Archive for the ‘ Politica ’ Category

Una settimana di fuoco per B.

Per Berlusconi la settimana è iniziata molto male e molto in anticipo: domenica (23 ottobre 2011, ndr) ha avuto luogo il vertice dei Capi dei 27 stati europei che avrebbero dovuto principalmente decretare se promuovere o no le decisioni prese fino a quel giorno dall’Italia in tema di economia. Mentre il nostro Presidente del Consiglio se ne usciva tranquillo dall’assemblea rassicurando i cronisti sul buon esito del giudizio, gli altri Primi Ministri mal celavano un certo scetticismo a proposito della fiducia fino a questo momento garantitaci. Entreranno nella storia le immagini che ritraggono Merkel e Sarkozy mentre si lanciano un’occhiata complice e derisoria durante la conferenza stampa indetta per quel giorno. Lasciando ad altri decidere se il comportamento dei due sia stato o no opportuno, possiamo di certo dire che la nostra reputazione all’estero non è delle migliori e che forse quello che ha fatto il nostro Governo fino ad oggi non è stato tanto buono quanto qualcuno di noi credeva. Il presidente francese e la cancelliera tedesca si sono trovati d’accordo nell’affermare che l’Italia in questo momento si trova allo stesso livello della Grecia e che, per questo motivo, deve trovare il modo di rassicurare l’Unione Europea entro mercoledì 26 ottobre, cioè al prossimo incontro a Bruxelles.

Il giorno seguente Berlusconi non si è potuto presentare all’udienza per il caso Mills, proprio per queste ragioni, ma non è neppure riuscito a trovare una soluzione per i problemi del suo paese. Durante tutta la giornata si sono tenuti incontri a Palazzo Grazioli tra i principali esponenti della maggioranza che hanno portato ad un nulla di fatto. L’agenzia ANSA, a fine giornata, lascia trapelare indiscrezioni a proposito di una bozza di decreto legge composto da dodici condoni di vario genere ed una legge ad personam che riguarderebbe la spartizione dell’eredità del nostro Presidente del Consiglio. Proprio mentre arrivava la smentita del ministro Romani viene divulgata una delle copie di cui ora, però, non si parla più.

Anche oggi i vertici a Palazzo Grazioli non hanno avuto esito positivo a causa delle divisioni interne al PdL e, soprattutto, all’irremovibilità della Lega riguardo le pensioni. Fin da questa estate il Premier avrebbe desiderato aumentare l’età necessaria per andare in pensione, ma ha sempre trovato Bossi fermo e risoluto, appoggiato da tutto il suo partito e anche dal suo elettorato. Questa scena può sembrar non del tutto nuova ai meno giovani: già nel 1994 si è assistito a qualcosa di simile quando lo stesso partito fece crollare il primo governo Berlusconi. Il Senatùr si dice pronto a ripetere la stessa mossa. Stamattina il Presidente della Repubblica ha  invitato il Cavaliere e tutto il Consiglio dei Ministri a definire gli annunci che aveva fatto in vista del prossimo incontro con i Capi di Stato dell’Unione Europea. Come se non bastasse il Financial Times ha portato in evidenza che se il nostro Paese non prenderà decisioni serie è molto probabile che possa essere “commissariato” direttamente da Bruxelles. Questa sarebbe la cosa peggiore per un paese fondatore dell’Ue e della moneta unica come il nostro.

In conclusione in questi tre giorni di intenso lavoro da parte delle nostre massime autorità non siamo riusciti a risolvere nessuno dei grandi problemi che affliggono l’Italia. Domani, al vertice europeo, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si presenterà con in mano solo una lettera. Il nostro futuro è nelle mani degli altri stati europei. La nostra immagine internazionale non ne resterà indenne neanche stavolta.

 

NO-TAV in Val di Susa: manifestato un dissenso popolare. Il blocco nero delegittima la protesta.

La protesta NO-TAV irrompe sulla scena pubblica come un cataclisma da reprimere con la forza del braccio armato dello stato. Ormai è noto che lo stato e la mafia speculano sulla costruzione delle opere pubbliche e il territorio ne esce sempre deturpato e violentato.
In merito alla costruzione dell’alta velocità nella Val di Susa non è stata ascoltata nessuna voce di nessun cittadino e i partiti hanno preso decisioni ademocratiche e contro il manifestato volere popolare. 
Nei cortei c’erano uomini, donne, anziani venuti per mostrare il loro parere avverso alla costruzione dell’opera in maniera pacifica e a difendere un sacrosanto diritto democratico che aleggia come fantasma di un’epoca libertaria passata.
Difendevano la possibilità di dire ciò che si è tenuti, in quanto cittadini, a dire! Un’opposizione democratica ad un’amministrazione incapace di venire incontro alle posizione del popolo.
Ma laddove vi era una richiesta di democrazia, lo stato ha risposto con il blocco nero, la polizia, che ha utilizzato una repressione stalinista della manifestazione, che a quel punto ha risposto con una violenza “ancora moderata” e assolutamente non paragonabile a quella folle e antidemocratica del black block, quello fatto di terroristi violenti e ignoranti.
La violenza è un vicolo cieco, porta ad un delirio di fuoco e di fiamme, da una parte e dall’altra. Se fosse stato aperto un dibattito con la cittadinanza, tutti questi problemi non si sarebbero presentati, invece anziché il verbum, la parola, è stata utilizzata un’arma ben meno efficace, la violenza.
Quindi non posso che schierarmi dalla parte dei manifestanti NO-TAV pacifici e condannare qualsiasi tipo di violenza, da parte dello stato e dunque per mano di polizia e da parte del movimento black-block e di altri manifestanti.
Mi ritengo indignato dall’atteggiamento assunto da alcuni giornalisti, che anzichè illustrare i pro e i contro della costruzione dell’alta velocità, hanno calunniato la legittima manifestazione, identificando il manifestante tipo come una persona violenta.
E in effetti il black-block non è stato d’aiuto, anzi ha contribuito alla delegittimazione di un dissenso radicato in una popolazione pacifica e non violenta.

Mi auspico che l’amministrazione e la politica possano interloquire con i manifestanti e discuterne le preoccupazioni e i disagi, spero inoltre che la violenza possa finalmente terminare.

 

Matteo Piras

Povero Silvio!

Ieri è passata l’abrogazione delle quattro leggi del referendum, con un’affluenza alle urne che non si vedeva da quindici anni. Molti ora sostengono che chi ha vinto sarebbe il centrosinistra, altri affermano che abbia vinto l’antiberlusconismo e altri ancora, il web. In ogni caso si deve festeggiare. Qualunque sia stata la molla che ha fatto scattare questa presa di coscienza, dimostra che l’Italia è diventata più curiosa nei confronti della politica. Da molto tempo ormai i giovani erano abituati ad uno sguardo di diffidenza per tutto ciò che accadeva alle cariche più alte dello stato, ma pare che ora qualcosa sia cambiato. Tutto è più vicino e facile da comprendere grazie a quotidiani con un’edizione anche online, a giornalisti e bloggers che cercano di spiegare e convincere con parole semplici, telegiornali e programmi di approfondimento che non sono più il terreno di gioco di soporiferi veterani della politica, ma di reporters e di “comici” che, con la loro satira ben congegnata riassumono in pochi minuti settimane di avvenimenti. Anche se avessero ragione quelli che dicono che a vincere sarebbe stato il centrosinistra non fanno ben sperare per il futuro le ormai classiche immagini di un Bersani che, con un sorriso gelido, chiede le dimissioni di Berlusconi e di un Di Pietro che, dopo mesi a dire che questi avvenimenti servono per chiudere un’era, si gira indietro e smentisce tutto (“non è contro il governo ma per la democrazia”); poi c’è Vendola, che solo per un’intervista del leader del PD, si mette a puntare i piedi per far ascoltare anche la sua versione. Ci sono persone che non sanno perdere, ma ci sono anche persone che non sanno vincere. Questi personaggi sono l’esempio lampante di gente non in grado di capire che solo restando uniti riuscirebbero realmente a creare qualcosa di buono per il paese.
Tuttavia anche il peso dell’antiberlusconismo si è fatto sentire durante questo weekend: molti voti sono arrivati da destra e dimostrano che certe persone non ne possono davvero più di sentir parlare ai telegiornali dell’ultima barzelletta raccontata dal Cavaliere ad un incontro tra gli uomini (e le donne) più potenti del mondo. Che sia davvero la fine di un’epoca? Lascio volontariamente la domanda in sospeso.
Ora vediamo chi ha detto cosa. Berlusconi ieri non ha lasciato che nessun giornalista gli facesse domande troppo specifiche ed ha tentato, invano, di fare come se nulla fosse successo, come se il risultato ottenuto se lo aspettasse e non significasse nulla dal punto di vista politico. Ormai il paragone con Craxi non glielo toglie più nessuno, le similitudini sono troppe. La Lega, come sempre negli ultimi tempi, ha voltato le spalle all’alleato e ora tutti aspettano il ritrovo annuale di Pontida per capire cosa succederà da qui in avanti. Molti dei suoi sono addirittura andati a votare, come ha fatto, senza alcuna vergogna, Zaia. Recentemente il Carroccio è apparso più vicino ai suoi sostenitori e mosso da più buonsenso dei pidiellini, tanto che Calderoli non manca di far loro notare le ultime “sberle in faccia” prese e sottolinea che non si può continuare così. Poi c’è la Santanchè, che riconosce sì una sconfitta del suo partito, ma a cui preme di più far notare ai festeggianti del PD che non sono stati di certo loro a imporsi, ma che questo risultato è tutto merito di IDV e SEL. Se proprio non può far festa, che almeno la rovini a chi un po’ ci credeva.
Fonti e approfondimenti:

Per chi non ha ancora capito niente del Referendum del 12 e 13 Giugno

Per una volta tenterò di essere neutrale, o quasi. Questa volta non si parla di opinioni politiche, ma di scelte del cittadino. È inutile che tutti i politici cerchino di strumentalizzarci solo per portare acqua al proprio mulino ( e proprio in questo caso di acqua si parla). Per una volta non si parla di loro, ma di noi e del nostro paese, di quello che intendiamo farne. Questo weekend andremo alle urne. Sì, andremo alle urne, a costo di venirvi a prendere tutti a casa. Come abbiamo imparato alle scuole superiori votare (anche ai referendum) è un DIRITTO e un DOVERE. Ogni qual volta abbiamo l’immeritata fortuna di poter far valere le nostre opinioni noi siamo tenuti ad esprimerci.
Ma non divaghiamo. Stavo per iniziare a parlare del referendum del 12 e 13 giugno e quindi iniziamo. Entrando nelle cabine avremo tra le nostre mani quattro schede di quattro colori diversi a proposito di tre temi diversi, generalizzando: acqua, nucleare e legittimo impedimento. Purtroppo, non avendo sempre a disposizione dei mass media liberi e al servizio del cittadino, toccherà a ognuno di noi informarsi bene riguardo ognuno di questi argomenti.
Scheda rossa: in questa scheda si parla dell’acqua, anche se per saperlo abbiamo bisogno di un traduttore, come fa notare il giornalista Marco Travaglio. Più nel particolare si tratta di abrogare il decreto Ronchi del 2009, il quale stabilisce entro il 31 dicembre 2011 un passaggio della gestione pubblica dell’acqua a società private o a società miste che abbiano una partecipazione di privati almeno del 40%.
A favore del Sì: il Forum italiano dei movimenti per l’acqua afferma che la progressiva privatizzazione degli ultimi anni ha reso “l’acqua una merce” e “provocato dappertutto degrado e spreco della risorsa, precarizzazione del lavoro, peggioramento della qualità del servizio, aumento delle tariffe, riduzione degli investimenti, diseconomicità della gestione, mancanza di trasparenza e di democrazia”. Il Forum in questione sostiene il  completo ritorno alla gestione pubblica. Pur non essendo d’accordo con quest’ultima affermazione, anche Legambiente sostiene il voto per il Sì, come anche Travaglio, il quale non manca di far notare che l’acqua, essendo bene naturale, deve essere a disposizione di tutti e, inoltre, la gestione pubblica può essere controllata più da vicino dal cittadino.
A favore del No: coloro che sostengono il No sperano che una gestione privata porti a dei miglioramenti nelle infrastrutture, un’ottimizzazione dei costi e maggiori investimenti in generale.
Scheda gialla: secondo quesito a proposito dell’acqua. Questo secondo quesito punta a cancellare il comma 1 dell’articolo 154 del DL 152, cioè quello che stabilisce una tariffa di base per le remunerazioni delle aziende private che operano nel settore idrico. In poche parole, qualunque capitale abbiano investito,  i privati avranno un ritorno del 7%.
A favore del Sì: con una percentuale di guadagno fisso non ci sarà più una logica del reinvestimento per il miglioramento del servizio offerto. I privati si butteranno immediatamente in questo mercato che garantisce una percentuale fissa di utile senza alcuno sforzo o merito. Inoltre, ci sarà probabilmente un incremento dei costi e l’acqua si trasformerà “da diritto a privilegio”.
A favore del No: anche per questo quesito i controreferendari si schierano a favore di un più facile reperimento di fondi per il rinnovo di infrastrutture vecchie, malandate e, in alcuni casi, assenti. Non solo credono in un miglioramento, ma anche ad un maggior controllo e manutenzione.
Scheda grigia: il nucleare. Già nel 1987, sull’onda dell’emotività portata da Chernobyl, gli italiani avevano deciso di abolirlo, ma non tutto ha una fine. Qualche anno fa alcuni politici ritennero che un ritorno al nucleare avrebbe potuto aiutarci con il nostro grande fabbisogno di energia. Dopo tante dispute e tanto parlare di niente siamo arrivati alla resa dei conti.
A favore del Sì: in questo caso voglio proprio citare parola per parola un intero paragrafo della bellissima rivista Wired: “Secondo gli attivisti, e secondo diversi esponenti della comunità scientifica, il nucleare non è sicuro, e la dimostrazione più lampante è proprio Fukushima. Ma le criticità non orbitano solo attorno alle questioni sulla sicurezza, ma anche sui costi e sui tempi. Si calcola infatti che ci vorranno almeno 20 anni per individuare i siti e completare la costruzione di nuove centrali. Anche volendo ignorare gli enormi costi che comporta un incidente come quello di Fukushima (più di 30 miliardi di euro), bisogna considerare che per costruire una centrale di nuova generazione sono necessari almeno 6 miliardi di euro, senza contare i 3,3 miliardi già spesi per lo smantellamento delle vecchie centrali. A questi costi vanno poi aggiunti quelli per lo stoccaggio delle scorie (2 miliardi di euro fino ad oggi).” Detto questo vorrei aggiungere una sola, piccola cosa: l’Italia è lo stato europeo con il più alto rischio sismico, le uniche regioni in cui si potrebbe edificare una centrale sarebbero la Lombardia, il Veneto e la Sardegna. I presidenti delle suddette regioni hanno già fatto sapere che di costruire sul loro territorio non se ne parla.
A favore del No: ogni anno importiamo ingenti quantità di energia da Francia e altri paesi che sfruttano la forza dell’atomo e continuiamo a indebitarci anche più delle nostre possibilità. L’energia creata in questo modo sarebbe vantaggiosa per il prezzo e pulita. Per di più i disastri nucleari sono rari e la nuova tecnologia che sarebbe messa a nostra disposizione sarebbe tra le più sicure.
Scheda verde: legittimo impedimento. In questo caso passiamo sul piano della politica, o meglio, della visione che ognuno di noi ha di essa. L’ultimo quesito, quello che fa più paura a chi vorrebbe annullare il referendum, è a proposito del doversi presentare o meno in Tribunale durante il proprio mandato come Parlamentare o Primo Ministro. Ora non mi farò alcuno scrupolo tentando di essere oggettiva. Non si può pensare veramente che il Lodo Alfano sia giusto o equo. Questo vorrebbe che ogni individuo che si deve presentare davanti ad un giudice, possa rimandare l’appuntamento a dopo un anno e mezzo. In realtà il lasso di tempo sarebbe dovuto essere più lungo, ma il Lodo Alfano bis, fortunatamente, non è passato, poiché incostituzionale. Il gioco che si nasconde dietro sarebbe quello che porterebbe molte cause a cadere in prescrizione e, quindi, a lasciare qualcuno con la fedina penale (quasi) intatta. Bel giochino. Sembra di stare nella fattoria degli animali di Orwell. Siamo tutti uguali, ma qualcuno lo è più di qualcun’altro.
Non so voi cosa voterete, ma io farò quattro crocette per i quattro sì. Qualcuno dice che servano per cambiare un paese allo sbando, altri per far capire al nostro Primo Ministro che il suo tempo è passato, ma non è questo il punto. Questo referendum serve a noi e a noi soltanto, se poi avrà anche questi risvolti ne sarò ben lieta. Per ora mi limito a guardare ad un futuro migliore di quello che si prospetta dalle intenzioni della nostra classe politica.
Fonti: – Wired ;
            – Marco Travaglio – Passaparola
            – Il Fatto Quotidiano del 07/06/2011
            – Annozero del 02/06/2011

Confronto politico in famiglia

Voglio raccontare la strana sera di una famiglia ben numerosa riunita per festeggiare il giorno della Santa Pasqua; voglio capire come applicare il principio secondo cui “benvenga la la differenza perchè arricchisce” in questa serata; voglio che chi legge caschi dalle nuvole con me. Questo è il racconto di una doccia fredda.

Si conversava dopo una bellissima cena a termine di una giornata di festosa condivisione quando il chiacchiericcio vario si è riunito in argomento politico, e sono stati dolori. Improvvisamente l’allegra ben numerosa famiglia ha mostrato le anime, due, diverse al suo interno: una pro mister B. una contro. A difenderlo una coppia Cattolica composta da un chirurgo ortopedico in clinica privata e una infermiera; ad avversarlo un professore di università pubblica, qualche nipote da poco votante e una mamma molto interessata in politica. Il resto dell’allegra ben numerosa famiglia assistiva silenziosa ed occasionalmente commentava o calmava gli animi sdrammatizzando. Una bimba dormiva al piano di sopra.

Il miracolo berlusconiano si è materializzato nella stanza: la coppia difendeva B. perchè lui “è un grande uomo e non ce ne frega un cazzo se va con le prostitute o se è indagato per qualche reato, può anche non essere vero! Nessuno poi è impeccabile, onestissimo!”, e attaccava chi lo criticava perchè “siete come tutti gli antiberlusconiani, comunisti, uomini di sinistra che preferite un omosessuale che è contro natura, con l’orecchino!”, e acclamava la scuola privata perchè “lì sei sicuro che chi ci investe vuole fare del bene, e ce ne vogliono di più che per trovarne una sono dovuto andare a mezz’ora dalla mia città! la scuola pubblica ormai da troppi anni inculca ideali di sinistra, basta guardare i libri!”, e celebrava la libertà italiana perchè “da noi i giornali sono tutti di sinistra, pochi se ne salvano! E la televisione? Solo trasmissioni antiberlusconiane! Se non c’è libertà di informazione da noi, dove ci sarebbe?”.

E ha detto bene il professore: “siete la dimostrazione di come B. cuocia i cervelli”. Si è perso il lume della ragione, se questi sono i discorsi che potrebbero fare tanti altri italiani che lo votano, ora capisco perchè la lotta è persa. Siamo sconfitti, l’idea stessa di Stato, di Costituzione che garantisca diritti pari a tutti, di Ideali di base su cui essere d’accordo, di Morale che anche se differente su certi aspetti (quelli dettati dalla Chiesa) combacia su punti fondamentali.

Si discuteva dimentichi del fatto che siamo italiani, cittadini dello stesso Stato libero, democratico, in cui ormai certi discorsi dovrebbero essere superati, in cui ormai si dovrebbe lavorare assieme per far progredire la società, la cultura, l’immagine che abbiamo all’estero, la rappresentanza, il benessere.

In quella serata i quei Cattolici hanno dimostrato la loro ipocrisia, la lettura comoda delle sacre scritture che preferiscono, la scissione che c’è tra il loro Credo ed il loro Essere, facendo rabbrividire i propri Fratelli che erano in quella stanza. Ma quelle famiglie non devono sbagliare, non devono dividersi, nel loro confronto nasce la crescita, con la comprensione reciproca tutti potranno trarre insegnamento e lavorare per un mondo veramente migliore per permettere ai figli che li attorniavano attoniti di vivere in questo Paese orgogliosi di questa bandiera, di quest’inno e di meritare il proprio benessere.

MM

Non pagati si lavora meglio?

Sono da poco uscite le dichiarazioni dei redditi per l’anno 2009 dei parlamentari (e non solo) dello Stato italiano. Riteniamo che sia giusto fare una piccola riflessione, a questo punto. Buttiamo lì due cifre, per cominciare, così che sia ben chiara l’entità di ciò su cui riflettiamo (fonte) BERLUSCONI 40.897.004 €; GHEDINI (anche avvocato di B.) 1.297.118 €; BERTOLASO (ex sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega alla Protezione Civile) 860.195  €; SANTANCHE’ 642.517 €; LONGO (altro avvocato di B.) 530.847 €; LA RUSSA (difesa) 374.461 €; TREMONTI (tesoro) 301.918 €; BRUNETTA (pubblica amministrazione) 300.894 €;

A noi è venuto subito da pensare: “però! ricchi questi politici! deve essere un lavoro impegnativo e devono avere tante spese!”. Magari. Ovviamente in quei numeri ci sono gli introiti derivanti anche da lavori privati e da possedimenti, ma bisogna che ricordiamo che i parlamentari (e annessi) sono anche onorati da notevolissime agevolazioni di vario genere, come esenzione dal pagamento di biglietti di cinema, teatri, treni, aerei, pasti eccetera. In questa pagina troverete, seppur risalenti alle lire, l’elenco di questi che noi chiameremmo “privilegi”.

Questa loro “fortuna” non è però casuale, ne infondata, ne sbagliata. Tutto iniziò (per semplificare lasciamo da parte la storia antica) quando in Inghilterra, nel corso del 1800, i movimenti più fortemente democratici conquistarono il diritto alla remunerazione per chi rappresentava i cittadini, i parlamentari, appunto. Al tempo fu una grande conquista della democrazia, perchè permetteva a chi lo avesse voluto, di abbandonare il proprio lavoro (perfino quello nel proprio podere) per dedicarsi alla passione politica. La possibilità di accesso alle cariche, dunque, si fece davvero universale (prima ancora del suffragio!).

In Italia abbiamo ripreso questo concetto molto in ritardo: con l’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica, il 1° Gennaio 1948, si è affermato all’articolo 69 che “i membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge”. Vediamo cosa dice la legge n. 1261 del 31 ottobre 1965 (e successive modificazioni previste dalle finanziarie).

Il parlamento italiano è composto da 630 deputati e 315 senatori (più quelli a vita), i primi hanno questa remunerazione: 5.486,58 € netti mensili di indennità (stipendio), 3.503 € di diaria; i secondi sono così pagati: 5.613,63 € al netto della ritenuta fiscale al mese di indennità, 3.500 € di diaria.

In aggiunta a questi entrambe le figure sono dotate di vari rimborsi forfettari per spese generali o legate all’attività svolta, erogate in parte a loro stessi ed in parte al partito di appartenenza, oltre a tessere per libera circolazione su treni, autostrade, aerei e navi, facilitazioni sanitarie, telefoniche e alimentari.

Al termine dei rispettivi mandati, sono erogati dallo Stato vari assegni accumulati dai parlamentari tramite ritenute fiscali (i famosi vitalizi).

Ora. A noi paiono davvero tanti soldi, e tanti privilegi, e ad ogni lettore chiediamo una piccola riflessione: è giusto che i nostri rappresentanti pesino così tanto sulle nostre tasche? è davvero un lavoro tanto duro e richiedente una così grandiosa carriera da meritare quelle remunerazioni? è ancora necessario dotare coloro che entrano in politica di uno stipendio indipendente che permetta l’accesso a tutti, anche ai più poveri? Se sì, così tanto ricco?

Meditiamo, prima di dover arrivare a pagare l’auto-blu anche al nostro sindaco che parla in dialetto nelle occasioni solenni e che, magari, ha già di suo una bella jaguar.

MM

Energie. Qual è il futuro?

In un mondo in cui la domanda di energia aumenta esponenzialmente ogni anno, ci si domanda quale sia la strada da seguire per ottenere una sufficienza energetica.

Purtroppo ci troviamo ancora schiavi dei combustibili fossili, che continuano ad inquinare e ad ammalare il nostro pianeta. Il mondo non ha ancora svoltato verso energie alternative e sostenibili. L’aggettivo su cui dobbiamo puntare di più è “sostenibile”, poiché non è più possibile continuare a sfruttare il nostro pianeta barbaramente.

Un paese a livello tecnologico avanzato come la Germania, si è proposto di raggiungere una percentuale altissima di energia prodotta da fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico…) e di dismettere le centrali nucleari nei prossimi anni. Questa è una scelta etica e che punta al futuro, poiché all’economicità ad alto rischio ambientale del nucleare, si è preferito il maggior costo (in diminuzione ogni anno) ad alta sostenibilità.

Il nucleare produce grandissime quantità di energia, ma come effetto collaterale costante produce scorie radioattive che si smaltiscono in natura in migliaia di anni. A chi ritiene che un NO al nucleare derivi preconcettualmente dall’impatto emotivo causato dai disastri inaspettati, si può fare presente che le centrali nucleari hanno un altissimo costo iniziale, e trovare l’ubicazione delle stesse non è semplice. Per non parlare dei siti in cui sotterrare le scorie. Temo che alcuni siano favorevoli al nucleare solo a casa degli altri.

In Germania invece si è creato un vero e proprio business del fotovoltaico. Oltre alla produzione in loco di celle fotovoltaiche, esiste un mercato che si basa sul riciclo dei moduli ormai usurati. Quasi il 50% di tutti i rifiuti fotovoltaici d’Europa raggiungono la Germania, per poi essere riciclati al 90%. In sintesi questo paese possiede l’85% di mercato di tutta Europa.

È notizia di pochi giorni fa la vittoria dei “Verdi” nel lande più ricco del territorio tedesco, dopo l’egemonia del centro-destra per 60 anni. Questo partito ha come bandiera le energie rinnovabili.

Tuttavia, oltre a finanziare gli investimenti, è necessaria la regolamentazione delle dimensioni di questi impianti e delle loro ubicazioni, poiché esiste il rischio di creare danni al paesaggio se si specula senza controllo sulle vaste aree agricole.

L’eolico ha un costo tre volte superiore a quello dell’energia nucleare, ma ha un costo molto inferiore rispetto al fotovoltaico (parlando di Europa, poiché negli USA le energie rinnovabili hanno superato il nucleare anche in termini di economicità).

L’energia eolica pecca nella necessità di un’ubicazione in zone ventose. Ne deriva che non è possibile installare pale eoliche in modo diffuso sul territorio nazionale in modo tale da incrementare esponenzialmente la percentuale di energia prodotta tramite il vento.

Un altro metodo in via di sviluppo per ottenere energia è il geotermico, ovvero lo sfruttamento del calore del sottosuolo con cui produrre energia elettrica. I problemi principali sono l’alto costo, le trivellazioni del terreno e come per l’eolico, la specificità dei luoghi in cui è possibile costruire gli impianti.

Anche l’energia da biomasse sta prendendo piede in questi anni. Possiamo considerarla rinnovabile, ma non pienamente sostenibile, poiché è basata sulla combustione di rifiuti organici e quindi produce CO2 e polveri sottili. Per ovviare a questo problema si potrebbe permettere l’installazione di centrali a biomasse limitatamente ai contadini per una dimensione massima pari alla quantità di rifiuti organici prodotti in loco.

 

Il Governo italiano, ormai da un anno, ha intrapreso i passi necessari alla nuclearizzazione del nostro paese, prendendo accordi con la Francia, la quale ci venderà reattori che ottimisticamente potranno essere operativi fra 20 anni e quindi quando avranno perso la loro contemporaneità tecnologica.

Inoltre ha sospeso, in buona parte, i finanziamenti alle energie rinnovabili, proprio quando in tutto il mondo si sta riflettendo se continuare sulla strada nuclearista, tenuto conto del disastro giapponese.

I danni nel paese nipponico sono stati provocati essenzialmente dal maremoto causato dal sisma e non dal terremoto stesso, nonostante sia stato di una potenza mille volte superiore al sisma de L’Aquila. Questo fa intuire come sia impossibile decretare una sicurezza assoluta del nucleare.

Il Giappone è il paese con i livelli più alti di sicurezza nelle costruzioni e ha subito questo tragico evento.

Noi non possediamo le tecnologie edili adatte e in compenso abbiamo la criminalità organizzata che tenta di inserirsi in qualunque appalto. Come pensiamo, inoltre, di costruire centrali nucleari sicure in tempi brevi in un territorio a rischio sismico?

Al referendum dell’11-12 giugno promosso dall’Italia Dei Valori, i cittadini saranno chiamati ad esprimersi su questa decisione governativa. Se vinceranno i Sì verrà abrogato il decreto legge di indirizzo con il quale si è intrapreso il cammino del nucleare in Italia, mentre se vinceranno i NO si continuerà su questa strada; sempre che si raggiunga il quorum, data la posticipazione della consultazione in periodo balneare da parte del Ministero dell’Interno, con il mancato accorpamento alle elezioni amministrative, comportando così un costo aggiuntivo alle casse pubbliche per 250 milioni di euro.

In questi giorni è doveroso fermarsi a riflettere sulle decisioni da prendere nel e per il futuro.

Il nostro paese dovrebbe sfruttare a pieno le energie rinnovabili, finanziando principalmente i produttori di impianti in loco. Facendo ciò si abbatterebbero i costi alla filiera, aumentando la propensione all’acquisto e all’investimento nella Green Economy.

La Terra non è più disposta a sopportare i nostri abusi e la tragedia che si sta consumando in Giappone è un altro colpo mortale inferto al nostro pianeta.

Un alternativa è possibile e deve essere improntata sulla sostenibilità delle nostre scelte a livello ambientale.

Infine, siamo sicuri di aver bisogno di tutta questa energia? Prima di aumentare la produzione dovremmo imparare a risparmiarla e non sprecarla.

Enrico Anconelli

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