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Yes, we can(‘t).

Yes, we can. Lo slogan forse più famoso del mondo. Uno slogan semplice,
veloce, fresco, rapido, facile da ricordare. Ma cosa c’è dietro?
Dietro questo slogan, tre semplici paroline, c’è un sogno. C’è un uomo. C’è
un’idea. Barack Hussein Obama II ha conquistato il mondo, riuscendo in
un’impresa quasi impossibile: essere eletto, da nero, nel Paese più razzista
del mondo, gli Usa. Eppure ce l’ha fatta.
Obama è riuscito nell’impresa promettendo sanità pubblica, riforma
dell’istruzione e pace. Oggi, novembre 2010, alla vigilia delle elezioni di
metà mandato, Obama sta rischiando la poltrona. I suoi elettori sono delusi dal
suo operato, poichè a detta dei democratici americani, non ha mantenuto del
tutto le promesse fatte in campagna elettorale. Ma di che promesse si parla?
La promessa cardine della campagna elettorale dell’abbronzatissimo (così
definito dal comico più famoso d’Italia) presidente americano era quella che
verteva sulla riforma del sistema sanitario. Negli Stati Uniti milioni di
persone non avevano diritto alla sanità per motivi di reddito. Obama è
riuscito, scontrandosi con le diffidenze del Congresso, a far passare la sua
riforma alle 24.00 del 21 marzo 2010, con 219 voti a favore e ben 212 contrari.
Non è stato possibile estendere la riforma a tutti gli aventi diritto, ma 32
milioni di persone forse non sono proprio bruscolini.
La riforma dell’istruzione, notizia di due settimane fa, è stata in parte
attuata, stanziando 1,3 miliardi di dollari (ebbene si, negli Usa gli
investimenti per le università si fanno nell’ordine del miliardo di dollari),
senza contare che le università americane si reggono prevalentemente su fondi
privati. Inoltre questo miliardo di dollari è solo parte di un progetto
pluriennale che prevede ulteriori fondi da destinarsi alle sole università ed
alla ricerca, senza contare quelli destinati anche alle scuole secondarie
superiori. Forse non è abbastanza, ma qualcosa è.
Infine il punto caldo della discussione: il ritiro delle truppe da Afghanistan
ed Iraq, ed un rapporto diverso con le teste bollenti iraniane. Il 19 agosto
del 2010 è stato annunciato, in gran silenzio, il ritiro delle truppe
dall’Iraq, lasciando “solo” 50000 militari con compiti di addestramento delle
truppe irachene. Sicuramente non è stato risolto il nodo-Iraq, ma senza dubbio
Barack ha avuto l’onestà di ammettere davanti al mondo l’immenso errore fatto,
e del grosso “scatolone di sabbia” che gli Usa hanno trovato in Medio Oriente.
Si aspetta ora il ritiro anche dall’Afghanistan, anche se occorrerà aspettare
qualche mese ancora.
Con l’Iran il comportamento di Obama è stato ineccepibile perchè, nonostante
attacchi brutali da parte dell’Ayatollah e del sobrio e discreto Ahmadinejad,
ha mantenuto sempre una linea molto tranquilla e pacifica, con svariate
aperture diplomatiche verso la teocrazia mediorientale più consolidata e
“atomica” del mondo. Non è stato un compito facile perchè non è gente che
scherza.
Eppure oltreoceano vogliono buttarlo in pasto agli squali, perchè le promesse
non sono state mantenute. Forse gli statunitensi non si stanno rendendo conto
di quanto significhi, a livello politico e d’immagine, un presidente come
Obama. Il mondo è cambiato quel 4 novembre 2008, e non tutti sembrano essersene
accorti.
Se in America avessero uno come Berlusconi, che direbbero? Metterebbero fuoco
alla White House in meno di un giorno.
In Italia non ci sono da fare paragoni sul piano politico, il confronto è
imbarazzante. Eppure un “Obama” italiano c’è. Si chiama Nichi Vendola,
governatore della Puglia dal 2005.
Un outsider. Comunista. Omosessuale dichiarato. Estremo in molti suoi
contenuti.
E’ riuscito a farsi eleggere in una delle regioni più moralmente conservatrici
di tutt’Italia. Perchè? Perchè evidentemente lo merita. Ha saputo fare bene il
suo mestiere, fare breccia in milioni di elettori del sud Italia,
rappresentando una speranza, un’alternativa ad una politica vecchia, morta,
prolissa, pesante, corrotta. Non è un santo Vendola, i suoi bravi scheletri
nell’armadio ci sono. Ma non possiamo nemmeno sempre guardare il marcio in ogni
cosa, finiremo col non vivere più. E’ il meno peggio. Ed allora guardiamo con
ottimismo, come fecero nel States nel 2008. Diamo fiducia ad un candidato
giovane (rispetto all’età media dei leader politici italiani), che parla di
energia, istruzione, sanità. Parla di sinistra con un linguaggio diverso da
quello della destra. Non è poco. E guardiamo ai fatti. La Puglia è la regione
italiana col più alto livello di fonti rinnovabili, addirittura il 60%. Sono
stati investiti fondi cospicui nelle infrastrutture, ed i benefici si vedono.
Prendere un treno Bari-Lecce è tutt’altra cosa che prendere un Napoli-Caserta.
Un cambiamento c’è, e dobbiamo essere intelligenti nel vederlo, se vogliamo
dare un’altra speranza a questo Paese in balia di puttane e cocainomani.
Nessuno in Italia può arrivare ai livelli di Obama, ma qualcosa si può fare.
Yes, We Can. Se solo volessimo.

Di Lorenzo Alemanno

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