saputo battersi con intelligenza, rischiare di persona con coraggio».

==>Ecco le “perle” omofobe di alcuni politici italiani:

Roberto Calderoli (Lega Nord)

La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni

Non sopporto che, per difendere i loro diritti, gli omosessuali vadano in piazza conciati da checche

Il buon Dio ha fatto Adamo ed Eva e non Adamo e Giuseppe o Eva e Carla, per cui qualunque riconoscimento di famiglia fra Adamo e Giuseppe o tra Eva e Carla e’ un atto contro il buon Dio, contro la natura e soprattutto contro la famiglia, quella vera basata sull’amore e non sul solo rapporto sessuale. Abbiamo rifiutato, come nazione, gli ogm, gli organismi geneticamente modificati, in campo alimentare, ma poi andiamo ad autorizzare gli odg, gli organismi deviati non geneticamente. Vergogna!

E’ incredibile e paradossale che per poter essere tutelati e coccolati da questo governo e da questa Finanziaria ci si debba dichiarare delinquenti, drogati o culattoni, e quindi diversi

Gianfranco Fini (Fli)

Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro? Io dico di no, perché ritengo che non sia educativo nei confronti dei bambini

Giancarlo Genitilini (Lega Nord)

Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che so che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili

Paola Binetti (Udc)

L’omosessualità è una devianza della personalità. Un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico

Renzo Bossi (Lega Nord)

Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga

Mara Carfagna (Pdl)

Non c’e’ nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che sono costituzionalmente sterili

Rosy Bindi (Pd)

Meglio che un bambino cresca in Africa con la sua tribù che con una coppia di omosessuali

Pier Gianni Prosperini (ex An)

I gay garrotiamoli, ma non con la garrota spagnola, il collare che stringe lentamente la gola. Ma quella indiana degli Apache: cinghia di cuoio legata intorno alle tempie che asciugandosi al sole si stringe ancora

Sui gay bisognerebbe usare il napalm

Alessandra Mussolini (Pdl)

Meglio fascista che frocio

Mirko Tremaglia (Fli)

Povera Europa: i culattoni sono in maggioranza

Silvio Berlusconi (Pdl, Presidente del Consiglio)

I gay sono tutti dall’altra parte

Meglio essere appassionati di belle ragazze che essere gay

Clemente Mastella (ex Ulivo, ex Pdl, Popolari per il Sud)

Se cresce il mio partito non ci saranno né pacs, né pics, né pocs

Le unioni di fatto? Sì al riconoscimento dei diritti per le coppie eterosessuali. Ma il problema sono i gay

Ignazio La Russa (Pdl)

Una cosa sono i diritti individuali, e un’altra è equiparare il matrimonio naturale tra persone di sesso diverso con quello tra persone dello stesso sesso, finalizzato alla procreazione, perché quella è la ragione del fatto che il matrimonio sia protetto dal diritto pubblico: di questo non se ne parla

Rocco Buttiglione (Udc)

Sul piano politico e sociale sono contro ogni discriminazione contro i gay. Ma moralmente penso che [essere gay] sia sbagliato. Come non pagare le tasse

Umberto Bossi (Lega Nord)

Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni

[Bossi ammette di aver espulso dal partito un ragazzo perchè era:] Un ragazzo per bene ma era omosessuale. Quanti partiti democratici hanno omosessuali dichiarati, cioè donnicciole, nei loro posti chiave? Un omosessuale è persona di tolleranza fragile, instabile

La famiglia eterosessuale va difesa da chi vuole creare una dittatura massonica-comunista mondiale. Se passano le famiglie omosessuali che non hanno figli è necessaria l’immigrazione, e con essa l’ideologia che riesce a scardinare l’identità dei popoli. Se ritorna invece la famiglia eterosessuale, e con essa i figli, vincono i popoli e la democrazia

No alla famiglia omosessuale. Noi tolleriamo la diversità ma non accettiamo la dittatura di un modello sessuale artificiale

Matteo Salvini (Lega Nord)

I trans sono cessi immondi ed aborti della natura

Daniela Santanchè (Pdl)

Sono certa che tutti i genitori italiani sperano di avere figli eterosessuali

Pier Ferdinando Casini (Udc)

Altre forme di convivenza sono di serie B rispetto alla famiglia

Massimo D’Alema (Pd)

No, non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali, perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento

Maurizio Gasparri (Pdl)

E’ indegno che un drappello di ministri partecipi a una manifestazione vergognosa come il gay pride

Carlo Giovanardi (Pdl)

Se uno è omosessuale è affare suo, ma se fa apertamente coming out non è più affare suo, la sua omosessualità diventa un manifesto politico

Il Bunga Bunga va bene, purché sia tra uomo e donna [bunga-bunga significa stupro anale punitivo, nda]

Luca Volontè (Udc)

Disgustoso strumentalizzare da parte di omosessuali politici la morte del ragazzo di Torino per giustificare la massiccia campagna di omosessualizzazione scolastica avviata dall’Arcigay

I fondatori della psicologia moderna descrivono l’omosessualità come patologia clinica

Giulio Andreotti (Udc, Svp e Autonomie)

Se la cosiddetta modernità vuol dire che addirittura si possa legiferare sulle unioni tra persone dello stesso sesso, si è veramente fuori dal giusto. Nel disegno di legge [quello sui Dico che veniva discusso in quei giorni, nda] c’è questo grosso problema: è lì dove si parla delle unioni di fatto tra persone anche dello stesso sesso. Questa cosa non mi va giù

Si andassero a rileggere Dante: i sodomiti nella Divina Commedia finiscono all’inferno. Non c’e’ un quarto girone che si crea per decreto legge

Gabriella Carlucci (Pdl)

Il PDL ed il centrodestra si sono battuti strenuamente per difendere la famiglia fondata sul matrimonio dagli attacchi, provenienti da sinistra, tesi ad un’odiosa equiparazione tra unioni civili e famiglia tradizionale

Condividete questo post! Che tutti sappiano chi votano!

Di Giovanni Ugo.

Ruby-gate. L’ultima sfida (forse già vinta) di Silvio Berlusconi.

E’ il 27 maggio 2010, ore 18.15. Siamo di fronte ad un centro benessere in corso Buenos Aires, a Milano. Parte una chiamata al 113, immediatamente una volante della polizia raggiunge il posto. A chiamare è stata una certa Caterina P. Ma chi è? E perché ha chiamato la polizia? Semplice, Caterina P. è una giovane milanese che, dopo una serata passata in discoteca, ha ospitato in casa sua, oltre ad altre 3 amiche, Karima Rashida el Marhug, in arte Ruby Rubacuori. Ed ha chiamato la polizia di Milano perché, dopo che lei e le tre amiche, quella mattina, erano scese a far colazione in un bar, ritornando a casa, non avevano più trovato né Ruby, né 3000 euro e qualche gioiello. Visto che è accusata di furto, verso le 22.25, Ruby viene trasportata da una volante del comandante Monforte alla Questura di Milano. Lì si scopre che viene dal Marocco e che è nata il 1 novembre 1992. Quindi è minorenne, e quindi viene avvisato il pm minorile di turno, che è Anna Maria Fiorillo. Il magistrato, verso le 23, dichiara al telefono che la ragazza va spedita «in comunità». Sono le 23 e 40 e sentiti i vari centri di accoglienza, tutti chiusi o indisponibili (cosa che, come vedremo, non è vera), i poliziotti decidono con il magistrato (come da norma) di far passare a Ruby la notte in Questura.

Fin qui sembra tutto semplice. Una minorenne marocchina senza documenti, tra l’altro data per scomparsa dalla famiglia nel 2009, viene denunciata di furto. La ragazza è minorenne e prima di spedirla in una qualche comunità, che vista l’ora tarda è stata trovato chiusa, deve passare la notte alla Questura di Milano. Eh no! Sono le 23.50 e nella questione interviene nientepopodimeno che il Presidente del Consiglio italiano, introdotto dal suo capo-scorta. Ecco il verbale della telefonata arrivata al capo-gabinetto della Questura di Milano Pietro Ostuni, (pervenuta alla stampa e ai pm perché nelle questure è regola registrare sempre le telefonate che partono e che arrivano, per dare futura memoria proprio a casi come questi): «So che da voi c’è una ragazza che è stata fermata. È una persona che conosciamo e dunque volevamo sapere che cosa sta succedendo. Anche il presidente la conosce, anzi aspetta che adesso te lo passo»; ed ecco Berlusconi: «Dottore, volevo confermare che conosciamo questa ragazza, ma soprattutto spiegarle che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak e dunque sarebbe opportuno evitare che sia trasferita in una struttura di accoglienza. Credo sarebbe meglio affidarla a una persona di fiducia e per questo volevo informarla che entro breve arriverà da voi il consigliere regionale Nicole Minetti che se ne occuperà volentieri». E alle 2.00, quando Nicole Minetti arriva alla Questura accompagnata da Michelle, una escort brasiliana, Ruby viene lasciata andare per la sua strada. Andando anche contro le direttive del pm, che aveva ordinato di trattenerla almeno finché non fosse stata eseguita l’identificazione. Appena fuori dalla Questura, la Minetti se ne va e lascia Ruby nelle mani di Michelle Conceicao.

Riassume e commenta Marco Travaglio, dalle colonne del Fatto Quotidiano:
“Ma che fare se il poliziotto e il magistrato non si fanno comprare o non c’è tempo per corromperli? Si racconta che Ruby è la nipote di Mubarak (falso; ma, anche se fosse vero, la ragazza non avrebbe diritto ad alcun trattamento particolare), insomma si rischia l’incidente diplomatico con l’Egitto (falso); e che l’igienista dentale-consigliera regionale Nicole Minetti la prenderà con sé (falso, la scaricherà in casa di una escort brasiliana). Questo però non basta al pm dei minori, che raccomanda di tenere la ragazza in questura fino all’avvenuta identificazione o, in alternativa, di affidarla a una comunità protetta: allora si racconta al magistrato che è stata identificata (falso) e che non c’è posto in nessuna comunità protetta (falso, ce n’erano ben quattro disponibili, ma nessuna è stata chiamata, così come non è stato interpellato l’apposito ufficio comunale [da un’inchiesta del Corriere della Sera, nda]). Ce ne sarebbe abbastanza per far saltare il questore e il capo di gabinetto, ma il ministro Maroni ripete a pappagallo che «è stata seguita la normale procedura» (falso) ed «è tutto regolare» (falso).”

Le indagini preliminari del processo che diventerà addirittura il Ruby-gate, iniziano il 21 dicembre 2010. E dopo quattro mesi di intenso lavoro, soprattutto su decine e decine di tabulati telefonici, la procura di Milano, ovvero i pm Ilda Boccassini, Antonio Sangermano e Piero Forno, sono giunti ad alcune conclusioni molto interessanti. Oltre a Nicole Minetti, Lele Mora e Emilio Fede, accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione di 33 ragazze, il Premier invece è accusato di concussione e di prostituzione minorile. Le accuse alla quarta carica dello Stato, quindi, sono due: concussione e prostituzione minorile. L’accusa di concussione, e più precisamente quella di abuso di qualità, deriva dalla telefonata di Berlusconi a Ostuni, per metterlo sotto pressione. Leggiamo su Wikipedia, alla voce Concussione-Abuso di Qualità: “Il pubblico agente (in questo caso Berlusconi, nda) ‘abusa’ della propria qualità quando non si limita a dichiararne il possesso, o al limite, a farne sfoggio, ma, per il contesto, l’occasione, le modalità in cui viene fatta valere, essa appare priva di altra giustificazione che non sia quella di far sorgere nel soggetto passivo ‘rappresentazioni induttive o costrittive di prestazioni non dovute’, deve cioè assumere efficacia psicologicamente motivante.” Non ci sembrano dubbi. Il Premier ha sfruttato la sua posizione politica per fare pressioni su un capo di gabinetto affinché lasciasse libera una minorenne marocchina senza documenti accusata di furto. Anche sull’accusa di prostituzione minorile, i dubbi paiono ugualmente introvabili. E’ praticamente certo che Berlsconi abbia fatto sesso a pagamento con Ruby mentre era minorenne (naturalmente sapendolo). Infatti in 6 date Ruby è stata certamente ad Arcore: il 14 febbraio, il 24, 25 e 26 aprile, il 1 maggio, il 4 e il 5 aprile. La certezza è data grazie alla localizzazione del cellulare di Ruby dentro Villa Arcore. E superata la menzogna di Berlusconi che inizialmente ha detto di non sapere l’età di Ruby (perché allora avrebbe chiamato la Questura chiedendone l’affido se non sapeva che fosse minorenne?), l’unico dubbio da chiarire resta cosa diamine abbia fatto Ruby ad Arcore. Discussioni di filosofia e neuroscienze? Mi sa di no. Ecco ciò che evincono i pm dalle intercettazioni intrecciate dei diretti interessati. Leggiamo nell’avviso di chiusura delle indagini, come erano articolati i giorni in cui Ruby è stata ad Arcore: c’era
-una prima fase che prevedeva una cena
-una seconda fase definita “bunga bunga”, che si svolgeva all’interno di un locale adibito a discoteca, dove le partecipanti si esibivano in mascheramenti, spogliarelli e balletti erotici, toccandosi reciprocamente ovvero toccando e facendosi toccare nelle parti intime da Silvio Berlusconi
-una terza fase, a fine serata consistita nella scelta, da parte di Silvio Belrusconi, di una o più ragazze con cui intrattenersi per la notte in rapporti intimi, persone alle quali venivano erogate somme di denaro ed altre utilità ulteriori rispetto a quelle consegnate alle altre partecipanti

Questi sono i fatti. E fin qui sembra tutto semplice. Riassumiamo: una minorenne marocchina viene denunciata di furto e i poliziotti, visto che sono impossibilitati ad affidarla ad una qualche struttura di accoglienza, decidono consigliati dal magistrato di turno, di tenerla per la notte in Questura. Ad un certo punto, dopo che il Presidente del Consiglio chiama e mente dicendo che la ragazza è “la nipote di Mubarak” e chiede di lasciarla in affidamento ad una “sua persona di fiducia”, mentre le stanno facendo le foto segnaletiche arriva l’ordine del capo di gabinetto di lasciarla andare. E viene lasciata andare con Nicole Minetti, che dopo due minuti la scarica a sua volta ad una escort brasiliana. In più, si scopre che Ruby è stata svariate volte ad Arcore e che il Premier ha avuto rapporti sessuali retribuiti con lei, pur sapendo che era minorenne. I magistrati scrivono Silvio Berlusconi nel registro degli indagati per due reati: concussione per la telefonata e prostituzione minorile per le feste ad Arcore. Il gup decide di rinviare Berlusconi a giudizio immediato e fissa la prima udienza per oggi, il 6 aprile. Eh no! Un’altra volta l’Italia si dimostra il Paese delle burle e, soprattutto, degli impuniti. Per salvare il Premier nei guai, interviene nientepopodimeno che il Parlamento italiano. Dopo le polemiche giornaliere, arriva il fatidico giorno del voto. Ma cosa intendono votare per salvare anche questa volta Berlusconi dai suoi processi? L’osannato conflitto di attribuzione. Ora, il conflitto di attribuzione avviene quando due organi dello Stato affermano ognuno la propria competenza su certe azioni da intraprendere, su certe funzioni, o, come nel nostro caso, sulla competenza a giudicare certi fatti e certi imputati. Secondo il Governo e la maggioranza infatti. Berlusconi dovrebbe essere giudicato dal tribunale dei Ministri e non da uno ordinario, perché avrebbe fatto ciò che ha fatto, “nell’esercizio delle sue funzioni”. Le cose stanno così, il tribunale dei Ministri, secondo le norme contenute nella legge costituzionale del 16 gennaio 1989, deve giudicare i cosiddetti reati ministeriali, ovvero i reati che il Presidente e i Ministri hanno commesso “nell’esercizio delle loro funzioni”. Come avrete capito, non ha senso sottoporre Berlusconi al tribunale dei Ministri. Quale funzione del Presidente del Consiglio è atta a far pressioni su un capo di gabinetto per far rilasciare una prostituta marocchina accusata di furto Purtroppo, il Parlamento, con 314 sì e 302 no, ha deciso che invece dovrebbe essere proprio così. E ha rimandato la decisione alla Corte Costituzionale.

Oltre, come abbiamo appena visto, all’insensatezza della decisione, il Parlamento ha fatto anche un altro gravissimo danno. Il tempo. La decisione della Corte Costituzionale sulla competenza di questo processo, avverrà come sempre in due fasi. La prima giudicherà una preliminare ammissibilità, cosa che all’ANSA danno come “data per scontata in ambienti di Palazzo della Consulta, dal momento che ci si limiterà a riconoscere come titolati i due poteri dello Stato che hanno avviato il braccio di ferro” e che “sarà fissata non prima del prossimo autunno dal momento che i ruoli fino all’ultima udienza estiva del 5 luglio sono pressocché pieni”. Più gli almeno 60 giorni che serviranno a notificare l’ordinanza di ammissibilità. Più naturalmente il tempo che i giudici impiegheranno per arrivare a sentenza. Sempre l’ANSA, parla di “febbraio-marzo 2012”. Solo tempo ed energie perse.

Veniamo a questa mattina, dove alle 9.35 è iniziata la prima udienza del processo Ruby. Veramente è iniziata e subito finita davvero in un lampo: 9 minuti e 50 secondi, e l’udienza era conclusa. Giusto il tempo perché i giudici della quarta sezione penale (presidente Giulia Turri) facessero l’appello delle parti presenti in aula e rinviassero il processo al 31 maggio per le questioni preliminari. In questo pochissimo tempo il terzo avvocato del premier Giorgio Perroni ha letto una lettera di Berlusconi e una per ognuno degli altri due suoi legali, Ghedini e Longo, non presenti per “impegni parlamentari”, ma anche che “Berlusconi ha intenzione di seguire tutte le udienze di questo processo”. E tutto rinviato al 31 maggio.

Con un Premier così e un Parlamento così, sembra proprio che la strada di questo Paese, più che una strada, sia diventata un marciapiede.

 

Di Giovanni Ugo.

L’Aquila, 2 anni dopo.


2 anni. 24 mesi. 730 giorni. 17 520 ore. E si potrebbero calcolare anche i minuti, anche i secondi. 2 interi anni, e il nulla. Cioè, passerelle politico-mediatiche ce ne sono state, certo, anche di promesse ce ne sono state, certo e anche la “grande ricostruzione” era stata immediatamente annunciata, certo. Ma dopo 2 anni, con i riflettori spenti, le cose non sono affatto cambiate. Certo.

Noi di Pensieri inFormazione proponiamo a tutti i lettori un minuto di silenzio: quando ce la sentiamo, quando ne abbiamo la forza, per ricordare il dolore di tutti gli aquilani. Un dolore che continua anche oggi, grazie ad una politica che se ne strafrega di loro. Un solo minuto di silenzio, quindi, per ricordare quell’ora fatidica, le 3.32 del 6 aprile 2009. E per dare un abbraccio ai terremotati, anche se virtuale ed interiore, da tutta l’Italia.

Un toccante video che può accompagnare il nostro minuto di silenzio:

 

Di Giovanni Ugo.

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