Non è un paese per gay.

Questo pomeriggio, navigando in Rete, mi è capitato sotto gli occhi un articolo di Alessandro Capriccioli. Titolo: I campioni dell’omofobia. L’autore ha raccolto una serie di tristi e spaventose dichiarazioni omofobe di svariati politici. Tra luoghi comuni e follie discriminatorie, i politici mettono a nudo tutta la loro piccolezza mentale. Nel Rapporto 2010 sulla situazione dei diritti umani nel mondo, Amnesty International aveva già denunciato questa situazione. “Ci sono state nuove violente aggressioni omofobe”, scrivono quelli di Amnesty, i “commenti dispregiativi e discriminatori formulati da politici nei confronti di rom, migranti e persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender hanno alimentato un clima di crescente intolleranza” e “a causa di una lacuna legislativa, le vittime di reati di natura discriminatoria basati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere non hanno avuto la stessa tutela delle vittime di reati motivati da altre tipologie di discriminazione”. Pochi giorni fa anche il Presidente Napolitano, dopo un incontro con dei rappresentanti di Amnesty, ha rilasciato importanti dichiarazioni a riguardo: «comportamenti ostili nei confronti di persone con orientamenti sessuali diversi. Si tratta di atteggiamenti che contrastano con i dettami sia della nostra costituzione, sia della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Non dobbiamo quindi ignorare l’invito del Parlamento Europeo a trovare misure efficaci per abbattere anche questo tipo di discriminazioni. E, mentre da una parte deve essere apprezzata l’apertura di imprese italiane e straniere nei confronti di persone con diversi orientamenti sessuali e diverse unioni di vita, dall’altra, occorre denunciare e contrastare in tutte le sedi, e innanzitutto in sede politica, con costanza e con fermezza le aggressioni fisiche, gli atti di bullismo, le provocazioni verbali, quali quelle che hanno investito anche un autorevole membro del Parlamento Italiano. […] E non bisogna sottovalutare i rischi che l’abitudine all’uso nel discorso pubblico di allusioni irriverenti, lesive della dignità delle persone, contribuiscano a nutrire il terreno sul quale l’omofobia si radica. L’ostentazione in pubblico di atteggiamenti di irrisione nei confronti di omosessuali è inammissibile in società democraticamente adulte. In altri paesi democratici persone che hanno dichiarato i loro orientamenti omosessuali hanno potuto raggiungere posizioni di grande rilievo, ricoprire alte cariche anche pubbliche. Un percorso di superamento di timori e rimozioni, nonchè di ostacoli alle carriere, è stato avviato da tempo anche in Italia, ma il nostro è un cammino che appare ancora lungo e difficile. Perciò è importante che la battaglia contro l’omofobia e le discriminazioni che ne derivano non sia condotta solo ad opera di meritorie avanguardie, ma divenga un ben più vasto impegno civile. Non disperdiamo un prezioso patrimonio di libertà e di tolleranza, guadagnato nel corso della nostra storia. Mancheremmo di rispetto nei confronti di chi, per costruire quel patrimonio, ha saputo battersi con intelligenza, rischiare di persona con coraggio».

==>Ecco le “perle” omofobe di alcuni politici italiani:

Roberto Calderoli (Lega Nord)

La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni

Non sopporto che, per difendere i loro diritti, gli omosessuali vadano in piazza conciati da checche

Il buon Dio ha fatto Adamo ed Eva e non Adamo e Giuseppe o Eva e Carla, per cui qualunque riconoscimento di famiglia fra Adamo e Giuseppe o tra Eva e Carla e’ un atto contro il buon Dio, contro la natura e soprattutto contro la famiglia, quella vera basata sull’amore e non sul solo rapporto sessuale. Abbiamo rifiutato, come nazione, gli ogm, gli organismi geneticamente modificati, in campo alimentare, ma poi andiamo ad autorizzare gli odg, gli organismi deviati non geneticamente. Vergogna!

E’ incredibile e paradossale che per poter essere tutelati e coccolati da questo governo e da questa Finanziaria ci si debba dichiarare delinquenti, drogati o culattoni, e quindi diversi

Gianfranco Fini (Fli)

Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro? Io dico di no, perché ritengo che non sia educativo nei confronti dei bambini

Giancarlo Genitilini (Lega Nord)

Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che so che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili

Paola Binetti (Udc)

L’omosessualità è una devianza della personalità. Un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico

Renzo Bossi (Lega Nord)

Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga

Mara Carfagna (Pdl)

Non c’e’ nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che sono costituzionalmente sterili

Rosy Bindi (Pd)

Meglio che un bambino cresca in Africa con la sua tribù che con una coppia di omosessuali

Pier Gianni Prosperini (ex An)

I gay garrotiamoli, ma non con la garrota spagnola, il collare che stringe lentamente la gola. Ma quella indiana degli Apache: cinghia di cuoio legata intorno alle tempie che asciugandosi al sole si stringe ancora

Sui gay bisognerebbe usare il napalm

Alessandra Mussolini (Pdl)

Meglio fascista che frocio

Mirko Tremaglia (Fli)

Povera Europa: i culattoni sono in maggioranza

Silvio Berlusconi (Pdl, Presidente del Consiglio)

I gay sono tutti dall’altra parte

Meglio essere appassionati di belle ragazze che essere gay

Clemente Mastella (ex Ulivo, ex Pdl, Popolari per il Sud)

Se cresce il mio partito non ci saranno né pacs, né pics, né pocs

Le unioni di fatto? Sì al riconoscimento dei diritti per le coppie eterosessuali. Ma il problema sono i gay

Ignazio La Russa (Pdl)

Una cosa sono i diritti individuali, e un’altra è equiparare il matrimonio naturale tra persone di sesso diverso con quello tra persone dello stesso sesso, finalizzato alla procreazione, perché quella è la ragione del fatto che il matrimonio sia protetto dal diritto pubblico: di questo non se ne parla

Rocco Buttiglione (Udc)

Sul piano politico e sociale sono contro ogni discriminazione contro i gay. Ma moralmente penso che [essere gay] sia sbagliato. Come non pagare le tasse

Umberto Bossi (Lega Nord)

Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni

[Bossi ammette di aver espulso dal partito un ragazzo perchè era:] Un ragazzo per bene ma era omosessuale. Quanti partiti democratici hanno omosessuali dichiarati, cioè donnicciole, nei loro posti chiave? Un omosessuale è persona di tolleranza fragile, instabile

La famiglia eterosessuale va difesa da chi vuole creare una dittatura massonica-comunista mondiale. Se passano le famiglie omosessuali che non hanno figli è necessaria l’immigrazione, e con essa l’ideologia che riesce a scardinare l’identità dei popoli. Se ritorna invece la famiglia eterosessuale, e con essa i figli, vincono i popoli e la democrazia

No alla famiglia omosessuale. Noi tolleriamo la diversità ma non accettiamo la dittatura di un modello sessuale artificiale

Matteo Salvini (Lega Nord)

I trans sono cessi immondi ed aborti della natura

Daniela Santanchè (Pdl)

Sono certa che tutti i genitori italiani sperano di avere figli eterosessuali

Pier Ferdinando Casini (Udc)

Altre forme di convivenza sono di serie B rispetto alla famiglia

Massimo D’Alema (Pd)

No, non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali, perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento

Maurizio Gasparri (Pdl)

E’ indegno che un drappello di ministri partecipi a una manifestazione vergognosa come il gay pride

Carlo Giovanardi (Pdl)

Se uno è omosessuale è affare suo, ma se fa apertamente coming out non è più affare suo, la sua omosessualità diventa un manifesto politico

Il Bunga Bunga va bene, purché sia tra uomo e donna [bunga-bunga significa stupro anale punitivo, nda]

Luca Volontè (Udc)

Disgustoso strumentalizzare da parte di omosessuali politici la morte del ragazzo di Torino per giustificare la massiccia campagna di omosessualizzazione scolastica avviata dall’Arcigay

I fondatori della psicologia moderna descrivono l’omosessualità come patologia clinica

Giulio Andreotti (Udc, Svp e Autonomie)

Se la cosiddetta modernità vuol dire che addirittura si possa legiferare sulle unioni tra persone dello stesso sesso, si è veramente fuori dal giusto. Nel disegno di legge [quello sui Dico che veniva discusso in quei giorni, nda] c’è questo grosso problema: è lì dove si parla delle unioni di fatto tra persone anche dello stesso sesso. Questa cosa non mi va giù

Si andassero a rileggere Dante: i sodomiti nella Divina Commedia finiscono all’inferno. Non c’e’ un quarto girone che si crea per decreto legge

Gabriella Carlucci (Pdl)

Il PDL ed il centrodestra si sono battuti strenuamente per difendere la famiglia fondata sul matrimonio dagli attacchi, provenienti da sinistra, tesi ad un’odiosa equiparazione tra unioni civili e famiglia tradizionale

Condividete questo post! Che tutti sappiano chi votano!

Di Giovanni Ugo.

La penna e il telaio

Pochi avranno la grandezza di trasformare la storia, ma ognuno di noi può adoperarsi per modificarne anche una piccola parte: la storia di questa generazione verrà scritta dalla totalità delle singole azioni, verrà delineata proprio dagli innumerevoli e differenti atti di coraggio e fiducia. Ogni volta che un singolo individuo si schiera per un ideale, o agisce per il bene degli altri, o combatte contro l’ingiustizia, dà vita ad un’onda di speranza, onda che andrà ad incontrare altre onde innalzate da altrettante fonti di convinzione e di forza, creando una corrente che sarà in grado di abbattere le più alte mura di oppressione e opposizione.”

Robert F. Kennedy

Creare un onda per abbattere il sistema delle ingiustizie, creare un onda per dissipare le catene dell’oppressione, questo dovrebbe essere l’obiettivo comune della politica in un mondo dove non vige alcuna legge, se non quella del più forte.
Non intendo chiudere gli occhi di fronte ad un verità cruda e orribile: lo sfruttamento della manodopera minorile.
Non posso. E’ mio dovere morale soffrire il dolore di ogni violenza subita da tutti gli uomini. 
Ogni bambino, in quanto essere umano, ha dei diritti inalienabili, garantiti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dai vari trattati che sono stati stipulati nel tempo. I bambini sono germogli da irrorare con la linfa della vita e il dono della sapienza, in modo che un giorno possano sbocciare tantissimi fiori, dei più bei colori, fino a comporre un armonico mosaico di pace.
Lo sfruttamento del lavoro minorile è una gravissima violazione dei diritti del bambino. In molti paesi del mondo, in particolare asiatici e medio-orientali, i bambini sono costretti a lavorare per più di 14 ore al giorno, senza riposo, con una scarsa nutrizione, sotto l’agonia dei loro aguzzini, sono danneggiati permanentemente sia sotto il profilo fisico, che su quello psicologico/morale.
Per questo tipo di lavoro schiavistico sono utilizzati, esattamente come merce, ragazzi da 15 anni in giù. Se noi ragazzi occidentali abbiamo la fortuna di poter tenere in mano una penna e di studiare, è d’obbligo per noi denunciare con gran voce il mancato rispetto dei nostri diritti, sì nostri, giacchè il fato ci ha concesso la fortuna di vivere in paesi moderni e civili, ma potremmo trovarci tutti in quelle situazioni. Dunque è nostro dovere cambiare il mondo, nostro compito é accrescere quelle onde che romperanno le mura della discriminazione e dell’oppressione, dando un lume di speranza alle anime di migliaia di schiavi bambini che ogni giorno sono bruciati del fuoco dell’avida ingiustizia.
Ancor più triste è il fatto che, se si cerca un colpevole, non c’è che da guardarsi allo specchio. E’ colpa nostra, dell’occidente, dell’Europa e dell’America imperialista, che ha fatto del colonialismo una fonte infinita e perpetua di ricchezza. 
Le multinazionali occidentali hanno spostato stabilimenti in Stati dove le leggi non garantiscono un ben che minimo diritto, a partire dalla sicurezza fino allo sciopero.

In Bangladesh, a Phulbari, nell’agosto 2006, alcune centinaia di persone hanno protestato davanti a una societa’ carbonifera, cercando di occupare la struttura. Gli agenti hanno aperto il fuoco uccidendo almeno sei persone e ferendone circa cinquanta.

In Cina, alla fine di dicembre 2009, sono morti 17 minatori e altri 6 furono dati per scomparsi per poi morire anche loro. Le miniere cinesi si confermano le più pericolose del mondo. Secondo le stime ufficiali, durante il 2009 i minatori morti erano stati 3200.

In stati dove non sono garantite le minime sicurezze, i minimi diritti, il bambino diventa un’appetibile strumento di lavoro, specialmente in stati dove la povertà dilaga e si è in una fase di sviluppo economico, momento in cui i governi diventano spietati mietitori di vite. Un bambino diventa oggetto, manodopera, costa poco, è dominabile facilmente e non si ribella. Ma spesso ci sono stati casi di persone che hanno alzato la testa, uscendo dalla trasparenza delle fabbriche e della massa, dando vita ad un sentimento che l’oppressione cerca di eliminare: la speranza.

Iqbal Masih nacque in un piccolo villaggio rurale nel Pakistan senza poter conoscere il padre, che abbandonò la famiglia alla sua precarietà. La madre di Iqbal lottò per mantenere i suoi figli, lottò per la loro felicità e il loro diritto ad una vita dignitosa, ma purtroppo nulla poteva davanti alla povertà più assoluta. Quando aveva quattro anni, Iqbal è stato venduto per $ 16 al proprietario di una fabbrica di tappeti.
Lavorava 12 ore al giorno, era terribilmente denutrito, viveva sotto la paura del suo padrone. 
Più volte si ribellò, più volte scappò e tante più volte alzava la testa, tante più volte era punito, veniva addirittura chiuso in una costruzione di alluminio che accumulava il calore al suo interno, un forno che cuoceva i dissidenti, coloro che sfidavano il padrone. Più volte venne rinchiuso lì dentro, la chiamava “tomba”, infatti pochi riusciva a sopravvivere al caldo estenuante di quel posto orrendo.
Quando Iqbal aveva nove anni si recò da una locale organizzazione dei diritti del lavoro che lo ha aiutato a fuggire dalla fabbrica. Questi lo portarono in salvo in una scuola, gli diedero una casa e del cibo, ma il giovane operaio non voleva chiudere gli occhi davanti davanti a ciò che aveva subito e ciò che i suoi coetanei avrebbero continuato a subire se non avesse fatto qualcosa. Cominciò a raccontare dei bambini lavoratori al mondo, irrompeva nelle fabbriche a fare fotografie che testimoniavano la presenza di inferni in giro per il Pakistan, iniziò a lottare pacificamente, con la forza della coscienza, della volontà, sfidò l’ingiustizia con un coraggio che ha dell’incredibile.
Era un bambino. Un bambino sindacalista. Un bambino rivoluzionario. Un bambino, solo un bambino.
E quando tutti i bambini hanno iniziato a seguire l’esempio di Iqbal, alzando la testa, muovendo la rivolta, insorsero contro i padroni, troncando l’oppressione. Iqbal liberò personalmente migliaia di bambini, le sue idee portarono la libertà, la speranza, il sogno. Le sue parole infiammavano gli spiriti, ardevano nell’Occidente e bruciavano ovunque l’ingiustizia. Faceva convegni negli Stati Uniti, in Svezia e nell’intera Europa. Insegnava agli adulti come lottare.
Ma non appena la lotta diventò insidiosa fu minacciato, lui e la sua famiglia, dalla cosidetta “mafia dei tappeti”, ma Iqbal non fece un solo passo indietro, anzì iniziò a correre sempre più veloce verso la libertà dei suoi fratelli, di quelle migliaia di bambini schiavi. Nell’aprile del 1995 Iqbal fu ucciso. Ma le sue idee si liberarono nel cielo, come un aquilone stretto nelle mani speranzose degli schiavi bambini. Bambini che dovrebbero portare nelle mani una matita e un libro, bambini che dovrebbero stringere un aquilone, bambini che dovrebbero correre liberi tra i prati e non essere legati ad un telaio, bambini che lo vorrebbero, ma ogni giorno perdono una goccia di speranza in un oceano di dilagante rassegnazione.

Alcune organizzazioni internazionali hanno mappato il fenomeno, arrivando a definire modelli di sfruttamento differenti per le zone:

Asia (60 %), dove in alcuni stati la manodopera minorile è utilizzata come modello produttivo. In India è frequente la schiavitù per debiti, ma anche, come avviene inoltre in Thailandia, Taiwan e Filippine, la prostituzione minorile. Infine un altro modello di sfruttamento minorile è quello dell’impiego dei bambini come soldati, diffuso in Asia (Afghanistan, Myanmar, Sri Lanka e Cambogia), ma in particolare in Africa.

Africa (29 %), qui lavora un bambino su tre. E’ particolarmente diffuso l’impiego di bambini-soldato, specialmente nel centro-sud, dove le guerre civili e le contese tra tribù sono continue (Liberia, Rwanda, Sierra Leone, Sudan, Congo…).

America Latina (8%), anche qui è diffusa la schiavitù per debiti. In maniera meno marcata sono presenti tutti i modelli di sfruttamento, dai bambini soldato (Colombia, Messico, Perù, Paraguay), ai contadini nelle piantagioni brasiliane, fino ai minatori peruviani. Molti bambini sono inoltre impiegati nel narcotraffico e nello sfruttamento sessuale.

Paesi industrializzati (1-2 %), tra prostituzione minorile, attività agricole e tessili ed infine minori nelle forze armate, anche i paesi più ricchi non hanno debellato totalmente il problema. 

Come detto in precedenza, non il problema dell’utilizzo della manodopera minorile non è circoscritto a una una determinata zona e a determinate mansioni, ma interessa gran parte del globo e svariati lavori.

Alcuni anni fa era stata scoperta una fabbrica-lager della multinazionale Nike in Cambogia, dove alcuni giornalisti avevano ripreso eserciti di bambine di età variabili, dai 16 anni ai 10 anni, mentre lavoravano su palloni, scarpe e magliette. Una cosa normale e redditizia per gli avidi politici cambogiani, ma un durissimo colpo per la Nike, che si vide isolata e boicottata dai consumatori “politically correct”. Però laddove si sono ormai insediate multinazionali sfruttatrici, il lavoro, sebbene oppressivo, c’è e garantisce il minimo indispensabile per vivere (o sopravvivere).
Se la Nike avesse chiuso quelle aziende, avrebbe troncato l’80 % delle esportazioni cambogiane e licenziato più di 180 000 operai, fortunatamente è intervenuto il sindacato americano, che riuscì a insediare una sezione estera proprio in Cambogia. Ma il sindacato può qualcosa di fronte a paesi, come Cina, Pakistan, Indonesia, Corea del Sud e Colombia, dove ogni anno vengono assassinati, feriti o arrestati migliaia di sindacalisti?
L’attivismo in queste desolate aree del mondo è un affare per uomini incorruttibili, forti, in pratica per coloro che hanno una S di superman sul petto. Ebbene, non sono molti, ma quei supereroi fanno un lavoro enorme, basti pensare che Kailash Satyarthi, attivista indiano, ha liberato personalmente più di 40 000 bambini e donne dal lavoro coatto. 
Egli è a capo della “South Asian Coalition on Child Servitude”, un ente che unisce istituzioni nazionali, internazionali e organizzazioni non governative con lo scopo di far pressioni sul governo, sulle industrie e sugli importatori, affinchè cessi lo sfruttamento della manodopera illegale.
E’ riuscito a riunire oltre 10 000 organizzazioni non governative sotto la Global March Against Child Labor e per il suo grande lavoro, sebbene sia appena all’inizio, è stato insignito nei “12 nuovi eroi del mondo” dalla Skoll Foundation USA.
Le tecniche di lotta predilette da Kailash sono l’educazione dei consumatori e le trattative con i governi. Al contrario non ritiene il boicottaggio un efficace strumento, poichè porterebbe ad una crisi economica in India, dove il commercio internazionale di tappeti e di vestiario fattura ogni anno ingenti capitali e permette il sostentamente di migliaia di lavoratori. Tuttavia l’incremento delle esportazioni verificatosi negli ultimi anni ha corrisposto un’incremento del numero di bambini schiavi in India, Nepal e Pakistan. Qui i numeri si aggirano tra i 300 000 bambini solo per l’industria tessile, con un fatturato di 600 milioni di dollari. Un decennio fa il numero dei bambini-operai era quasi la metà e il fatturato era di soli 100 milioni di dollari.
La sensibilizzazione ha ottenuto notevoli risultati, ponendo il problema dello sfruttamento della manodopera minorile tra le prime campagne mondiali.

Noi occidentali vestiamo il frutto del lavoro coatto di bambini sfruttati e abbiamo la libertà di portare una penna in mano, sebbene molti di noi preferiscano farsi gli affari propri e vivere nell’indifferenza.
La strada verso la libertà delle masse è ancora lunga e tortuosa, ma forse un giorno potremo danzare tutti di fronte al sol dell’avvenir, per il quale ogni partigiano diede la vita.
Concludo citando un eroe assassinato recentemente, Vittorio Arrigoni.

Nonostante tutto, restiamo umani.

Matteo Piras 

25 aprile, festa della Resistenza.

Calpestato, umiliato, deriso, distrutto, abbandonato. Oggi “questo è il fiore del partigiano, morto per la libertà”. Un 25 aprile che vede (come sempre) il Presidente del Consiglio non partecipare a nessuna iniziativa per il ricordo dei caduti e per la loro commemorazione. Un esponente del Governo che cerca di eliminare il divieto di ricostituzione del partito fascista. Un Paese con gruppi neo-fascisti sempre più grandi e numerosi. Un’ignoranza abissale che continua a farci vivere nel regimetto berlusconiano.

Per ricordare, per festeggiare, ecco l’inno della Resistenza:
“Una mattina mi son svegliato
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
una mattina mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.

O partigiano portami via
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir

Seppellire lassù in montagna
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
Seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior

E le genti che passeranno
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
e le genti che passeranno
mi diranno che bel fior

Questo è il fiore del partigiano
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà”

E un grido: ORA E SEMPRE, RESISTENZA! Facciamo risbocciare il fiore della libertà.

Di Giovanni Ugo.

Confronto politico in famiglia

Voglio raccontare la strana sera di una famiglia ben numerosa riunita per festeggiare il giorno della Santa Pasqua; voglio capire come applicare il principio secondo cui “benvenga la la differenza perchè arricchisce” in questa serata; voglio che chi legge caschi dalle nuvole con me. Questo è il racconto di una doccia fredda.

Si conversava dopo una bellissima cena a termine di una giornata di festosa condivisione quando il chiacchiericcio vario si è riunito in argomento politico, e sono stati dolori. Improvvisamente l’allegra ben numerosa famiglia ha mostrato le anime, due, diverse al suo interno: una pro mister B. una contro. A difenderlo una coppia Cattolica composta da un chirurgo ortopedico in clinica privata e una infermiera; ad avversarlo un professore di università pubblica, qualche nipote da poco votante e una mamma molto interessata in politica. Il resto dell’allegra ben numerosa famiglia assistiva silenziosa ed occasionalmente commentava o calmava gli animi sdrammatizzando. Una bimba dormiva al piano di sopra.

Il miracolo berlusconiano si è materializzato nella stanza: la coppia difendeva B. perchè lui “è un grande uomo e non ce ne frega un cazzo se va con le prostitute o se è indagato per qualche reato, può anche non essere vero! Nessuno poi è impeccabile, onestissimo!”, e attaccava chi lo criticava perchè “siete come tutti gli antiberlusconiani, comunisti, uomini di sinistra che preferite un omosessuale che è contro natura, con l’orecchino!”, e acclamava la scuola privata perchè “lì sei sicuro che chi ci investe vuole fare del bene, e ce ne vogliono di più che per trovarne una sono dovuto andare a mezz’ora dalla mia città! la scuola pubblica ormai da troppi anni inculca ideali di sinistra, basta guardare i libri!”, e celebrava la libertà italiana perchè “da noi i giornali sono tutti di sinistra, pochi se ne salvano! E la televisione? Solo trasmissioni antiberlusconiane! Se non c’è libertà di informazione da noi, dove ci sarebbe?”.

E ha detto bene il professore: “siete la dimostrazione di come B. cuocia i cervelli”. Si è perso il lume della ragione, se questi sono i discorsi che potrebbero fare tanti altri italiani che lo votano, ora capisco perchè la lotta è persa. Siamo sconfitti, l’idea stessa di Stato, di Costituzione che garantisca diritti pari a tutti, di Ideali di base su cui essere d’accordo, di Morale che anche se differente su certi aspetti (quelli dettati dalla Chiesa) combacia su punti fondamentali.

Si discuteva dimentichi del fatto che siamo italiani, cittadini dello stesso Stato libero, democratico, in cui ormai certi discorsi dovrebbero essere superati, in cui ormai si dovrebbe lavorare assieme per far progredire la società, la cultura, l’immagine che abbiamo all’estero, la rappresentanza, il benessere.

In quella serata i quei Cattolici hanno dimostrato la loro ipocrisia, la lettura comoda delle sacre scritture che preferiscono, la scissione che c’è tra il loro Credo ed il loro Essere, facendo rabbrividire i propri Fratelli che erano in quella stanza. Ma quelle famiglie non devono sbagliare, non devono dividersi, nel loro confronto nasce la crescita, con la comprensione reciproca tutti potranno trarre insegnamento e lavorare per un mondo veramente migliore per permettere ai figli che li attorniavano attoniti di vivere in questo Paese orgogliosi di questa bandiera, di quest’inno e di meritare il proprio benessere.

MM

Non pagati si lavora meglio?

Sono da poco uscite le dichiarazioni dei redditi per l’anno 2009 dei parlamentari (e non solo) dello Stato italiano. Riteniamo che sia giusto fare una piccola riflessione, a questo punto. Buttiamo lì due cifre, per cominciare, così che sia ben chiara l’entità di ciò su cui riflettiamo (fonte) BERLUSCONI 40.897.004 €; GHEDINI (anche avvocato di B.) 1.297.118 €; BERTOLASO (ex sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega alla Protezione Civile) 860.195  €; SANTANCHE’ 642.517 €; LONGO (altro avvocato di B.) 530.847 €; LA RUSSA (difesa) 374.461 €; TREMONTI (tesoro) 301.918 €; BRUNETTA (pubblica amministrazione) 300.894 €;

A noi è venuto subito da pensare: “però! ricchi questi politici! deve essere un lavoro impegnativo e devono avere tante spese!”. Magari. Ovviamente in quei numeri ci sono gli introiti derivanti anche da lavori privati e da possedimenti, ma bisogna che ricordiamo che i parlamentari (e annessi) sono anche onorati da notevolissime agevolazioni di vario genere, come esenzione dal pagamento di biglietti di cinema, teatri, treni, aerei, pasti eccetera. In questa pagina troverete, seppur risalenti alle lire, l’elenco di questi che noi chiameremmo “privilegi”.

Questa loro “fortuna” non è però casuale, ne infondata, ne sbagliata. Tutto iniziò (per semplificare lasciamo da parte la storia antica) quando in Inghilterra, nel corso del 1800, i movimenti più fortemente democratici conquistarono il diritto alla remunerazione per chi rappresentava i cittadini, i parlamentari, appunto. Al tempo fu una grande conquista della democrazia, perchè permetteva a chi lo avesse voluto, di abbandonare il proprio lavoro (perfino quello nel proprio podere) per dedicarsi alla passione politica. La possibilità di accesso alle cariche, dunque, si fece davvero universale (prima ancora del suffragio!).

In Italia abbiamo ripreso questo concetto molto in ritardo: con l’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica, il 1° Gennaio 1948, si è affermato all’articolo 69 che “i membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge”. Vediamo cosa dice la legge n. 1261 del 31 ottobre 1965 (e successive modificazioni previste dalle finanziarie).

Il parlamento italiano è composto da 630 deputati e 315 senatori (più quelli a vita), i primi hanno questa remunerazione: 5.486,58 € netti mensili di indennità (stipendio), 3.503 € di diaria; i secondi sono così pagati: 5.613,63 € al netto della ritenuta fiscale al mese di indennità, 3.500 € di diaria.

In aggiunta a questi entrambe le figure sono dotate di vari rimborsi forfettari per spese generali o legate all’attività svolta, erogate in parte a loro stessi ed in parte al partito di appartenenza, oltre a tessere per libera circolazione su treni, autostrade, aerei e navi, facilitazioni sanitarie, telefoniche e alimentari.

Al termine dei rispettivi mandati, sono erogati dallo Stato vari assegni accumulati dai parlamentari tramite ritenute fiscali (i famosi vitalizi).

Ora. A noi paiono davvero tanti soldi, e tanti privilegi, e ad ogni lettore chiediamo una piccola riflessione: è giusto che i nostri rappresentanti pesino così tanto sulle nostre tasche? è davvero un lavoro tanto duro e richiedente una così grandiosa carriera da meritare quelle remunerazioni? è ancora necessario dotare coloro che entrano in politica di uno stipendio indipendente che permetta l’accesso a tutti, anche ai più poveri? Se sì, così tanto ricco?

Meditiamo, prima di dover arrivare a pagare l’auto-blu anche al nostro sindaco che parla in dialetto nelle occasioni solenni e che, magari, ha già di suo una bella jaguar.

MM

Ruby-gate. L’ultima sfida (forse già vinta) di Silvio Berlusconi.

E’ il 27 maggio 2010, ore 18.15. Siamo di fronte ad un centro benessere in corso Buenos Aires, a Milano. Parte una chiamata al 113, immediatamente una volante della polizia raggiunge il posto. A chiamare è stata una certa Caterina P. Ma chi è? E perché ha chiamato la polizia? Semplice, Caterina P. è una giovane milanese che, dopo una serata passata in discoteca, ha ospitato in casa sua, oltre ad altre 3 amiche, Karima Rashida el Marhug, in arte Ruby Rubacuori. Ed ha chiamato la polizia di Milano perché, dopo che lei e le tre amiche, quella mattina, erano scese a far colazione in un bar, ritornando a casa, non avevano più trovato né Ruby, né 3000 euro e qualche gioiello. Visto che è accusata di furto, verso le 22.25, Ruby viene trasportata da una volante del comandante Monforte alla Questura di Milano. Lì si scopre che viene dal Marocco e che è nata il 1 novembre 1992. Quindi è minorenne, e quindi viene avvisato il pm minorile di turno, che è Anna Maria Fiorillo. Il magistrato, verso le 23, dichiara al telefono che la ragazza va spedita «in comunità». Sono le 23 e 40 e sentiti i vari centri di accoglienza, tutti chiusi o indisponibili (cosa che, come vedremo, non è vera), i poliziotti decidono con il magistrato (come da norma) di far passare a Ruby la notte in Questura.

Fin qui sembra tutto semplice. Una minorenne marocchina senza documenti, tra l’altro data per scomparsa dalla famiglia nel 2009, viene denunciata di furto. La ragazza è minorenne e prima di spedirla in una qualche comunità, che vista l’ora tarda è stata trovato chiusa, deve passare la notte alla Questura di Milano. Eh no! Sono le 23.50 e nella questione interviene nientepopodimeno che il Presidente del Consiglio italiano, introdotto dal suo capo-scorta. Ecco il verbale della telefonata arrivata al capo-gabinetto della Questura di Milano Pietro Ostuni, (pervenuta alla stampa e ai pm perché nelle questure è regola registrare sempre le telefonate che partono e che arrivano, per dare futura memoria proprio a casi come questi): «So che da voi c’è una ragazza che è stata fermata. È una persona che conosciamo e dunque volevamo sapere che cosa sta succedendo. Anche il presidente la conosce, anzi aspetta che adesso te lo passo»; ed ecco Berlusconi: «Dottore, volevo confermare che conosciamo questa ragazza, ma soprattutto spiegarle che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak e dunque sarebbe opportuno evitare che sia trasferita in una struttura di accoglienza. Credo sarebbe meglio affidarla a una persona di fiducia e per questo volevo informarla che entro breve arriverà da voi il consigliere regionale Nicole Minetti che se ne occuperà volentieri». E alle 2.00, quando Nicole Minetti arriva alla Questura accompagnata da Michelle, una escort brasiliana, Ruby viene lasciata andare per la sua strada. Andando anche contro le direttive del pm, che aveva ordinato di trattenerla almeno finché non fosse stata eseguita l’identificazione. Appena fuori dalla Questura, la Minetti se ne va e lascia Ruby nelle mani di Michelle Conceicao.

Riassume e commenta Marco Travaglio, dalle colonne del Fatto Quotidiano:
“Ma che fare se il poliziotto e il magistrato non si fanno comprare o non c’è tempo per corromperli? Si racconta che Ruby è la nipote di Mubarak (falso; ma, anche se fosse vero, la ragazza non avrebbe diritto ad alcun trattamento particolare), insomma si rischia l’incidente diplomatico con l’Egitto (falso); e che l’igienista dentale-consigliera regionale Nicole Minetti la prenderà con sé (falso, la scaricherà in casa di una escort brasiliana). Questo però non basta al pm dei minori, che raccomanda di tenere la ragazza in questura fino all’avvenuta identificazione o, in alternativa, di affidarla a una comunità protetta: allora si racconta al magistrato che è stata identificata (falso) e che non c’è posto in nessuna comunità protetta (falso, ce n’erano ben quattro disponibili, ma nessuna è stata chiamata, così come non è stato interpellato l’apposito ufficio comunale [da un’inchiesta del Corriere della Sera, nda]). Ce ne sarebbe abbastanza per far saltare il questore e il capo di gabinetto, ma il ministro Maroni ripete a pappagallo che «è stata seguita la normale procedura» (falso) ed «è tutto regolare» (falso).”

Le indagini preliminari del processo che diventerà addirittura il Ruby-gate, iniziano il 21 dicembre 2010. E dopo quattro mesi di intenso lavoro, soprattutto su decine e decine di tabulati telefonici, la procura di Milano, ovvero i pm Ilda Boccassini, Antonio Sangermano e Piero Forno, sono giunti ad alcune conclusioni molto interessanti. Oltre a Nicole Minetti, Lele Mora e Emilio Fede, accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione di 33 ragazze, il Premier invece è accusato di concussione e di prostituzione minorile. Le accuse alla quarta carica dello Stato, quindi, sono due: concussione e prostituzione minorile. L’accusa di concussione, e più precisamente quella di abuso di qualità, deriva dalla telefonata di Berlusconi a Ostuni, per metterlo sotto pressione. Leggiamo su Wikipedia, alla voce Concussione-Abuso di Qualità: “Il pubblico agente (in questo caso Berlusconi, nda) ‘abusa’ della propria qualità quando non si limita a dichiararne il possesso, o al limite, a farne sfoggio, ma, per il contesto, l’occasione, le modalità in cui viene fatta valere, essa appare priva di altra giustificazione che non sia quella di far sorgere nel soggetto passivo ‘rappresentazioni induttive o costrittive di prestazioni non dovute’, deve cioè assumere efficacia psicologicamente motivante.” Non ci sembrano dubbi. Il Premier ha sfruttato la sua posizione politica per fare pressioni su un capo di gabinetto affinché lasciasse libera una minorenne marocchina senza documenti accusata di furto. Anche sull’accusa di prostituzione minorile, i dubbi paiono ugualmente introvabili. E’ praticamente certo che Berlsconi abbia fatto sesso a pagamento con Ruby mentre era minorenne (naturalmente sapendolo). Infatti in 6 date Ruby è stata certamente ad Arcore: il 14 febbraio, il 24, 25 e 26 aprile, il 1 maggio, il 4 e il 5 aprile. La certezza è data grazie alla localizzazione del cellulare di Ruby dentro Villa Arcore. E superata la menzogna di Berlusconi che inizialmente ha detto di non sapere l’età di Ruby (perché allora avrebbe chiamato la Questura chiedendone l’affido se non sapeva che fosse minorenne?), l’unico dubbio da chiarire resta cosa diamine abbia fatto Ruby ad Arcore. Discussioni di filosofia e neuroscienze? Mi sa di no. Ecco ciò che evincono i pm dalle intercettazioni intrecciate dei diretti interessati. Leggiamo nell’avviso di chiusura delle indagini, come erano articolati i giorni in cui Ruby è stata ad Arcore: c’era
-una prima fase che prevedeva una cena
-una seconda fase definita “bunga bunga”, che si svolgeva all’interno di un locale adibito a discoteca, dove le partecipanti si esibivano in mascheramenti, spogliarelli e balletti erotici, toccandosi reciprocamente ovvero toccando e facendosi toccare nelle parti intime da Silvio Berlusconi
-una terza fase, a fine serata consistita nella scelta, da parte di Silvio Belrusconi, di una o più ragazze con cui intrattenersi per la notte in rapporti intimi, persone alle quali venivano erogate somme di denaro ed altre utilità ulteriori rispetto a quelle consegnate alle altre partecipanti

Questi sono i fatti. E fin qui sembra tutto semplice. Riassumiamo: una minorenne marocchina viene denunciata di furto e i poliziotti, visto che sono impossibilitati ad affidarla ad una qualche struttura di accoglienza, decidono consigliati dal magistrato di turno, di tenerla per la notte in Questura. Ad un certo punto, dopo che il Presidente del Consiglio chiama e mente dicendo che la ragazza è “la nipote di Mubarak” e chiede di lasciarla in affidamento ad una “sua persona di fiducia”, mentre le stanno facendo le foto segnaletiche arriva l’ordine del capo di gabinetto di lasciarla andare. E viene lasciata andare con Nicole Minetti, che dopo due minuti la scarica a sua volta ad una escort brasiliana. In più, si scopre che Ruby è stata svariate volte ad Arcore e che il Premier ha avuto rapporti sessuali retribuiti con lei, pur sapendo che era minorenne. I magistrati scrivono Silvio Berlusconi nel registro degli indagati per due reati: concussione per la telefonata e prostituzione minorile per le feste ad Arcore. Il gup decide di rinviare Berlusconi a giudizio immediato e fissa la prima udienza per oggi, il 6 aprile. Eh no! Un’altra volta l’Italia si dimostra il Paese delle burle e, soprattutto, degli impuniti. Per salvare il Premier nei guai, interviene nientepopodimeno che il Parlamento italiano. Dopo le polemiche giornaliere, arriva il fatidico giorno del voto. Ma cosa intendono votare per salvare anche questa volta Berlusconi dai suoi processi? L’osannato conflitto di attribuzione. Ora, il conflitto di attribuzione avviene quando due organi dello Stato affermano ognuno la propria competenza su certe azioni da intraprendere, su certe funzioni, o, come nel nostro caso, sulla competenza a giudicare certi fatti e certi imputati. Secondo il Governo e la maggioranza infatti. Berlusconi dovrebbe essere giudicato dal tribunale dei Ministri e non da uno ordinario, perché avrebbe fatto ciò che ha fatto, “nell’esercizio delle sue funzioni”. Le cose stanno così, il tribunale dei Ministri, secondo le norme contenute nella legge costituzionale del 16 gennaio 1989, deve giudicare i cosiddetti reati ministeriali, ovvero i reati che il Presidente e i Ministri hanno commesso “nell’esercizio delle loro funzioni”. Come avrete capito, non ha senso sottoporre Berlusconi al tribunale dei Ministri. Quale funzione del Presidente del Consiglio è atta a far pressioni su un capo di gabinetto per far rilasciare una prostituta marocchina accusata di furto Purtroppo, il Parlamento, con 314 sì e 302 no, ha deciso che invece dovrebbe essere proprio così. E ha rimandato la decisione alla Corte Costituzionale.

Oltre, come abbiamo appena visto, all’insensatezza della decisione, il Parlamento ha fatto anche un altro gravissimo danno. Il tempo. La decisione della Corte Costituzionale sulla competenza di questo processo, avverrà come sempre in due fasi. La prima giudicherà una preliminare ammissibilità, cosa che all’ANSA danno come “data per scontata in ambienti di Palazzo della Consulta, dal momento che ci si limiterà a riconoscere come titolati i due poteri dello Stato che hanno avviato il braccio di ferro” e che “sarà fissata non prima del prossimo autunno dal momento che i ruoli fino all’ultima udienza estiva del 5 luglio sono pressocché pieni”. Più gli almeno 60 giorni che serviranno a notificare l’ordinanza di ammissibilità. Più naturalmente il tempo che i giudici impiegheranno per arrivare a sentenza. Sempre l’ANSA, parla di “febbraio-marzo 2012”. Solo tempo ed energie perse.

Veniamo a questa mattina, dove alle 9.35 è iniziata la prima udienza del processo Ruby. Veramente è iniziata e subito finita davvero in un lampo: 9 minuti e 50 secondi, e l’udienza era conclusa. Giusto il tempo perché i giudici della quarta sezione penale (presidente Giulia Turri) facessero l’appello delle parti presenti in aula e rinviassero il processo al 31 maggio per le questioni preliminari. In questo pochissimo tempo il terzo avvocato del premier Giorgio Perroni ha letto una lettera di Berlusconi e una per ognuno degli altri due suoi legali, Ghedini e Longo, non presenti per “impegni parlamentari”, ma anche che “Berlusconi ha intenzione di seguire tutte le udienze di questo processo”. E tutto rinviato al 31 maggio.

Con un Premier così e un Parlamento così, sembra proprio che la strada di questo Paese, più che una strada, sia diventata un marciapiede.

 

Di Giovanni Ugo.

L’Aquila, 2 anni dopo.


2 anni. 24 mesi. 730 giorni. 17 520 ore. E si potrebbero calcolare anche i minuti, anche i secondi. 2 interi anni, e il nulla. Cioè, passerelle politico-mediatiche ce ne sono state, certo, anche di promesse ce ne sono state, certo e anche la “grande ricostruzione” era stata immediatamente annunciata, certo. Ma dopo 2 anni, con i riflettori spenti, le cose non sono affatto cambiate. Certo.

Noi di Pensieri inFormazione proponiamo a tutti i lettori un minuto di silenzio: quando ce la sentiamo, quando ne abbiamo la forza, per ricordare il dolore di tutti gli aquilani. Un dolore che continua anche oggi, grazie ad una politica che se ne strafrega di loro. Un solo minuto di silenzio, quindi, per ricordare quell’ora fatidica, le 3.32 del 6 aprile 2009. E per dare un abbraccio ai terremotati, anche se virtuale ed interiore, da tutta l’Italia.

Un toccante video che può accompagnare il nostro minuto di silenzio:

 

Di Giovanni Ugo.

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