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London is Burning

Purtroppo non si parla della canzone dei Clash, che ben di altro si occupava. Da quasi una settimana Londra sta prendendo fuoco in senso letterale, ma anche metaforico. La “primavera araba” sta diventando piano piano l’”estate londinese” e chissà poi in cosa si tramuterà. Certo è che il nostro continente, e il Mediterraneo più in generale, si stanno rivoltando, potrebbe sembrare quasi per le stesse ragioni. Noi non possiamo dire di essere sotto qualsivoglia dittatura, ma il disagio delle classi meno abbienti e, soprattutto, dei giovani è tangibile. Ciò che ci accomuna è la voglia di veder qualcosa cambiare, come per esempio le caste. Perché al potere e ai ristoranti di lusso ci possono andare sempre e solo gli stessi? Perché sempre gli stessi sono quelli che devono rinunciare alle vacanze o a un’educazione decente? Questo medesimo scontento si è propagato dalla Tunisia, all’Egitto, dalla Libia, alla Siria, per passare ai paesi che meglio conosciamo come Grecia e Spagna, e ora il Regno Unito.

Da giovedì (4 agosto 2011, ndr) per le strade della capitale inglese si è vista prender piede una guerriglia ben organizzata e molto determinata. Si tratta ormai di guerra civile senza eguali partita da quella scintilla, se così la vogliamo chiamare, che è stata la morte di un giovane di colore ucciso dalla polizia, pare senza motivo. Di sera ad appiccare il fuoco a negozi o bidoni dell’immondizia, a rubare o entrare nelle case possiamo trovarci di fronte a persone molto diverse tra loro, persino a bambini di sette anni. Nonostante tutto sia partito dalla morte di un cittadino inglese di colore, è sicuro che non ci sia sfondo razziale negli scontri con la polizia: le motivazioni devono essere cercate molto più a fondo. Ieri il Primo Ministro inglese ha cercato di rassicurare gli abitanti dicendo che quegli scontri erano causati solo da dei semplici e comuni criminali, ma in questo modo non si spiegherebbe il perché della diffusione a macchia d’olio di questo profondo malessere. Qualcuno afferma che le radici siano da cercare nel tasso di disoccupazione (che a Tottenham, da cui è partito tutto, è molto alto) e nei tagli alla spesa pubblica che, ancora una volta, vanno a toccare il ceto medio che lentamente sta sparendo lasciando spazio solo ad una popolazione sempre più povera. Altri, invece, sembrano paragonare la crisi dei nostri giorni a quella già avvenuta negli anni Venti del Novecento e quindi alle enormi disuguaglianze, sociali e reddituali, che ci sono tra i cittadini di uno stesso stato. Qualcuno dice che le generazioni d’oggi sono da considerarsi “perse” già in partenza: non c’è posto per loro e mai ce ne sarà se l’economia continuerà di questo passo. Già filosofi ed economisti come Rousseau e Smith spiegavano che solo con l’uguaglianza si può avere uno stato governabile e che i “miserabili” possono essere pericolosi.

Quello che vediamo scritto sui giornali e sentiamo alla televisione altro non è che una richiesta di cambiamento cui i politici non fanno caso, non tanto perché non ci sentano, ma perché non vogliono sentire. Ciò che forse non ricordano è che la democrazia si è sempre costruita dopo qualche battaglia e che questi giovani non hanno più nulla da perdere.

 

Per chi non ha ancora capito niente del Referendum del 12 e 13 Giugno

Per una volta tenterò di essere neutrale, o quasi. Questa volta non si parla di opinioni politiche, ma di scelte del cittadino. È inutile che tutti i politici cerchino di strumentalizzarci solo per portare acqua al proprio mulino ( e proprio in questo caso di acqua si parla). Per una volta non si parla di loro, ma di noi e del nostro paese, di quello che intendiamo farne. Questo weekend andremo alle urne. Sì, andremo alle urne, a costo di venirvi a prendere tutti a casa. Come abbiamo imparato alle scuole superiori votare (anche ai referendum) è un DIRITTO e un DOVERE. Ogni qual volta abbiamo l’immeritata fortuna di poter far valere le nostre opinioni noi siamo tenuti ad esprimerci.
Ma non divaghiamo. Stavo per iniziare a parlare del referendum del 12 e 13 giugno e quindi iniziamo. Entrando nelle cabine avremo tra le nostre mani quattro schede di quattro colori diversi a proposito di tre temi diversi, generalizzando: acqua, nucleare e legittimo impedimento. Purtroppo, non avendo sempre a disposizione dei mass media liberi e al servizio del cittadino, toccherà a ognuno di noi informarsi bene riguardo ognuno di questi argomenti.
Scheda rossa: in questa scheda si parla dell’acqua, anche se per saperlo abbiamo bisogno di un traduttore, come fa notare il giornalista Marco Travaglio. Più nel particolare si tratta di abrogare il decreto Ronchi del 2009, il quale stabilisce entro il 31 dicembre 2011 un passaggio della gestione pubblica dell’acqua a società private o a società miste che abbiano una partecipazione di privati almeno del 40%.
A favore del Sì: il Forum italiano dei movimenti per l’acqua afferma che la progressiva privatizzazione degli ultimi anni ha reso “l’acqua una merce” e “provocato dappertutto degrado e spreco della risorsa, precarizzazione del lavoro, peggioramento della qualità del servizio, aumento delle tariffe, riduzione degli investimenti, diseconomicità della gestione, mancanza di trasparenza e di democrazia”. Il Forum in questione sostiene il  completo ritorno alla gestione pubblica. Pur non essendo d’accordo con quest’ultima affermazione, anche Legambiente sostiene il voto per il Sì, come anche Travaglio, il quale non manca di far notare che l’acqua, essendo bene naturale, deve essere a disposizione di tutti e, inoltre, la gestione pubblica può essere controllata più da vicino dal cittadino.
A favore del No: coloro che sostengono il No sperano che una gestione privata porti a dei miglioramenti nelle infrastrutture, un’ottimizzazione dei costi e maggiori investimenti in generale.
Scheda gialla: secondo quesito a proposito dell’acqua. Questo secondo quesito punta a cancellare il comma 1 dell’articolo 154 del DL 152, cioè quello che stabilisce una tariffa di base per le remunerazioni delle aziende private che operano nel settore idrico. In poche parole, qualunque capitale abbiano investito,  i privati avranno un ritorno del 7%.
A favore del Sì: con una percentuale di guadagno fisso non ci sarà più una logica del reinvestimento per il miglioramento del servizio offerto. I privati si butteranno immediatamente in questo mercato che garantisce una percentuale fissa di utile senza alcuno sforzo o merito. Inoltre, ci sarà probabilmente un incremento dei costi e l’acqua si trasformerà “da diritto a privilegio”.
A favore del No: anche per questo quesito i controreferendari si schierano a favore di un più facile reperimento di fondi per il rinnovo di infrastrutture vecchie, malandate e, in alcuni casi, assenti. Non solo credono in un miglioramento, ma anche ad un maggior controllo e manutenzione.
Scheda grigia: il nucleare. Già nel 1987, sull’onda dell’emotività portata da Chernobyl, gli italiani avevano deciso di abolirlo, ma non tutto ha una fine. Qualche anno fa alcuni politici ritennero che un ritorno al nucleare avrebbe potuto aiutarci con il nostro grande fabbisogno di energia. Dopo tante dispute e tanto parlare di niente siamo arrivati alla resa dei conti.
A favore del Sì: in questo caso voglio proprio citare parola per parola un intero paragrafo della bellissima rivista Wired: “Secondo gli attivisti, e secondo diversi esponenti della comunità scientifica, il nucleare non è sicuro, e la dimostrazione più lampante è proprio Fukushima. Ma le criticità non orbitano solo attorno alle questioni sulla sicurezza, ma anche sui costi e sui tempi. Si calcola infatti che ci vorranno almeno 20 anni per individuare i siti e completare la costruzione di nuove centrali. Anche volendo ignorare gli enormi costi che comporta un incidente come quello di Fukushima (più di 30 miliardi di euro), bisogna considerare che per costruire una centrale di nuova generazione sono necessari almeno 6 miliardi di euro, senza contare i 3,3 miliardi già spesi per lo smantellamento delle vecchie centrali. A questi costi vanno poi aggiunti quelli per lo stoccaggio delle scorie (2 miliardi di euro fino ad oggi).” Detto questo vorrei aggiungere una sola, piccola cosa: l’Italia è lo stato europeo con il più alto rischio sismico, le uniche regioni in cui si potrebbe edificare una centrale sarebbero la Lombardia, il Veneto e la Sardegna. I presidenti delle suddette regioni hanno già fatto sapere che di costruire sul loro territorio non se ne parla.
A favore del No: ogni anno importiamo ingenti quantità di energia da Francia e altri paesi che sfruttano la forza dell’atomo e continuiamo a indebitarci anche più delle nostre possibilità. L’energia creata in questo modo sarebbe vantaggiosa per il prezzo e pulita. Per di più i disastri nucleari sono rari e la nuova tecnologia che sarebbe messa a nostra disposizione sarebbe tra le più sicure.
Scheda verde: legittimo impedimento. In questo caso passiamo sul piano della politica, o meglio, della visione che ognuno di noi ha di essa. L’ultimo quesito, quello che fa più paura a chi vorrebbe annullare il referendum, è a proposito del doversi presentare o meno in Tribunale durante il proprio mandato come Parlamentare o Primo Ministro. Ora non mi farò alcuno scrupolo tentando di essere oggettiva. Non si può pensare veramente che il Lodo Alfano sia giusto o equo. Questo vorrebbe che ogni individuo che si deve presentare davanti ad un giudice, possa rimandare l’appuntamento a dopo un anno e mezzo. In realtà il lasso di tempo sarebbe dovuto essere più lungo, ma il Lodo Alfano bis, fortunatamente, non è passato, poiché incostituzionale. Il gioco che si nasconde dietro sarebbe quello che porterebbe molte cause a cadere in prescrizione e, quindi, a lasciare qualcuno con la fedina penale (quasi) intatta. Bel giochino. Sembra di stare nella fattoria degli animali di Orwell. Siamo tutti uguali, ma qualcuno lo è più di qualcun’altro.
Non so voi cosa voterete, ma io farò quattro crocette per i quattro sì. Qualcuno dice che servano per cambiare un paese allo sbando, altri per far capire al nostro Primo Ministro che il suo tempo è passato, ma non è questo il punto. Questo referendum serve a noi e a noi soltanto, se poi avrà anche questi risvolti ne sarò ben lieta. Per ora mi limito a guardare ad un futuro migliore di quello che si prospetta dalle intenzioni della nostra classe politica.
Fonti: – Wired ;
            – Marco Travaglio – Passaparola
            – Il Fatto Quotidiano del 07/06/2011
            – Annozero del 02/06/2011

Non è un paese per gay.

Questo pomeriggio, navigando in Rete, mi è capitato sotto gli occhi un articolo di Alessandro Capriccioli. Titolo: I campioni dell’omofobia. L’autore ha raccolto una serie di tristi e spaventose dichiarazioni omofobe di svariati politici. Tra luoghi comuni e follie discriminatorie, i politici mettono a nudo tutta la loro piccolezza mentale. Nel Rapporto 2010 sulla situazione dei diritti umani nel mondo, Amnesty International aveva già denunciato questa situazione. “Ci sono state nuove violente aggressioni omofobe”, scrivono quelli di Amnesty, i “commenti dispregiativi e discriminatori formulati da politici nei confronti di rom, migranti e persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender hanno alimentato un clima di crescente intolleranza” e “a causa di una lacuna legislativa, le vittime di reati di natura discriminatoria basati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere non hanno avuto la stessa tutela delle vittime di reati motivati da altre tipologie di discriminazione”. Pochi giorni fa anche il Presidente Napolitano, dopo un incontro con dei rappresentanti di Amnesty, ha rilasciato importanti dichiarazioni a riguardo: «comportamenti ostili nei confronti di persone con orientamenti sessuali diversi. Si tratta di atteggiamenti che contrastano con i dettami sia della nostra costituzione, sia della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Non dobbiamo quindi ignorare l’invito del Parlamento Europeo a trovare misure efficaci per abbattere anche questo tipo di discriminazioni. E, mentre da una parte deve essere apprezzata l’apertura di imprese italiane e straniere nei confronti di persone con diversi orientamenti sessuali e diverse unioni di vita, dall’altra, occorre denunciare e contrastare in tutte le sedi, e innanzitutto in sede politica, con costanza e con fermezza le aggressioni fisiche, gli atti di bullismo, le provocazioni verbali, quali quelle che hanno investito anche un autorevole membro del Parlamento Italiano. […] E non bisogna sottovalutare i rischi che l’abitudine all’uso nel discorso pubblico di allusioni irriverenti, lesive della dignità delle persone, contribuiscano a nutrire il terreno sul quale l’omofobia si radica. L’ostentazione in pubblico di atteggiamenti di irrisione nei confronti di omosessuali è inammissibile in società democraticamente adulte. In altri paesi democratici persone che hanno dichiarato i loro orientamenti omosessuali hanno potuto raggiungere posizioni di grande rilievo, ricoprire alte cariche anche pubbliche. Un percorso di superamento di timori e rimozioni, nonchè di ostacoli alle carriere, è stato avviato da tempo anche in Italia, ma il nostro è un cammino che appare ancora lungo e difficile. Perciò è importante che la battaglia contro l’omofobia e le discriminazioni che ne derivano non sia condotta solo ad opera di meritorie avanguardie, ma divenga un ben più vasto impegno civile. Non disperdiamo un prezioso patrimonio di libertà e di tolleranza, guadagnato nel corso della nostra storia. Mancheremmo di rispetto nei confronti di chi, per costruire quel patrimonio, ha saputo battersi con intelligenza, rischiare di persona con coraggio».

==>Ecco le “perle” omofobe di alcuni politici italiani:

Roberto Calderoli (Lega Nord)

La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni

Non sopporto che, per difendere i loro diritti, gli omosessuali vadano in piazza conciati da checche

Il buon Dio ha fatto Adamo ed Eva e non Adamo e Giuseppe o Eva e Carla, per cui qualunque riconoscimento di famiglia fra Adamo e Giuseppe o tra Eva e Carla e’ un atto contro il buon Dio, contro la natura e soprattutto contro la famiglia, quella vera basata sull’amore e non sul solo rapporto sessuale. Abbiamo rifiutato, come nazione, gli ogm, gli organismi geneticamente modificati, in campo alimentare, ma poi andiamo ad autorizzare gli odg, gli organismi deviati non geneticamente. Vergogna!

E’ incredibile e paradossale che per poter essere tutelati e coccolati da questo governo e da questa Finanziaria ci si debba dichiarare delinquenti, drogati o culattoni, e quindi diversi

Gianfranco Fini (Fli)

Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro? Io dico di no, perché ritengo che non sia educativo nei confronti dei bambini

Giancarlo Genitilini (Lega Nord)

Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che so che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili

Paola Binetti (Udc)

L’omosessualità è una devianza della personalità. Un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico

Renzo Bossi (Lega Nord)

Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga

Mara Carfagna (Pdl)

Non c’e’ nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che sono costituzionalmente sterili

Rosy Bindi (Pd)

Meglio che un bambino cresca in Africa con la sua tribù che con una coppia di omosessuali

Pier Gianni Prosperini (ex An)

I gay garrotiamoli, ma non con la garrota spagnola, il collare che stringe lentamente la gola. Ma quella indiana degli Apache: cinghia di cuoio legata intorno alle tempie che asciugandosi al sole si stringe ancora

Sui gay bisognerebbe usare il napalm

Alessandra Mussolini (Pdl)

Meglio fascista che frocio

Mirko Tremaglia (Fli)

Povera Europa: i culattoni sono in maggioranza

Silvio Berlusconi (Pdl, Presidente del Consiglio)

I gay sono tutti dall’altra parte

Meglio essere appassionati di belle ragazze che essere gay

Clemente Mastella (ex Ulivo, ex Pdl, Popolari per il Sud)

Se cresce il mio partito non ci saranno né pacs, né pics, né pocs

Le unioni di fatto? Sì al riconoscimento dei diritti per le coppie eterosessuali. Ma il problema sono i gay

Ignazio La Russa (Pdl)

Una cosa sono i diritti individuali, e un’altra è equiparare il matrimonio naturale tra persone di sesso diverso con quello tra persone dello stesso sesso, finalizzato alla procreazione, perché quella è la ragione del fatto che il matrimonio sia protetto dal diritto pubblico: di questo non se ne parla

Rocco Buttiglione (Udc)

Sul piano politico e sociale sono contro ogni discriminazione contro i gay. Ma moralmente penso che [essere gay] sia sbagliato. Come non pagare le tasse

Umberto Bossi (Lega Nord)

Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni

[Bossi ammette di aver espulso dal partito un ragazzo perchè era:] Un ragazzo per bene ma era omosessuale. Quanti partiti democratici hanno omosessuali dichiarati, cioè donnicciole, nei loro posti chiave? Un omosessuale è persona di tolleranza fragile, instabile

La famiglia eterosessuale va difesa da chi vuole creare una dittatura massonica-comunista mondiale. Se passano le famiglie omosessuali che non hanno figli è necessaria l’immigrazione, e con essa l’ideologia che riesce a scardinare l’identità dei popoli. Se ritorna invece la famiglia eterosessuale, e con essa i figli, vincono i popoli e la democrazia

No alla famiglia omosessuale. Noi tolleriamo la diversità ma non accettiamo la dittatura di un modello sessuale artificiale

Matteo Salvini (Lega Nord)

I trans sono cessi immondi ed aborti della natura

Daniela Santanchè (Pdl)

Sono certa che tutti i genitori italiani sperano di avere figli eterosessuali

Pier Ferdinando Casini (Udc)

Altre forme di convivenza sono di serie B rispetto alla famiglia

Massimo D’Alema (Pd)

No, non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali, perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento

Maurizio Gasparri (Pdl)

E’ indegno che un drappello di ministri partecipi a una manifestazione vergognosa come il gay pride

Carlo Giovanardi (Pdl)

Se uno è omosessuale è affare suo, ma se fa apertamente coming out non è più affare suo, la sua omosessualità diventa un manifesto politico

Il Bunga Bunga va bene, purché sia tra uomo e donna [bunga-bunga significa stupro anale punitivo, nda]

Luca Volontè (Udc)

Disgustoso strumentalizzare da parte di omosessuali politici la morte del ragazzo di Torino per giustificare la massiccia campagna di omosessualizzazione scolastica avviata dall’Arcigay

I fondatori della psicologia moderna descrivono l’omosessualità come patologia clinica

Giulio Andreotti (Udc, Svp e Autonomie)

Se la cosiddetta modernità vuol dire che addirittura si possa legiferare sulle unioni tra persone dello stesso sesso, si è veramente fuori dal giusto. Nel disegno di legge [quello sui Dico che veniva discusso in quei giorni, nda] c’è questo grosso problema: è lì dove si parla delle unioni di fatto tra persone anche dello stesso sesso. Questa cosa non mi va giù

Si andassero a rileggere Dante: i sodomiti nella Divina Commedia finiscono all’inferno. Non c’e’ un quarto girone che si crea per decreto legge

Gabriella Carlucci (Pdl)

Il PDL ed il centrodestra si sono battuti strenuamente per difendere la famiglia fondata sul matrimonio dagli attacchi, provenienti da sinistra, tesi ad un’odiosa equiparazione tra unioni civili e famiglia tradizionale

Condividete questo post! Che tutti sappiano chi votano!

Di Giovanni Ugo.

Confronto politico in famiglia

Voglio raccontare la strana sera di una famiglia ben numerosa riunita per festeggiare il giorno della Santa Pasqua; voglio capire come applicare il principio secondo cui “benvenga la la differenza perchè arricchisce” in questa serata; voglio che chi legge caschi dalle nuvole con me. Questo è il racconto di una doccia fredda.

Si conversava dopo una bellissima cena a termine di una giornata di festosa condivisione quando il chiacchiericcio vario si è riunito in argomento politico, e sono stati dolori. Improvvisamente l’allegra ben numerosa famiglia ha mostrato le anime, due, diverse al suo interno: una pro mister B. una contro. A difenderlo una coppia Cattolica composta da un chirurgo ortopedico in clinica privata e una infermiera; ad avversarlo un professore di università pubblica, qualche nipote da poco votante e una mamma molto interessata in politica. Il resto dell’allegra ben numerosa famiglia assistiva silenziosa ed occasionalmente commentava o calmava gli animi sdrammatizzando. Una bimba dormiva al piano di sopra.

Il miracolo berlusconiano si è materializzato nella stanza: la coppia difendeva B. perchè lui “è un grande uomo e non ce ne frega un cazzo se va con le prostitute o se è indagato per qualche reato, può anche non essere vero! Nessuno poi è impeccabile, onestissimo!”, e attaccava chi lo criticava perchè “siete come tutti gli antiberlusconiani, comunisti, uomini di sinistra che preferite un omosessuale che è contro natura, con l’orecchino!”, e acclamava la scuola privata perchè “lì sei sicuro che chi ci investe vuole fare del bene, e ce ne vogliono di più che per trovarne una sono dovuto andare a mezz’ora dalla mia città! la scuola pubblica ormai da troppi anni inculca ideali di sinistra, basta guardare i libri!”, e celebrava la libertà italiana perchè “da noi i giornali sono tutti di sinistra, pochi se ne salvano! E la televisione? Solo trasmissioni antiberlusconiane! Se non c’è libertà di informazione da noi, dove ci sarebbe?”.

E ha detto bene il professore: “siete la dimostrazione di come B. cuocia i cervelli”. Si è perso il lume della ragione, se questi sono i discorsi che potrebbero fare tanti altri italiani che lo votano, ora capisco perchè la lotta è persa. Siamo sconfitti, l’idea stessa di Stato, di Costituzione che garantisca diritti pari a tutti, di Ideali di base su cui essere d’accordo, di Morale che anche se differente su certi aspetti (quelli dettati dalla Chiesa) combacia su punti fondamentali.

Si discuteva dimentichi del fatto che siamo italiani, cittadini dello stesso Stato libero, democratico, in cui ormai certi discorsi dovrebbero essere superati, in cui ormai si dovrebbe lavorare assieme per far progredire la società, la cultura, l’immagine che abbiamo all’estero, la rappresentanza, il benessere.

In quella serata i quei Cattolici hanno dimostrato la loro ipocrisia, la lettura comoda delle sacre scritture che preferiscono, la scissione che c’è tra il loro Credo ed il loro Essere, facendo rabbrividire i propri Fratelli che erano in quella stanza. Ma quelle famiglie non devono sbagliare, non devono dividersi, nel loro confronto nasce la crescita, con la comprensione reciproca tutti potranno trarre insegnamento e lavorare per un mondo veramente migliore per permettere ai figli che li attorniavano attoniti di vivere in questo Paese orgogliosi di questa bandiera, di quest’inno e di meritare il proprio benessere.

MM

Non pagati si lavora meglio?

Sono da poco uscite le dichiarazioni dei redditi per l’anno 2009 dei parlamentari (e non solo) dello Stato italiano. Riteniamo che sia giusto fare una piccola riflessione, a questo punto. Buttiamo lì due cifre, per cominciare, così che sia ben chiara l’entità di ciò su cui riflettiamo (fonte) BERLUSCONI 40.897.004 €; GHEDINI (anche avvocato di B.) 1.297.118 €; BERTOLASO (ex sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega alla Protezione Civile) 860.195  €; SANTANCHE’ 642.517 €; LONGO (altro avvocato di B.) 530.847 €; LA RUSSA (difesa) 374.461 €; TREMONTI (tesoro) 301.918 €; BRUNETTA (pubblica amministrazione) 300.894 €;

A noi è venuto subito da pensare: “però! ricchi questi politici! deve essere un lavoro impegnativo e devono avere tante spese!”. Magari. Ovviamente in quei numeri ci sono gli introiti derivanti anche da lavori privati e da possedimenti, ma bisogna che ricordiamo che i parlamentari (e annessi) sono anche onorati da notevolissime agevolazioni di vario genere, come esenzione dal pagamento di biglietti di cinema, teatri, treni, aerei, pasti eccetera. In questa pagina troverete, seppur risalenti alle lire, l’elenco di questi che noi chiameremmo “privilegi”.

Questa loro “fortuna” non è però casuale, ne infondata, ne sbagliata. Tutto iniziò (per semplificare lasciamo da parte la storia antica) quando in Inghilterra, nel corso del 1800, i movimenti più fortemente democratici conquistarono il diritto alla remunerazione per chi rappresentava i cittadini, i parlamentari, appunto. Al tempo fu una grande conquista della democrazia, perchè permetteva a chi lo avesse voluto, di abbandonare il proprio lavoro (perfino quello nel proprio podere) per dedicarsi alla passione politica. La possibilità di accesso alle cariche, dunque, si fece davvero universale (prima ancora del suffragio!).

In Italia abbiamo ripreso questo concetto molto in ritardo: con l’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica, il 1° Gennaio 1948, si è affermato all’articolo 69 che “i membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge”. Vediamo cosa dice la legge n. 1261 del 31 ottobre 1965 (e successive modificazioni previste dalle finanziarie).

Il parlamento italiano è composto da 630 deputati e 315 senatori (più quelli a vita), i primi hanno questa remunerazione: 5.486,58 € netti mensili di indennità (stipendio), 3.503 € di diaria; i secondi sono così pagati: 5.613,63 € al netto della ritenuta fiscale al mese di indennità, 3.500 € di diaria.

In aggiunta a questi entrambe le figure sono dotate di vari rimborsi forfettari per spese generali o legate all’attività svolta, erogate in parte a loro stessi ed in parte al partito di appartenenza, oltre a tessere per libera circolazione su treni, autostrade, aerei e navi, facilitazioni sanitarie, telefoniche e alimentari.

Al termine dei rispettivi mandati, sono erogati dallo Stato vari assegni accumulati dai parlamentari tramite ritenute fiscali (i famosi vitalizi).

Ora. A noi paiono davvero tanti soldi, e tanti privilegi, e ad ogni lettore chiediamo una piccola riflessione: è giusto che i nostri rappresentanti pesino così tanto sulle nostre tasche? è davvero un lavoro tanto duro e richiedente una così grandiosa carriera da meritare quelle remunerazioni? è ancora necessario dotare coloro che entrano in politica di uno stipendio indipendente che permetta l’accesso a tutti, anche ai più poveri? Se sì, così tanto ricco?

Meditiamo, prima di dover arrivare a pagare l’auto-blu anche al nostro sindaco che parla in dialetto nelle occasioni solenni e che, magari, ha già di suo una bella jaguar.

MM

Energie. Qual è il futuro?

In un mondo in cui la domanda di energia aumenta esponenzialmente ogni anno, ci si domanda quale sia la strada da seguire per ottenere una sufficienza energetica.

Purtroppo ci troviamo ancora schiavi dei combustibili fossili, che continuano ad inquinare e ad ammalare il nostro pianeta. Il mondo non ha ancora svoltato verso energie alternative e sostenibili. L’aggettivo su cui dobbiamo puntare di più è “sostenibile”, poiché non è più possibile continuare a sfruttare il nostro pianeta barbaramente.

Un paese a livello tecnologico avanzato come la Germania, si è proposto di raggiungere una percentuale altissima di energia prodotta da fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico…) e di dismettere le centrali nucleari nei prossimi anni. Questa è una scelta etica e che punta al futuro, poiché all’economicità ad alto rischio ambientale del nucleare, si è preferito il maggior costo (in diminuzione ogni anno) ad alta sostenibilità.

Il nucleare produce grandissime quantità di energia, ma come effetto collaterale costante produce scorie radioattive che si smaltiscono in natura in migliaia di anni. A chi ritiene che un NO al nucleare derivi preconcettualmente dall’impatto emotivo causato dai disastri inaspettati, si può fare presente che le centrali nucleari hanno un altissimo costo iniziale, e trovare l’ubicazione delle stesse non è semplice. Per non parlare dei siti in cui sotterrare le scorie. Temo che alcuni siano favorevoli al nucleare solo a casa degli altri.

In Germania invece si è creato un vero e proprio business del fotovoltaico. Oltre alla produzione in loco di celle fotovoltaiche, esiste un mercato che si basa sul riciclo dei moduli ormai usurati. Quasi il 50% di tutti i rifiuti fotovoltaici d’Europa raggiungono la Germania, per poi essere riciclati al 90%. In sintesi questo paese possiede l’85% di mercato di tutta Europa.

È notizia di pochi giorni fa la vittoria dei “Verdi” nel lande più ricco del territorio tedesco, dopo l’egemonia del centro-destra per 60 anni. Questo partito ha come bandiera le energie rinnovabili.

Tuttavia, oltre a finanziare gli investimenti, è necessaria la regolamentazione delle dimensioni di questi impianti e delle loro ubicazioni, poiché esiste il rischio di creare danni al paesaggio se si specula senza controllo sulle vaste aree agricole.

L’eolico ha un costo tre volte superiore a quello dell’energia nucleare, ma ha un costo molto inferiore rispetto al fotovoltaico (parlando di Europa, poiché negli USA le energie rinnovabili hanno superato il nucleare anche in termini di economicità).

L’energia eolica pecca nella necessità di un’ubicazione in zone ventose. Ne deriva che non è possibile installare pale eoliche in modo diffuso sul territorio nazionale in modo tale da incrementare esponenzialmente la percentuale di energia prodotta tramite il vento.

Un altro metodo in via di sviluppo per ottenere energia è il geotermico, ovvero lo sfruttamento del calore del sottosuolo con cui produrre energia elettrica. I problemi principali sono l’alto costo, le trivellazioni del terreno e come per l’eolico, la specificità dei luoghi in cui è possibile costruire gli impianti.

Anche l’energia da biomasse sta prendendo piede in questi anni. Possiamo considerarla rinnovabile, ma non pienamente sostenibile, poiché è basata sulla combustione di rifiuti organici e quindi produce CO2 e polveri sottili. Per ovviare a questo problema si potrebbe permettere l’installazione di centrali a biomasse limitatamente ai contadini per una dimensione massima pari alla quantità di rifiuti organici prodotti in loco.

 

Il Governo italiano, ormai da un anno, ha intrapreso i passi necessari alla nuclearizzazione del nostro paese, prendendo accordi con la Francia, la quale ci venderà reattori che ottimisticamente potranno essere operativi fra 20 anni e quindi quando avranno perso la loro contemporaneità tecnologica.

Inoltre ha sospeso, in buona parte, i finanziamenti alle energie rinnovabili, proprio quando in tutto il mondo si sta riflettendo se continuare sulla strada nuclearista, tenuto conto del disastro giapponese.

I danni nel paese nipponico sono stati provocati essenzialmente dal maremoto causato dal sisma e non dal terremoto stesso, nonostante sia stato di una potenza mille volte superiore al sisma de L’Aquila. Questo fa intuire come sia impossibile decretare una sicurezza assoluta del nucleare.

Il Giappone è il paese con i livelli più alti di sicurezza nelle costruzioni e ha subito questo tragico evento.

Noi non possediamo le tecnologie edili adatte e in compenso abbiamo la criminalità organizzata che tenta di inserirsi in qualunque appalto. Come pensiamo, inoltre, di costruire centrali nucleari sicure in tempi brevi in un territorio a rischio sismico?

Al referendum dell’11-12 giugno promosso dall’Italia Dei Valori, i cittadini saranno chiamati ad esprimersi su questa decisione governativa. Se vinceranno i Sì verrà abrogato il decreto legge di indirizzo con il quale si è intrapreso il cammino del nucleare in Italia, mentre se vinceranno i NO si continuerà su questa strada; sempre che si raggiunga il quorum, data la posticipazione della consultazione in periodo balneare da parte del Ministero dell’Interno, con il mancato accorpamento alle elezioni amministrative, comportando così un costo aggiuntivo alle casse pubbliche per 250 milioni di euro.

In questi giorni è doveroso fermarsi a riflettere sulle decisioni da prendere nel e per il futuro.

Il nostro paese dovrebbe sfruttare a pieno le energie rinnovabili, finanziando principalmente i produttori di impianti in loco. Facendo ciò si abbatterebbero i costi alla filiera, aumentando la propensione all’acquisto e all’investimento nella Green Economy.

La Terra non è più disposta a sopportare i nostri abusi e la tragedia che si sta consumando in Giappone è un altro colpo mortale inferto al nostro pianeta.

Un alternativa è possibile e deve essere improntata sulla sostenibilità delle nostre scelte a livello ambientale.

Infine, siamo sicuri di aver bisogno di tutta questa energia? Prima di aumentare la produzione dovremmo imparare a risparmiarla e non sprecarla.

Enrico Anconelli

Qui ad Atene noi facciamo così – Qui in Italia noi non facciamo così

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

Macchiavelli diceva che la storia si ripete, che i fatti possono ricapitare. A voi il giudizio.

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