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Povero Silvio!

Ieri è passata l’abrogazione delle quattro leggi del referendum, con un’affluenza alle urne che non si vedeva da quindici anni. Molti ora sostengono che chi ha vinto sarebbe il centrosinistra, altri affermano che abbia vinto l’antiberlusconismo e altri ancora, il web. In ogni caso si deve festeggiare. Qualunque sia stata la molla che ha fatto scattare questa presa di coscienza, dimostra che l’Italia è diventata più curiosa nei confronti della politica. Da molto tempo ormai i giovani erano abituati ad uno sguardo di diffidenza per tutto ciò che accadeva alle cariche più alte dello stato, ma pare che ora qualcosa sia cambiato. Tutto è più vicino e facile da comprendere grazie a quotidiani con un’edizione anche online, a giornalisti e bloggers che cercano di spiegare e convincere con parole semplici, telegiornali e programmi di approfondimento che non sono più il terreno di gioco di soporiferi veterani della politica, ma di reporters e di “comici” che, con la loro satira ben congegnata riassumono in pochi minuti settimane di avvenimenti. Anche se avessero ragione quelli che dicono che a vincere sarebbe stato il centrosinistra non fanno ben sperare per il futuro le ormai classiche immagini di un Bersani che, con un sorriso gelido, chiede le dimissioni di Berlusconi e di un Di Pietro che, dopo mesi a dire che questi avvenimenti servono per chiudere un’era, si gira indietro e smentisce tutto (“non è contro il governo ma per la democrazia”); poi c’è Vendola, che solo per un’intervista del leader del PD, si mette a puntare i piedi per far ascoltare anche la sua versione. Ci sono persone che non sanno perdere, ma ci sono anche persone che non sanno vincere. Questi personaggi sono l’esempio lampante di gente non in grado di capire che solo restando uniti riuscirebbero realmente a creare qualcosa di buono per il paese.
Tuttavia anche il peso dell’antiberlusconismo si è fatto sentire durante questo weekend: molti voti sono arrivati da destra e dimostrano che certe persone non ne possono davvero più di sentir parlare ai telegiornali dell’ultima barzelletta raccontata dal Cavaliere ad un incontro tra gli uomini (e le donne) più potenti del mondo. Che sia davvero la fine di un’epoca? Lascio volontariamente la domanda in sospeso.
Ora vediamo chi ha detto cosa. Berlusconi ieri non ha lasciato che nessun giornalista gli facesse domande troppo specifiche ed ha tentato, invano, di fare come se nulla fosse successo, come se il risultato ottenuto se lo aspettasse e non significasse nulla dal punto di vista politico. Ormai il paragone con Craxi non glielo toglie più nessuno, le similitudini sono troppe. La Lega, come sempre negli ultimi tempi, ha voltato le spalle all’alleato e ora tutti aspettano il ritrovo annuale di Pontida per capire cosa succederà da qui in avanti. Molti dei suoi sono addirittura andati a votare, come ha fatto, senza alcuna vergogna, Zaia. Recentemente il Carroccio è apparso più vicino ai suoi sostenitori e mosso da più buonsenso dei pidiellini, tanto che Calderoli non manca di far loro notare le ultime “sberle in faccia” prese e sottolinea che non si può continuare così. Poi c’è la Santanchè, che riconosce sì una sconfitta del suo partito, ma a cui preme di più far notare ai festeggianti del PD che non sono stati di certo loro a imporsi, ma che questo risultato è tutto merito di IDV e SEL. Se proprio non può far festa, che almeno la rovini a chi un po’ ci credeva.
Fonti e approfondimenti:
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Politica e zuppa di lenticchie.

Fermento, movimento. Nel calderone di zuppa di lenticchie ammuffite della politica italiana l’acqua ricomincia a bollire. I vapori cancerogeni salgono entusiasti. E le lenticchie, mentre rotolano e si dimenano, scuociono. Sporgiamoci sopra il pentolone, magari con una mascherina antigas e un paio di occhiali protettivi, per vedere chi sale tra le bolle e chi scende, inesorabilmente, verso il fondo bollente del pentolone in acciaio Inox.

Terzo Polo. Emozionante iniziativa del pentavirato Fini-Casini-Rutelli-Lombardo-Melchiorre è definito anche Polo della Nazione. Si propone come un’unione modernista tra il Terzo Reich rappresentato in Italia dal camerata Mussolini e il Polo delle libertà berlusconiano del ’94. Fini si occuperà dell’ideologia (post-)fascista, delle censure preventive della stampa e delle leggi razziali, che però, in sintonia con la pacatezza centrista e la moderazione che contraddistingue il gruppo parlamentare si chiameranno “Disegni di legge, leggi, decreti, decreti attuativi, proroghe e revisioni sull’argomento sui quale vogliamo scrivere, discutere e ridiscutere i sopracitati disegni di legge, leggi, decreti, decreti legge, decreti attuativi, proroghe e revisioni, però ci sono stati tagli alla Pubblica Amministrazione per cui è finito l’inchiostro per scrivere il titolo, vedremo.”. Casini invece, attingendo alla fonte Cuffaro, tenterà di riportare in Parlamento quella serena aria di mafia, mandolino e tentati condoni che si respirava con il partito fondato da Dell’Utri, Apicella e Berlusconi.

Lega Bersani. Il Senatùr si è sentito toccare nel profondo dalle dolci paroline di Bersani sul federalismo. Gli sono tornati in menti i bei tempi in cui, come ricorda RadioPadania, Bersani beveva salubre acqua del Po’ e mangiava deliziosi salsicciotti di puro suino padano ai comizi leghisti. «Il verde nel logo del Pd c’è già, basta solo aggiungerne un po’ e togliere quell’odioso rosso!», ha mugugnato entusiasta il Bossi. Matteo Salvini, dell’area moderata della Lega («i topi sono più facili da debellare che i rom», per dire), si è detto favorevole. I maldicenti parlano però di trattative sottobanco tra Salvini e PierLuigi Bersani, soprannominato “Pirla” dai simpatici comizianti leghisti, per ottenere più fondi per debellare i rom, la qual cosa, a quanto pare,«ha creato problemi alle comunità di onesti topi padani».

Nuova Dc. Un revival storico che potrebbe finalmente spazzare via l’evidente inesperienza politica dei parlamentari under 70. Alcune nomine presentate dal gruppo: Andreotti, dopo esserlo stato sette volte, si ricandiderà a Presidente del Consiglio, sicuro del sostegno delle ricerche di Berlsusconi e don Verzè sull’elisir di lunga vita e sulla pietra filosofale; in lizza per l’ambitissimo Ministero dell’Economia il grande finanziere Michele Sindona (resuscitato per l’occasione dal sopracitato duo dei miracoli) e i cugini Salvo, pure loro tornati in vita; per il Ministero della Difesa, che verrà rinominato Attacco, viene proposto Stefano Bontate, «Io», dichiara eccitato, «di armi e di bombe me ne intendo». Il ventaglio di nomi per i vari Ministeri resta comunque ampio: Tano Badalamenti, Vito Ciancimino, Salvo Lima, Leoluca Bagarella. Per gli altri, la segreteria di partito ci informa di chiedere ad un certo Totò u Cùrtu. «In conclusione», recita infervorato Andreotti dal palchetto allestito per l’occasione a “Il Pensionato. Premiata bocciofila dall’inizio dei tempi”, davanti ad un folto pubblico di due vedove non-udenti con i loro cani da accompagnamento e il barista centoduenne, intento a riordinare succhi di frutta all’olio di ricino scaduti dagli anni ’20, «questa nuova Dc, sulle orme della recente nuova P2, si impegnerà a portare nella politica una nuova puzza di vecchio e di marcio, come non l’avete mai sentita.».

Santa Alleanza. Chiamata anche L’arca di Noè per i variegati gusti politici che ospiterebbe: dal puffo, all’amarena, dal pistacchio alla cassata. Ufficialmente non piace a nessuno, nessuno la vuole, eppure tutti ci pensano. Come successe, appunto, per l’arca di Noè. Che credevate? Che gli animali sorridessero felici all’idea di imbarcarsi per mesi e mesi su un barcone di legno vivendo tra le proprie feci? Che credevate? Che fosse stato come stare ad un divertente pigiama-party essere di fianco alla gabbia delle zanzare che mordevano le scimmie che pizzicavano le tigri che ringhiavano ai leoni che ruggivano agli elefanti che spruzzavano acqua alle giraffe che scalciavano le zebre che mordevano i cani che abbaiavano alle galline che si mangiavano i vermetti? Di certo non avrebbero voluto salirci. Ed escludendo il divino, l’unica motivazione resta l’istinto di sopravvivenza.

Che i nostri politici, visti l’Egitto, la Tunisia e la Libia, abbiano un qualche sentore di diluvio universale?

 

Di Giovanni Ugo.

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