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Una settimana di fuoco per B.

Per Berlusconi la settimana è iniziata molto male e molto in anticipo: domenica (23 ottobre 2011, ndr) ha avuto luogo il vertice dei Capi dei 27 stati europei che avrebbero dovuto principalmente decretare se promuovere o no le decisioni prese fino a quel giorno dall’Italia in tema di economia. Mentre il nostro Presidente del Consiglio se ne usciva tranquillo dall’assemblea rassicurando i cronisti sul buon esito del giudizio, gli altri Primi Ministri mal celavano un certo scetticismo a proposito della fiducia fino a questo momento garantitaci. Entreranno nella storia le immagini che ritraggono Merkel e Sarkozy mentre si lanciano un’occhiata complice e derisoria durante la conferenza stampa indetta per quel giorno. Lasciando ad altri decidere se il comportamento dei due sia stato o no opportuno, possiamo di certo dire che la nostra reputazione all’estero non è delle migliori e che forse quello che ha fatto il nostro Governo fino ad oggi non è stato tanto buono quanto qualcuno di noi credeva. Il presidente francese e la cancelliera tedesca si sono trovati d’accordo nell’affermare che l’Italia in questo momento si trova allo stesso livello della Grecia e che, per questo motivo, deve trovare il modo di rassicurare l’Unione Europea entro mercoledì 26 ottobre, cioè al prossimo incontro a Bruxelles.

Il giorno seguente Berlusconi non si è potuto presentare all’udienza per il caso Mills, proprio per queste ragioni, ma non è neppure riuscito a trovare una soluzione per i problemi del suo paese. Durante tutta la giornata si sono tenuti incontri a Palazzo Grazioli tra i principali esponenti della maggioranza che hanno portato ad un nulla di fatto. L’agenzia ANSA, a fine giornata, lascia trapelare indiscrezioni a proposito di una bozza di decreto legge composto da dodici condoni di vario genere ed una legge ad personam che riguarderebbe la spartizione dell’eredità del nostro Presidente del Consiglio. Proprio mentre arrivava la smentita del ministro Romani viene divulgata una delle copie di cui ora, però, non si parla più.

Anche oggi i vertici a Palazzo Grazioli non hanno avuto esito positivo a causa delle divisioni interne al PdL e, soprattutto, all’irremovibilità della Lega riguardo le pensioni. Fin da questa estate il Premier avrebbe desiderato aumentare l’età necessaria per andare in pensione, ma ha sempre trovato Bossi fermo e risoluto, appoggiato da tutto il suo partito e anche dal suo elettorato. Questa scena può sembrar non del tutto nuova ai meno giovani: già nel 1994 si è assistito a qualcosa di simile quando lo stesso partito fece crollare il primo governo Berlusconi. Il Senatùr si dice pronto a ripetere la stessa mossa. Stamattina il Presidente della Repubblica ha  invitato il Cavaliere e tutto il Consiglio dei Ministri a definire gli annunci che aveva fatto in vista del prossimo incontro con i Capi di Stato dell’Unione Europea. Come se non bastasse il Financial Times ha portato in evidenza che se il nostro Paese non prenderà decisioni serie è molto probabile che possa essere “commissariato” direttamente da Bruxelles. Questa sarebbe la cosa peggiore per un paese fondatore dell’Ue e della moneta unica come il nostro.

In conclusione in questi tre giorni di intenso lavoro da parte delle nostre massime autorità non siamo riusciti a risolvere nessuno dei grandi problemi che affliggono l’Italia. Domani, al vertice europeo, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si presenterà con in mano solo una lettera. Il nostro futuro è nelle mani degli altri stati europei. La nostra immagine internazionale non ne resterà indenne neanche stavolta.

 

Politica e zuppa di lenticchie.

Fermento, movimento. Nel calderone di zuppa di lenticchie ammuffite della politica italiana l’acqua ricomincia a bollire. I vapori cancerogeni salgono entusiasti. E le lenticchie, mentre rotolano e si dimenano, scuociono. Sporgiamoci sopra il pentolone, magari con una mascherina antigas e un paio di occhiali protettivi, per vedere chi sale tra le bolle e chi scende, inesorabilmente, verso il fondo bollente del pentolone in acciaio Inox.

Terzo Polo. Emozionante iniziativa del pentavirato Fini-Casini-Rutelli-Lombardo-Melchiorre è definito anche Polo della Nazione. Si propone come un’unione modernista tra il Terzo Reich rappresentato in Italia dal camerata Mussolini e il Polo delle libertà berlusconiano del ’94. Fini si occuperà dell’ideologia (post-)fascista, delle censure preventive della stampa e delle leggi razziali, che però, in sintonia con la pacatezza centrista e la moderazione che contraddistingue il gruppo parlamentare si chiameranno “Disegni di legge, leggi, decreti, decreti attuativi, proroghe e revisioni sull’argomento sui quale vogliamo scrivere, discutere e ridiscutere i sopracitati disegni di legge, leggi, decreti, decreti legge, decreti attuativi, proroghe e revisioni, però ci sono stati tagli alla Pubblica Amministrazione per cui è finito l’inchiostro per scrivere il titolo, vedremo.”. Casini invece, attingendo alla fonte Cuffaro, tenterà di riportare in Parlamento quella serena aria di mafia, mandolino e tentati condoni che si respirava con il partito fondato da Dell’Utri, Apicella e Berlusconi.

Lega Bersani. Il Senatùr si è sentito toccare nel profondo dalle dolci paroline di Bersani sul federalismo. Gli sono tornati in menti i bei tempi in cui, come ricorda RadioPadania, Bersani beveva salubre acqua del Po’ e mangiava deliziosi salsicciotti di puro suino padano ai comizi leghisti. «Il verde nel logo del Pd c’è già, basta solo aggiungerne un po’ e togliere quell’odioso rosso!», ha mugugnato entusiasta il Bossi. Matteo Salvini, dell’area moderata della Lega («i topi sono più facili da debellare che i rom», per dire), si è detto favorevole. I maldicenti parlano però di trattative sottobanco tra Salvini e PierLuigi Bersani, soprannominato “Pirla” dai simpatici comizianti leghisti, per ottenere più fondi per debellare i rom, la qual cosa, a quanto pare,«ha creato problemi alle comunità di onesti topi padani».

Nuova Dc. Un revival storico che potrebbe finalmente spazzare via l’evidente inesperienza politica dei parlamentari under 70. Alcune nomine presentate dal gruppo: Andreotti, dopo esserlo stato sette volte, si ricandiderà a Presidente del Consiglio, sicuro del sostegno delle ricerche di Berlsusconi e don Verzè sull’elisir di lunga vita e sulla pietra filosofale; in lizza per l’ambitissimo Ministero dell’Economia il grande finanziere Michele Sindona (resuscitato per l’occasione dal sopracitato duo dei miracoli) e i cugini Salvo, pure loro tornati in vita; per il Ministero della Difesa, che verrà rinominato Attacco, viene proposto Stefano Bontate, «Io», dichiara eccitato, «di armi e di bombe me ne intendo». Il ventaglio di nomi per i vari Ministeri resta comunque ampio: Tano Badalamenti, Vito Ciancimino, Salvo Lima, Leoluca Bagarella. Per gli altri, la segreteria di partito ci informa di chiedere ad un certo Totò u Cùrtu. «In conclusione», recita infervorato Andreotti dal palchetto allestito per l’occasione a “Il Pensionato. Premiata bocciofila dall’inizio dei tempi”, davanti ad un folto pubblico di due vedove non-udenti con i loro cani da accompagnamento e il barista centoduenne, intento a riordinare succhi di frutta all’olio di ricino scaduti dagli anni ’20, «questa nuova Dc, sulle orme della recente nuova P2, si impegnerà a portare nella politica una nuova puzza di vecchio e di marcio, come non l’avete mai sentita.».

Santa Alleanza. Chiamata anche L’arca di Noè per i variegati gusti politici che ospiterebbe: dal puffo, all’amarena, dal pistacchio alla cassata. Ufficialmente non piace a nessuno, nessuno la vuole, eppure tutti ci pensano. Come successe, appunto, per l’arca di Noè. Che credevate? Che gli animali sorridessero felici all’idea di imbarcarsi per mesi e mesi su un barcone di legno vivendo tra le proprie feci? Che credevate? Che fosse stato come stare ad un divertente pigiama-party essere di fianco alla gabbia delle zanzare che mordevano le scimmie che pizzicavano le tigri che ringhiavano ai leoni che ruggivano agli elefanti che spruzzavano acqua alle giraffe che scalciavano le zebre che mordevano i cani che abbaiavano alle galline che si mangiavano i vermetti? Di certo non avrebbero voluto salirci. Ed escludendo il divino, l’unica motivazione resta l’istinto di sopravvivenza.

Che i nostri politici, visti l’Egitto, la Tunisia e la Libia, abbiano un qualche sentore di diluvio universale?

 

Di Giovanni Ugo.

Una Costituzione violata.

A  Roma, il 27 dicembre 1947, Enrico de Nicola con la controfirma di Umberto Terracini e dell’allora Presidente del Consiglio Alcide de Gasperi, firma la Costituzione italiana. Entra in vigore la legge fondamentale dello Stato, appunto la Costituzione.

Credo che la Costituzione sia (purtroppo, dovrebbe essere) un po’ come il DNA del Paese. Una sorta di codice insito in ognuno di noi che dal ’47 è anche sulla carta così come il DNA ora è nei microscopi dei ricercatori. Un codice etico, simile a quello genetico, per il quale ci distinguiamo dal duro regno animale e grazie al quale ci siamo evoluti, partendo dalla legge del taglione del codice di Hammurabi e arrivando ai concetti di pena giusta e di separazione delle carriere. La Costituzione rappresenta la nostra storia ed il nostro futuro perché descrive concetti molto superiori all’azione corrosiva del tempo. In conclusione la Costituzione italiana è un elemento di coscienza civile irrinunciabile per ogni cittadino degno di essere chiamato tale.

Ci sono degli uomini, quelli che Salvatore Borsellino dal palco del secondo No B Day ha chiamato “stupratori della democrazia”, che oltre alla democrazia hanno stuprato pure la Costituzione. Non solo uomini di Governo, ma anche normalissimi cittadini, poliziotti, istituzioni, che stanno portando avanti da anni un’azione di distruzione totale, di annullamento e di annientamento dei principi costituzionali. Per poter fare tutto questo è necessaria una propaganda di disinformazione spaventosa: tutti i discorsi, molti giornali e soprattutto l’intero (o quasi) sistema televisivo italiano erano e sono controllati ad arte perché i cittadini dimentichino, anzi perdano di vista la Costituzione, scialuppa di salvataggio per l’onore e la morale del nostro Paese, scogliera insuperabile e funesta per la politica corrotta, puttaniera e mafiosa.

Per capire come e quanto questo bellissimo libretto che ci invidia tutto il mondo, sia stato deturpato basta poco. Basta leggerlo:

Art. 1- L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. […]

Fondata sul lavoro”. Andatelo un po’ a chiedere ai trecentomila precari o a quel 30% di giovani preparatissimi ma disoccupati. Ve lo diranno loro, che in Italia il lavoro non c’è nemmeno a volerlo per favorire lo sfruttamento e il capitalismo dei magnaccioni.

Art. 2- La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazione sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Pensate ai campi di rom che sono stati smantellati (fortuna non hanno ascoltato Borghezio che li voleva bruciare), pensate ai bambini che sono stati schedati, pensate agli immigrati in Sicilia che vengono trattati come schiavi dalla mafia nei campi di arance e di pomodori, pensate agli operai che a Brescia son dovuti restare per giorni e giorni su una gru per farsi ascoltare e ora son di nuovo nell’ombra. Mentre succede tutto questo, lo Stato dov’è?

Art. 3- Tutti i cittadini son eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di lingua, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

I padri costituenti non conoscevano Berlusconi se no avrebbero aggiunto, in basso a destra “La legge è uguale per tutti, ma se i giudici sono comunisti allora vanno esclusi dai processi gli evasori, i mafiosi, i corruttori e tutti gli altri reati di Silvio”. I gay la Lega li chiama “culattoni” e dice di volerne fare “pulizia”, gli immigrati la Lega li chiama “merdaccia levantina e mediterranea” e li vuole “mandare via a calci nel culo fuori dall’Italia e dalla Padania”, che tra l’altro non esiste. Anche la Chiesa cattolica ha detto che i gay sono uno dei principali problemi nel mondo (che sensibilità umana il Papa, riesce a parlare dei problemi nel mondo senza usare la parola “guerre” o la parola “fame”).

Art. 4- La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. […]

Qui Tremonti ci dovrebbe spiegare qualcosa sull’economia in dissesto, mentre i cassintegrati non arrivano a fine mese e gli immigrati, magari in Italia da 10 anni, continuano a lavorare in nero, non certo per colpa loro.

Art. 5- La Repubblica, una e indivisibile, […]

Il ministro Bossi invoca la secessione. No comment.

Art. 7- Lo Stato e la Chiesa sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. […]

Al premier Berlusconi, divorziato, puttaniere e pure pedofilo viene data senza problemi la comunione, in pompa magna al Vaticano. A Piergiorgio Welby, sposato in Chiesa, cittadino onesto fino al midollo, uomo che mai si è arreso di fronte alla forza, anche psicologica, di una malattia degenerativa come la distrofia muscolare, quando decide, insieme alla compagna di vita Mina, di porre la parola fine allo stato vegetativo (poteva parlare grazie allo spostamento degli occhi su un computer) che come dice lui stesso non era più vita, ma sopravvivenza delle cellule, la Chiesa gli nega i funerali cattolici. Altro elemento di sottomissione dei politici italiani alla macchina raccogli-voti della Chiesa è l’assenza dell’Ici e le agevolazioni fiscali. Per concludere in bellezza lo Stato italiano, indipendente com’è, regala alla Chiesa tutto il Giubileo, pagato con soldi pubblici, e usando la Protezione Civile (Spa).

Art. 9- La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

8 miliardi di tagli alla scuola pubblica e riforme assurde, da propaganda televisiva in stile Tg1. Ricerca e università sono inutili per la ministra Gelmini (sarà che lei non le ha mai frequentate) e anche lì tagli e riforme devastanti. Quando gli studenti protestano poi, sono solo “vecchi slogan”. Il poeta ministro Bondi fa crollare Pompei, il centro storico aquilano non ha ancora luce, il Veneto è alluvionato. Per fortuna, Tremonti ci aveva avvertiti, “la cultura non si mangia”.

Art. 11- L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Ma il ministro La Russa spende 29 miliardi per comprare nuovi caccia F35 e nuovi elicotteri per poter andare in Afghanistan a continuare la nostra meravigliosa “missione di pace”. Qualche scettico si chiederà che pace possiamo portare con le bombe, ma Berlusconi sembra fiducioso “meglio guardare belle ragazze che essere gay!”, aspettate, che c’entra questo? Nulla, ma sapete, Silvio è ancora un ragazzino, a lui piace scherzare su tutto.

Art. 12- La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Bossi, con il tricolore, ci si “pulisce il culo”. Gentilini lo brucia.

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione “, Piero Calamandrei.

Povera Italia, se ti vedesse Garibaldi non ci penserebbe due volte a riunirti.

Tra poco ci sarà il 150enario dell’Unità d’Italia. Vi prego, riprendiamocela.

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