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Una settimana di fuoco per B.

Per Berlusconi la settimana è iniziata molto male e molto in anticipo: domenica (23 ottobre 2011, ndr) ha avuto luogo il vertice dei Capi dei 27 stati europei che avrebbero dovuto principalmente decretare se promuovere o no le decisioni prese fino a quel giorno dall’Italia in tema di economia. Mentre il nostro Presidente del Consiglio se ne usciva tranquillo dall’assemblea rassicurando i cronisti sul buon esito del giudizio, gli altri Primi Ministri mal celavano un certo scetticismo a proposito della fiducia fino a questo momento garantitaci. Entreranno nella storia le immagini che ritraggono Merkel e Sarkozy mentre si lanciano un’occhiata complice e derisoria durante la conferenza stampa indetta per quel giorno. Lasciando ad altri decidere se il comportamento dei due sia stato o no opportuno, possiamo di certo dire che la nostra reputazione all’estero non è delle migliori e che forse quello che ha fatto il nostro Governo fino ad oggi non è stato tanto buono quanto qualcuno di noi credeva. Il presidente francese e la cancelliera tedesca si sono trovati d’accordo nell’affermare che l’Italia in questo momento si trova allo stesso livello della Grecia e che, per questo motivo, deve trovare il modo di rassicurare l’Unione Europea entro mercoledì 26 ottobre, cioè al prossimo incontro a Bruxelles.

Il giorno seguente Berlusconi non si è potuto presentare all’udienza per il caso Mills, proprio per queste ragioni, ma non è neppure riuscito a trovare una soluzione per i problemi del suo paese. Durante tutta la giornata si sono tenuti incontri a Palazzo Grazioli tra i principali esponenti della maggioranza che hanno portato ad un nulla di fatto. L’agenzia ANSA, a fine giornata, lascia trapelare indiscrezioni a proposito di una bozza di decreto legge composto da dodici condoni di vario genere ed una legge ad personam che riguarderebbe la spartizione dell’eredità del nostro Presidente del Consiglio. Proprio mentre arrivava la smentita del ministro Romani viene divulgata una delle copie di cui ora, però, non si parla più.

Anche oggi i vertici a Palazzo Grazioli non hanno avuto esito positivo a causa delle divisioni interne al PdL e, soprattutto, all’irremovibilità della Lega riguardo le pensioni. Fin da questa estate il Premier avrebbe desiderato aumentare l’età necessaria per andare in pensione, ma ha sempre trovato Bossi fermo e risoluto, appoggiato da tutto il suo partito e anche dal suo elettorato. Questa scena può sembrar non del tutto nuova ai meno giovani: già nel 1994 si è assistito a qualcosa di simile quando lo stesso partito fece crollare il primo governo Berlusconi. Il Senatùr si dice pronto a ripetere la stessa mossa. Stamattina il Presidente della Repubblica ha  invitato il Cavaliere e tutto il Consiglio dei Ministri a definire gli annunci che aveva fatto in vista del prossimo incontro con i Capi di Stato dell’Unione Europea. Come se non bastasse il Financial Times ha portato in evidenza che se il nostro Paese non prenderà decisioni serie è molto probabile che possa essere “commissariato” direttamente da Bruxelles. Questa sarebbe la cosa peggiore per un paese fondatore dell’Ue e della moneta unica come il nostro.

In conclusione in questi tre giorni di intenso lavoro da parte delle nostre massime autorità non siamo riusciti a risolvere nessuno dei grandi problemi che affliggono l’Italia. Domani, al vertice europeo, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si presenterà con in mano solo una lettera. Il nostro futuro è nelle mani degli altri stati europei. La nostra immagine internazionale non ne resterà indenne neanche stavolta.

 

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Povero Silvio!

Ieri è passata l’abrogazione delle quattro leggi del referendum, con un’affluenza alle urne che non si vedeva da quindici anni. Molti ora sostengono che chi ha vinto sarebbe il centrosinistra, altri affermano che abbia vinto l’antiberlusconismo e altri ancora, il web. In ogni caso si deve festeggiare. Qualunque sia stata la molla che ha fatto scattare questa presa di coscienza, dimostra che l’Italia è diventata più curiosa nei confronti della politica. Da molto tempo ormai i giovani erano abituati ad uno sguardo di diffidenza per tutto ciò che accadeva alle cariche più alte dello stato, ma pare che ora qualcosa sia cambiato. Tutto è più vicino e facile da comprendere grazie a quotidiani con un’edizione anche online, a giornalisti e bloggers che cercano di spiegare e convincere con parole semplici, telegiornali e programmi di approfondimento che non sono più il terreno di gioco di soporiferi veterani della politica, ma di reporters e di “comici” che, con la loro satira ben congegnata riassumono in pochi minuti settimane di avvenimenti. Anche se avessero ragione quelli che dicono che a vincere sarebbe stato il centrosinistra non fanno ben sperare per il futuro le ormai classiche immagini di un Bersani che, con un sorriso gelido, chiede le dimissioni di Berlusconi e di un Di Pietro che, dopo mesi a dire che questi avvenimenti servono per chiudere un’era, si gira indietro e smentisce tutto (“non è contro il governo ma per la democrazia”); poi c’è Vendola, che solo per un’intervista del leader del PD, si mette a puntare i piedi per far ascoltare anche la sua versione. Ci sono persone che non sanno perdere, ma ci sono anche persone che non sanno vincere. Questi personaggi sono l’esempio lampante di gente non in grado di capire che solo restando uniti riuscirebbero realmente a creare qualcosa di buono per il paese.
Tuttavia anche il peso dell’antiberlusconismo si è fatto sentire durante questo weekend: molti voti sono arrivati da destra e dimostrano che certe persone non ne possono davvero più di sentir parlare ai telegiornali dell’ultima barzelletta raccontata dal Cavaliere ad un incontro tra gli uomini (e le donne) più potenti del mondo. Che sia davvero la fine di un’epoca? Lascio volontariamente la domanda in sospeso.
Ora vediamo chi ha detto cosa. Berlusconi ieri non ha lasciato che nessun giornalista gli facesse domande troppo specifiche ed ha tentato, invano, di fare come se nulla fosse successo, come se il risultato ottenuto se lo aspettasse e non significasse nulla dal punto di vista politico. Ormai il paragone con Craxi non glielo toglie più nessuno, le similitudini sono troppe. La Lega, come sempre negli ultimi tempi, ha voltato le spalle all’alleato e ora tutti aspettano il ritrovo annuale di Pontida per capire cosa succederà da qui in avanti. Molti dei suoi sono addirittura andati a votare, come ha fatto, senza alcuna vergogna, Zaia. Recentemente il Carroccio è apparso più vicino ai suoi sostenitori e mosso da più buonsenso dei pidiellini, tanto che Calderoli non manca di far loro notare le ultime “sberle in faccia” prese e sottolinea che non si può continuare così. Poi c’è la Santanchè, che riconosce sì una sconfitta del suo partito, ma a cui preme di più far notare ai festeggianti del PD che non sono stati di certo loro a imporsi, ma che questo risultato è tutto merito di IDV e SEL. Se proprio non può far festa, che almeno la rovini a chi un po’ ci credeva.
Fonti e approfondimenti:

Ruby-gate. L’ultima sfida (forse già vinta) di Silvio Berlusconi.

E’ il 27 maggio 2010, ore 18.15. Siamo di fronte ad un centro benessere in corso Buenos Aires, a Milano. Parte una chiamata al 113, immediatamente una volante della polizia raggiunge il posto. A chiamare è stata una certa Caterina P. Ma chi è? E perché ha chiamato la polizia? Semplice, Caterina P. è una giovane milanese che, dopo una serata passata in discoteca, ha ospitato in casa sua, oltre ad altre 3 amiche, Karima Rashida el Marhug, in arte Ruby Rubacuori. Ed ha chiamato la polizia di Milano perché, dopo che lei e le tre amiche, quella mattina, erano scese a far colazione in un bar, ritornando a casa, non avevano più trovato né Ruby, né 3000 euro e qualche gioiello. Visto che è accusata di furto, verso le 22.25, Ruby viene trasportata da una volante del comandante Monforte alla Questura di Milano. Lì si scopre che viene dal Marocco e che è nata il 1 novembre 1992. Quindi è minorenne, e quindi viene avvisato il pm minorile di turno, che è Anna Maria Fiorillo. Il magistrato, verso le 23, dichiara al telefono che la ragazza va spedita «in comunità». Sono le 23 e 40 e sentiti i vari centri di accoglienza, tutti chiusi o indisponibili (cosa che, come vedremo, non è vera), i poliziotti decidono con il magistrato (come da norma) di far passare a Ruby la notte in Questura.

Fin qui sembra tutto semplice. Una minorenne marocchina senza documenti, tra l’altro data per scomparsa dalla famiglia nel 2009, viene denunciata di furto. La ragazza è minorenne e prima di spedirla in una qualche comunità, che vista l’ora tarda è stata trovato chiusa, deve passare la notte alla Questura di Milano. Eh no! Sono le 23.50 e nella questione interviene nientepopodimeno che il Presidente del Consiglio italiano, introdotto dal suo capo-scorta. Ecco il verbale della telefonata arrivata al capo-gabinetto della Questura di Milano Pietro Ostuni, (pervenuta alla stampa e ai pm perché nelle questure è regola registrare sempre le telefonate che partono e che arrivano, per dare futura memoria proprio a casi come questi): «So che da voi c’è una ragazza che è stata fermata. È una persona che conosciamo e dunque volevamo sapere che cosa sta succedendo. Anche il presidente la conosce, anzi aspetta che adesso te lo passo»; ed ecco Berlusconi: «Dottore, volevo confermare che conosciamo questa ragazza, ma soprattutto spiegarle che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak e dunque sarebbe opportuno evitare che sia trasferita in una struttura di accoglienza. Credo sarebbe meglio affidarla a una persona di fiducia e per questo volevo informarla che entro breve arriverà da voi il consigliere regionale Nicole Minetti che se ne occuperà volentieri». E alle 2.00, quando Nicole Minetti arriva alla Questura accompagnata da Michelle, una escort brasiliana, Ruby viene lasciata andare per la sua strada. Andando anche contro le direttive del pm, che aveva ordinato di trattenerla almeno finché non fosse stata eseguita l’identificazione. Appena fuori dalla Questura, la Minetti se ne va e lascia Ruby nelle mani di Michelle Conceicao.

Riassume e commenta Marco Travaglio, dalle colonne del Fatto Quotidiano:
“Ma che fare se il poliziotto e il magistrato non si fanno comprare o non c’è tempo per corromperli? Si racconta che Ruby è la nipote di Mubarak (falso; ma, anche se fosse vero, la ragazza non avrebbe diritto ad alcun trattamento particolare), insomma si rischia l’incidente diplomatico con l’Egitto (falso); e che l’igienista dentale-consigliera regionale Nicole Minetti la prenderà con sé (falso, la scaricherà in casa di una escort brasiliana). Questo però non basta al pm dei minori, che raccomanda di tenere la ragazza in questura fino all’avvenuta identificazione o, in alternativa, di affidarla a una comunità protetta: allora si racconta al magistrato che è stata identificata (falso) e che non c’è posto in nessuna comunità protetta (falso, ce n’erano ben quattro disponibili, ma nessuna è stata chiamata, così come non è stato interpellato l’apposito ufficio comunale [da un’inchiesta del Corriere della Sera, nda]). Ce ne sarebbe abbastanza per far saltare il questore e il capo di gabinetto, ma il ministro Maroni ripete a pappagallo che «è stata seguita la normale procedura» (falso) ed «è tutto regolare» (falso).”

Le indagini preliminari del processo che diventerà addirittura il Ruby-gate, iniziano il 21 dicembre 2010. E dopo quattro mesi di intenso lavoro, soprattutto su decine e decine di tabulati telefonici, la procura di Milano, ovvero i pm Ilda Boccassini, Antonio Sangermano e Piero Forno, sono giunti ad alcune conclusioni molto interessanti. Oltre a Nicole Minetti, Lele Mora e Emilio Fede, accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione di 33 ragazze, il Premier invece è accusato di concussione e di prostituzione minorile. Le accuse alla quarta carica dello Stato, quindi, sono due: concussione e prostituzione minorile. L’accusa di concussione, e più precisamente quella di abuso di qualità, deriva dalla telefonata di Berlusconi a Ostuni, per metterlo sotto pressione. Leggiamo su Wikipedia, alla voce Concussione-Abuso di Qualità: “Il pubblico agente (in questo caso Berlusconi, nda) ‘abusa’ della propria qualità quando non si limita a dichiararne il possesso, o al limite, a farne sfoggio, ma, per il contesto, l’occasione, le modalità in cui viene fatta valere, essa appare priva di altra giustificazione che non sia quella di far sorgere nel soggetto passivo ‘rappresentazioni induttive o costrittive di prestazioni non dovute’, deve cioè assumere efficacia psicologicamente motivante.” Non ci sembrano dubbi. Il Premier ha sfruttato la sua posizione politica per fare pressioni su un capo di gabinetto affinché lasciasse libera una minorenne marocchina senza documenti accusata di furto. Anche sull’accusa di prostituzione minorile, i dubbi paiono ugualmente introvabili. E’ praticamente certo che Berlsconi abbia fatto sesso a pagamento con Ruby mentre era minorenne (naturalmente sapendolo). Infatti in 6 date Ruby è stata certamente ad Arcore: il 14 febbraio, il 24, 25 e 26 aprile, il 1 maggio, il 4 e il 5 aprile. La certezza è data grazie alla localizzazione del cellulare di Ruby dentro Villa Arcore. E superata la menzogna di Berlusconi che inizialmente ha detto di non sapere l’età di Ruby (perché allora avrebbe chiamato la Questura chiedendone l’affido se non sapeva che fosse minorenne?), l’unico dubbio da chiarire resta cosa diamine abbia fatto Ruby ad Arcore. Discussioni di filosofia e neuroscienze? Mi sa di no. Ecco ciò che evincono i pm dalle intercettazioni intrecciate dei diretti interessati. Leggiamo nell’avviso di chiusura delle indagini, come erano articolati i giorni in cui Ruby è stata ad Arcore: c’era
-una prima fase che prevedeva una cena
-una seconda fase definita “bunga bunga”, che si svolgeva all’interno di un locale adibito a discoteca, dove le partecipanti si esibivano in mascheramenti, spogliarelli e balletti erotici, toccandosi reciprocamente ovvero toccando e facendosi toccare nelle parti intime da Silvio Berlusconi
-una terza fase, a fine serata consistita nella scelta, da parte di Silvio Belrusconi, di una o più ragazze con cui intrattenersi per la notte in rapporti intimi, persone alle quali venivano erogate somme di denaro ed altre utilità ulteriori rispetto a quelle consegnate alle altre partecipanti

Questi sono i fatti. E fin qui sembra tutto semplice. Riassumiamo: una minorenne marocchina viene denunciata di furto e i poliziotti, visto che sono impossibilitati ad affidarla ad una qualche struttura di accoglienza, decidono consigliati dal magistrato di turno, di tenerla per la notte in Questura. Ad un certo punto, dopo che il Presidente del Consiglio chiama e mente dicendo che la ragazza è “la nipote di Mubarak” e chiede di lasciarla in affidamento ad una “sua persona di fiducia”, mentre le stanno facendo le foto segnaletiche arriva l’ordine del capo di gabinetto di lasciarla andare. E viene lasciata andare con Nicole Minetti, che dopo due minuti la scarica a sua volta ad una escort brasiliana. In più, si scopre che Ruby è stata svariate volte ad Arcore e che il Premier ha avuto rapporti sessuali retribuiti con lei, pur sapendo che era minorenne. I magistrati scrivono Silvio Berlusconi nel registro degli indagati per due reati: concussione per la telefonata e prostituzione minorile per le feste ad Arcore. Il gup decide di rinviare Berlusconi a giudizio immediato e fissa la prima udienza per oggi, il 6 aprile. Eh no! Un’altra volta l’Italia si dimostra il Paese delle burle e, soprattutto, degli impuniti. Per salvare il Premier nei guai, interviene nientepopodimeno che il Parlamento italiano. Dopo le polemiche giornaliere, arriva il fatidico giorno del voto. Ma cosa intendono votare per salvare anche questa volta Berlusconi dai suoi processi? L’osannato conflitto di attribuzione. Ora, il conflitto di attribuzione avviene quando due organi dello Stato affermano ognuno la propria competenza su certe azioni da intraprendere, su certe funzioni, o, come nel nostro caso, sulla competenza a giudicare certi fatti e certi imputati. Secondo il Governo e la maggioranza infatti. Berlusconi dovrebbe essere giudicato dal tribunale dei Ministri e non da uno ordinario, perché avrebbe fatto ciò che ha fatto, “nell’esercizio delle sue funzioni”. Le cose stanno così, il tribunale dei Ministri, secondo le norme contenute nella legge costituzionale del 16 gennaio 1989, deve giudicare i cosiddetti reati ministeriali, ovvero i reati che il Presidente e i Ministri hanno commesso “nell’esercizio delle loro funzioni”. Come avrete capito, non ha senso sottoporre Berlusconi al tribunale dei Ministri. Quale funzione del Presidente del Consiglio è atta a far pressioni su un capo di gabinetto per far rilasciare una prostituta marocchina accusata di furto Purtroppo, il Parlamento, con 314 sì e 302 no, ha deciso che invece dovrebbe essere proprio così. E ha rimandato la decisione alla Corte Costituzionale.

Oltre, come abbiamo appena visto, all’insensatezza della decisione, il Parlamento ha fatto anche un altro gravissimo danno. Il tempo. La decisione della Corte Costituzionale sulla competenza di questo processo, avverrà come sempre in due fasi. La prima giudicherà una preliminare ammissibilità, cosa che all’ANSA danno come “data per scontata in ambienti di Palazzo della Consulta, dal momento che ci si limiterà a riconoscere come titolati i due poteri dello Stato che hanno avviato il braccio di ferro” e che “sarà fissata non prima del prossimo autunno dal momento che i ruoli fino all’ultima udienza estiva del 5 luglio sono pressocché pieni”. Più gli almeno 60 giorni che serviranno a notificare l’ordinanza di ammissibilità. Più naturalmente il tempo che i giudici impiegheranno per arrivare a sentenza. Sempre l’ANSA, parla di “febbraio-marzo 2012”. Solo tempo ed energie perse.

Veniamo a questa mattina, dove alle 9.35 è iniziata la prima udienza del processo Ruby. Veramente è iniziata e subito finita davvero in un lampo: 9 minuti e 50 secondi, e l’udienza era conclusa. Giusto il tempo perché i giudici della quarta sezione penale (presidente Giulia Turri) facessero l’appello delle parti presenti in aula e rinviassero il processo al 31 maggio per le questioni preliminari. In questo pochissimo tempo il terzo avvocato del premier Giorgio Perroni ha letto una lettera di Berlusconi e una per ognuno degli altri due suoi legali, Ghedini e Longo, non presenti per “impegni parlamentari”, ma anche che “Berlusconi ha intenzione di seguire tutte le udienze di questo processo”. E tutto rinviato al 31 maggio.

Con un Premier così e un Parlamento così, sembra proprio che la strada di questo Paese, più che una strada, sia diventata un marciapiede.

 

Di Giovanni Ugo.

Inferno-Libia. Silenzio-Italia.

Il Ministro degli Esteri Frattini aveva auspicato che l’Ue non interferisse, Berlusconi aveva detto: «non ho sentito Gheddafi. […] non mi permetto di disturbare nessuno». E tuttora il Premier non condanna apertamente le strategia di genocidio del dittatore Gheddafi. L’unico nell’Ue e l’unico nel mondo occidentale e cosiddetto civile. Ma non in quel significato, perché in uno ben peggiore, il termine “civile” si aggiunge a quello “guerra” per rappresentare la reale situazione in Libia. E’ guerra civile. Devastati e in fiamme il Palazzo del Governo a Tripoli, la sede della tv pubblica nazionale, altri edifici governativi e negozi, strade, interi palazzi praticamente sventrati. In strada non ci sono i militari, tra i quali se ne contano tantissimi passati dalla parte dei manifestanti, ma i mercenari, assoldati dai generali di Gheddafi. E ora nemmeno quelli, visto che sono iniziati i raid aerei, come all’aeroporto di Bengasi, ora distrutto e inagibile. Il Raìs sta facendo bombardare, letteralmente, il popolo libico sceso in piazza per dissentire, dopo 42 anni di regime militare. Bombardando. E da quei miseri collegamenti che si hanno con l’inferno libico si ricavano notizie raccapriccianti. AlJazeera trasmette spaventose immagini di corpi carbonizzati riprese con i cellulari e poi diffuse su Internet. Grazie a don Mosie Zerai, presidente dell’Agenzia Habeshia per la Cooperazione allo Sviluppo, che ha diffuso gli sms che riceveva dai manifestanti, rinveniamo queste parole: «ci stanno uccidendo con coltelli e machete». Secondo le notizie che ci erano giunte, i morti, ieri, avevano appena superato le mille persone. Ma mentre questa notte e questa mattina il suono assordante degli aerei che hanno sorvolato uomini, donne, ragazzi e sganciato bombe si è fermato, nel pomeriggio le piazze hanno ricominciato a popolarsi di manifestanti e con loro, le raffiche, i cecchini, le bombe. Basta mezzi termini. E’ un massacro.

La morte dall’alto e quella dalla terra dei cecchini e delle ronde che pattugliano le strade e sparano a vista contro chiunque stia per strada, ne hanno già uccisi tanti. Stando attenti a non scadere nell’errore di giudicare i fatti solo dal numero di morti ammazzati, di morti, se ne contano già 10mila stipati in fosse comuni sulle spiagge, più almeno 50mila feriti che intasano gli ospedali già straripanti e attrezzati in modo del tutto inadeguato già da prima dello scoppio della rivolta. In questa situazione terrificante e orribile l’Italia, come sempre, è la primadonna nello spettacolo delle schifezze. Il Ministro della Difesa La Russa parla del recupero di  un centinaio di italiani dalla Libia con un C130. Non una sola dichiarazione sulle violenze. Forse perché ha ascoltato unicamente le parole che nella sua seconda apparizione davanti alla tv di Stato libica (la prima volta si era concesso alle telecamere solo 22 secondi), Muammar Gheddafi ha pronunciato. Nell’occasione, per esempio, ha detto «non ho usato la forza finora ma lo farò se sarà necessario». Un’intimidazione che trova riscontro anche nelle altre parole pronunciate dal dittatore. Che parla dei manifestanti come «giovani venduti e drogati», come «ratti pagati dai servizi segreti stranieri» definendoli «una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù». Addirittura il Raìs crede che «dietro di loro c’è un gruppo di persone malate infiltrate nelle città che pagano questi giovani innocenti per entrare in battaglia». Non ha paura, poi, ad incitare alla guerra i suoi sostenitori: «uscite dalle vostre case e attaccate i manifestanti». E’ il delirio, e tra il popolo continuano a morire come mosche.

Oggi il ministro Frattini si è svegliato dal coma di silenzio in cui si era ritirato e ha finalmente parlato di un «orribile spargimento di sangue» e  di «violenze inaccettabili». In questa situazione, sempre secondo il ministro Frattini «gravissima» e «ormai di guerra civile», anche l’Ue si mobilita. Ribadisce il suo deciso invito «alle autorità libiche di smettere con le violenze e la repressione» perchè «è semplicemente intollerabile vedere l’esercito usare la forza contro i civili come abbiamo visto negli ultimi giorni». Al termine della riunione di oggi, si è deciso per l’evacuazione di circa 10mila cittadini europei dal territorio libico e che «qualsiasi transazione di armi è sospesa da parte di tutti i Paesi membri (dell’Ue) coinvolti». Tranne l’Italia, che è uno dei maggiori partner commerciali libici, soprattutto nell’esportazione di armi. Come spiega Giorgio Beretta, presidente della Ong Unimondo, l’Italia (anche attraverso Finmeccanica) ha venduto elicotteri militari, aerei, dispositivi per l’ammodernamento di aeromobili, ricambi, servizi di addestramento e persino missili alla Libia tra il 2006 e il 2009 per un importo pari a 164 milioni di euro, in crescita. Se il danno è evidente, la beffa pure e la troviamo bene illustrata sul blog CorriereImmigrazione. All’Italia “basterebbe conoscere la legge 185 del 1990 e la Posizione comune dell’Unione europea sulle esportazioni di armamenti chiedono di accertare il ‘rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale e il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di detto paese’ e di rifiutare le esportazione di armamenti ‘qualora esista un rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate a fini di repressione interna’”. E per questo Gran Bretagna, Francia e Germania hanno stoppato le esportazioni di armi. L’Italia no. Dalla riunione Ue ci comunica l’alto rappresentante Ue per la politica Estera e sicurezza comune, Cathrine Ashton, che saranno prese «ulteriori misure». E sempre dall’Ue, proprio oggi, arrivano altre parole molto dure: «l’Unione europea esprime la sua grave preoccupazione per la situazione in Libia, condanna fortemente la violenza e l’uso della forza contro i civili e deplora la repressione contro i dimostranti pacifici che ha provocato la morte di centinaia di civili».

Tornando all’Italia dei silenzi, oggi Berlusconi si è cimentato con un timididissimo «no alle violenze». Peggio, ha anche aggiunto qualcosa. Che «bisogna stare attenti la dopo». E questa dichiarazione arriva mentre tutto il mondo sta guardando inorridito le stragi e il Tribunale penale internazionale ci avverte: «Gheddafi potrebbe usare armi chimiche». L’altra parte del Governo, la Lega, pensa al milione e mezzo massimo di migranti in arrivo sulle coste europee. Più i 6.300 già arrivati in Italia. E se Bossi pensava di «mandarli in Europa» ovvero spedirli «in Francia e Germania», la Ue gli ha risposto picche, «smistamento? Non se ne parla».

E’ la resistenza, il caos, la morte, forse, un giorno, la libertà.

Di Giovanni Ugo.

 

Il collezionista va ad Arcore.

Se ne era parlato nel 1997, in un film diretto da Gary Fleder. Interprete principale, il grande Morgan Freeman. Se ne riparla nel 2011, su tutti i giornali. Interprete principale, il piccolo Silvio Berlusconi. Nel film, ambientato in South Carolina e negli Stati Uniti del sud, c’è un maniaco, che poi si scoprirà essere un agente di polizia, che rapisce e rinchiude ragazze con un certo talento. Soltanto tenendole come “oggetti” da collezione, chiuse nelle caverne di un bosco di faggi. Il maniaco si firma Casanova. Nella realtà, come però poche volte succede in un film di genere thriller, mistery, drammatico, crimine e vietato ai minori di anni, con un minimo di 12 nei Paesi Bassi ed un massimo di 18 in Inghilterra, Spagna, Norvegia, Nuova Zelanda, Cile e Perù e mediamente 16 nel mondo, nella realtà, scrivevo, le cose sono anche peggio. Ambientata nella nostra Repubblica, c’è sempre un maniaco, che poi si scoprirà essere il Presidente del Consiglio dei Ministri, che riceve grazie ad un recluta starlette professionista e di non proprio alti valori morali (ride e canta davanti ad una telecamera Faccetta Nera, che esce vibrante dal suo cellulare) e grazie alla sua igienista dentale (i denti di Berlusconi, non quelli della dottoressa che invece non li deve usare) e solo dopo l’esame del direttore del telegiornale di un suo canale tv (che tra l’altro continua a trasmettere illegalmente su frequenze non sue ma rubate ad un imprenditore e al suo canale, rispettivamente Di Stefano ed Europa7, ma questa è un’altra storia). Il brutto, poi, è che queste ragazze non hanno nemmeno talenti particolari. Oddio, a pensar male leggendo le intercettazioni, di talenti, chiamiamoli così, ne avranno pure. Le ragazze sono “rinchiuse” nei numerosissimi metri quadrati interni e numerosissimi ettari esterni di Villa Arcore. Qui, il maniaco, si fa chiamare Papi.

La storia si ripete, che emozione, e ci rivediamo sfilare le inquietanti immagini dove I Collezionisti, di oggi e di ieri, quelli finti e quelli reali, stanno con le ragazze, ci parlano, non le stuprano nel film e non ci fanno bunga-bunga ad Arcore (a 74 reggere bunga-bunga giornalieri con schiere di ventenni pur ottemperando alle magie di certe pillole colorate di blu e oltre alle polverine di colore bianco che sembra siano transitate in Villa, mi sembra davvero difficile). Le ascoltano affettuosi, curiosi. Per il collezionista tratto dal romanzo di James Patterson è meraviglioso ascoltare la ragazza, nipote dello psicologo che indaga su di lui, mentre suona in lacrime il suo violino. Al collezionista uscito dalle crociere in coppia con Apicella piace invece ascoltare, per esempio, Barbara Guerra nei suoi lunghi ma emozionanti, monografici ma ariosi, discorsi sui giorni passati alla Fattoria, reality di riconosciuto spessore culturale, meno di un micron. Oppure, mentre il biondo maniaco del cinema parla con una brillante infermiera esperta in kick-boxing, che poi riuscirà a scappare, il moro trapiantato della politica si fa raccontare da Ioana Visan, detta Annina, come vanno la vita e la scuola. Annina non scappa, si trasferisce in via Olgettina, per star vicino a quel “romanticone”. Questa è un’altra differenza importante tra cinema e vita reale. Ad Arcore, le ragazze ci vanno volontariamente. Mi chiedo, meglio o peggio?

“Ora parliamo di politica. Ruby…” recitava un mitico Benigni a Vieni via con me. Era una battuta, ora sappiamo che è stata una profezia a breve termine. Sui 315 no e 298 sì della Camera, che hanno negato il luogo a procedere con la perquisizione della segreteria di Berlusconi, si è scatenato un mini-giallo. Barberaschi, Futuro e Libertà della prima ora, ha detto che avrebbe votato sì, ma si è astenuto. Forse, visto l’andazzo, aveva capito che avrebbero perquisito la segretaria di Berlusconi ed ha deciso che ciò non si sarebbe accordato con i valori del post-fascismo finiano: non siamo mica a Saint Lucia!

Per noi, l’unica via d’uscita resta sdraiarci sul divano e guardare un film porno. E, se fa anche un po’ paura, tanto meglio.

 

Di Giovanni Ugo

Italia, ancora pizza e mandolino.

La Lega è fissata con il federalismo, lo vuole a tutti i costi e se non l’avrà presto porterà il Paese alle elezioni. Fini, dopo aver votato 37 leggi ad-personam per non farcelo andare, si ricorda che Berlusconi si dovrebbe presentare in Tribunale come ogni cittadino e dice che se non lo farà, si andrà alle elezioni. Il Pd e l’accozzaglia sinistroide chiede dimissioni ma blatera anche di Terzo Polo, come se non bastasse lo scioglimento per i gas serra di quello Nord, e il camaleontico (o meglio, opportunista) Casini con il suo Udc pure, con il bene placito dei porporati della grande Chiesa cattolica, che mandano anatemi ai gay ma sulle ormai chiarissime avventure con minorenni di Berlusconi si limitano a chiedere modesti “chiarimenti”. Il Colle di Mister FirmaFacile Napolitano si augura che i processi si svolgano “al più presto” e pure lui chiede maggiori chiarimenti. La maggioranza PdLina scappa dai giornalisti e non lascia commenti, non sia mai che gli elettori perdano fiducia in loro vedendo che come topi scappano dalla nave che affonda, in questo caso molto simile allo yacht di 37 metri e 18 milioni di proprietà del figlio del Comandante Silvio, Pier Silvio. Ora ci si mette pure l’economista Tremonti che dichiara oggi, e gelidamente, quello che sembra l’epitaffio del Governo: “E’ stato e sarà sempre un onore e una ragione di orgoglio far parte di questo governo e rappresentarlo all’estero “.

La politica è quindi in subbuglio per il caso Ruby e le annesse minorenni dei party di Berlusconi. Il Governo probabilmente cadrà per delle escort e per delle ragazzine disinibite. Una domanda: e noi? Magari a nessuno viene in mente che dovremmo essere noi l’oggetto delle dichiarazioni dei Parlamentari, invece delle belle donne. Noi, noi e solo noi. E il problema non è quante minorenni hanno fatto sesso con il Premier semplicemente perché in un qualunque Paese civile una persona come Berlusconi non ci sarebbe più da un pezzo. Un ometto così non potrebbe essere nemmeno supposto, nei Paese civili. Le leggi dovrebbero essere fatte per i cittadini, per noi, i decreti per noi, le proposte per noi, i progetti per noi, le vittorie e le sconfitte politiche dovrebbero essere per noi. Perché quando l’oggetto unico della politica di un Paese diventa un nano pedofilo allora è veramente la fine della civiltà del suddetto Paese e la fine del Paese stesso. E quando un mafioso corruttore viene eletto democraticamente (sembra impossibile ma così è!) il problema diventa il Paese, non lui. Questo l’errore degli (me compreso e per fortuna che esistono) anti-berlusconiani, soffermare il pensiero, e quindi il disgusto e lo schifo, sull’immagine riflessa, cioè Berlusconi con tutte le sue schifezze e non sullo specchio che la riflette, cioè l’Italia berlusconiana. Se la politica è il ritratto di una società allora l’immagine è Berlusconi e il pittore sono quasi la metà degli italiani. E’ la stessa cosa che succede quando un magistrato cerca di combattere il crimine e le Istituzioni politiche fanno di tutto per impedirglielo, perché sono in gioco interessi o sotterfugi di Palazzo. Meglio ancora: come si può combattere la mafia, se lo Stato è mafioso? (Proprio oggi un altro pentito accusa Berlusconi di essere uno dei mandanti occulti delle stragi del ’93, più chiaro di così).

Scuole e università pubbliche e ricerca, operai FIAT, crisi, evasione fiscale, criminalità organizzata e non, giustizia, conflitto d’interessi, precarietà, ambiente, rifiuti, alluvioni, crolli. E allargando la visuale: global warming, guerre, fame. Problemi importanti, fondamentali, che dovrebbero costituire il succo della politica, la sua linfa vitale ma nella Repubblica fondata su Silvio Berlusconi anche con questi enormi problemi il Capo dice “Dare le dimissioni? Ma siete matti?” e “Sono sereno e mi diverto”. Grazie, che si divertiva lo sapevamo già.

Una proposta: basta parlare di Silvio Berlusconi. Lo cacciamo dal Parlamento, lo facciamo condannare per i reati che ha commesso e ci scegliamo, noi, la nuova classe politica, che sarà classe e non Casta.

Per smetterla di essere il Paese della pizza e del mandolino. Per sempre.

 

Di Giovanni Ugo.

Berlusconi e il Corpo di Cristo.

Nulla riesce a fermare la voglia di Fede di Silvio Berlusconi. Escort come Patrizia D’Addario, minorenni come Noemi Letizia e l’ultima, Ruby Rubacuori, seconde mogli come Veronica Lario. Berlusconi ama la Chiesa e Dio e non ne può proprio fare a meno. Era già successo che il macho eccellente che del resto dichiara scambiasse il suo desiderio sessuale con quello spirituale. La prima “sgarrata” degli ecclesiastici per Berlusconi fu nel lontano 2000. Il 22 gennaio infatti, ai funerali del corrotto latitante Bettino Craxi, Don Verzè gli porse cordialmente l’Ostia e lui di certo non rifiutò, pur essendo divorziato e risposato civilmente. Il 18 aprile di quest’anno si torna sulla scena del delitto. Inizia ad essere pubblicata sui giornali e su Internet la notizia che Berlusconi, presente ai funerali di Raimondo Vianello, abbia ricevuto la Comunione, pur essendo divorziato anche dalla seconda moglie. Il caso suscitò l’indignazione di tanti giornalisti e fedeli cattolici e addirittura un avvocato di Benedetto del Tronto inviò una lettera al Papa per chiedergli spiegazioni. Fortunatamente l’Arcivescovo Rino Fisichella spiegò questa disparità di trattamento, ma purtroppo lo fece in modo alquanto bislacco: “Il presidente Berlusconi essendosi separato dalla seconda moglie, la signora Veronica, con la quale era sposato civilmente, è tornato ad una situazione, diciamo così, ex ante. Il primo matrimonio era un matrimonio religioso. E’ il secondo matrimonio, da un punto di vista canonico, che creava problemi. E’ solo al fedele separato e risposato che è vietato comunicarsi, poiché sussiste uno stato di permanenza nel peccato. A meno che, ovviamente, il primo matrimonio non venga annullato dalla Sacra Rota. Ma se l’ostacolo viene rimosso, nulla osta”. Capito? Se ti sposi in Chiesa, divorzi, ti risposi in Comune e divorzi di nuovo, allora per la Chiesa Cattolica è tutto a posto, sine peccato. Berlusconi però, e non solo nelle assenze dalle aule dei Tribunali, è recidivo. Il 5 gennaio si sono svolti a Roma i funerali dell’alpino Matteo Miotto e Berlusconi ha nuovamente ricevuto il Corpo di Cristo senza se e senza ma del celebrante. Sarebbe un quantomeno vergognoso attacco alla moralità cristiana solo così. Ma Berlusconi è un uomo del fare e non si accontenta. Il video della bestemmia di Berlusconi ha ormai fatto il giro del mondo ma il solito Monsignor Fisichella ci avverte:”Bisogna sempre in questi momenti saper contestualizzare le cose e, certamente, non bisogna da un lato diminuire la nostra attenzione, quando siamo persone pubbliche, a non venir meno a quello che e’ il nostro linguaggio e la nostra condizione; dall’altra credo che in Italia dobbiamo essere capaci di non creare delle burrasche ogni giorno per strumentalizzare situazioni politiche che hanno già un loro valore piuttosto delicato” Come,dove e cosa non debba essere strumentalizzato non ci è dato di sapere. Invece di aspettare l’illuminazione Divina però basterebbe leggere i giornali. Qualche titolo, in vari periodi degli ultimi anni:

La escort Nadia: «Incontri con Berlusconi. Il premier mi diede 10 mila euro. Lo vidi nell’aprile 2009. Eravamo circa 25 ragazze. Nelle stanze in Sardegna c’era dell’erba da fumare» (Corriere, 3 novembre 2010)

Barbara racconta le visite a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa. «Dopo la cena io me ne andai. Patrizia, che faceva la escort, restò col presidente», «Tutte lo chiamavano Papi», «E’ stato simpaticissimo mi ha regalato dei gioielli e una busta con una cifra generosa solo per la presenza» (Repubblica, 20 giugno 2009)

Escort tells all about night with Italian’s Prime Minister in book” (NyPost, 25 novermbre 2009)

Berlusconi e la minorenne inchiesta con giallo a Milano” (la Stampa, 27 ottobre 2010)

L’harem di Berlusconi. Jet privati, gioielli in regalo, gettone di presenza e shopping offerto. Così 50 ragazze sono state radunate per il Capodanno di Villa Certosa. Dove il Cavaliere le ha intrattenute tra politica, canti e balli” (inchiesta de l’Espresso, 28 maggio 2009)

E questi sono solo alcuni della miriade di articoli, scoop, inchieste, video, foto e audio di tutte le Papi Girls. Come le stesse avvenenti ragazzi rivelano poi, il magnanimo Premier (che non tentenna a dirselo da solo “”Sono il Gesù Cristo della politica”, “Ho un cuore d’oro”) ambisce proprio a “conquistarle”: anelli, bracciali, collane, orecchini, jet privati, comparsate nei programmi Mediaset, shopping offerto da lui, champagne, festini, anelli e, amaro in fundo, incarichi istituzionali.

Che dire, in nomine patris et filii et spiritus sancti. Andate in pace. Amen.

 

Di Giovanni Ugo.

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