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Povero Silvio!

Ieri è passata l’abrogazione delle quattro leggi del referendum, con un’affluenza alle urne che non si vedeva da quindici anni. Molti ora sostengono che chi ha vinto sarebbe il centrosinistra, altri affermano che abbia vinto l’antiberlusconismo e altri ancora, il web. In ogni caso si deve festeggiare. Qualunque sia stata la molla che ha fatto scattare questa presa di coscienza, dimostra che l’Italia è diventata più curiosa nei confronti della politica. Da molto tempo ormai i giovani erano abituati ad uno sguardo di diffidenza per tutto ciò che accadeva alle cariche più alte dello stato, ma pare che ora qualcosa sia cambiato. Tutto è più vicino e facile da comprendere grazie a quotidiani con un’edizione anche online, a giornalisti e bloggers che cercano di spiegare e convincere con parole semplici, telegiornali e programmi di approfondimento che non sono più il terreno di gioco di soporiferi veterani della politica, ma di reporters e di “comici” che, con la loro satira ben congegnata riassumono in pochi minuti settimane di avvenimenti. Anche se avessero ragione quelli che dicono che a vincere sarebbe stato il centrosinistra non fanno ben sperare per il futuro le ormai classiche immagini di un Bersani che, con un sorriso gelido, chiede le dimissioni di Berlusconi e di un Di Pietro che, dopo mesi a dire che questi avvenimenti servono per chiudere un’era, si gira indietro e smentisce tutto (“non è contro il governo ma per la democrazia”); poi c’è Vendola, che solo per un’intervista del leader del PD, si mette a puntare i piedi per far ascoltare anche la sua versione. Ci sono persone che non sanno perdere, ma ci sono anche persone che non sanno vincere. Questi personaggi sono l’esempio lampante di gente non in grado di capire che solo restando uniti riuscirebbero realmente a creare qualcosa di buono per il paese.
Tuttavia anche il peso dell’antiberlusconismo si è fatto sentire durante questo weekend: molti voti sono arrivati da destra e dimostrano che certe persone non ne possono davvero più di sentir parlare ai telegiornali dell’ultima barzelletta raccontata dal Cavaliere ad un incontro tra gli uomini (e le donne) più potenti del mondo. Che sia davvero la fine di un’epoca? Lascio volontariamente la domanda in sospeso.
Ora vediamo chi ha detto cosa. Berlusconi ieri non ha lasciato che nessun giornalista gli facesse domande troppo specifiche ed ha tentato, invano, di fare come se nulla fosse successo, come se il risultato ottenuto se lo aspettasse e non significasse nulla dal punto di vista politico. Ormai il paragone con Craxi non glielo toglie più nessuno, le similitudini sono troppe. La Lega, come sempre negli ultimi tempi, ha voltato le spalle all’alleato e ora tutti aspettano il ritrovo annuale di Pontida per capire cosa succederà da qui in avanti. Molti dei suoi sono addirittura andati a votare, come ha fatto, senza alcuna vergogna, Zaia. Recentemente il Carroccio è apparso più vicino ai suoi sostenitori e mosso da più buonsenso dei pidiellini, tanto che Calderoli non manca di far loro notare le ultime “sberle in faccia” prese e sottolinea che non si può continuare così. Poi c’è la Santanchè, che riconosce sì una sconfitta del suo partito, ma a cui preme di più far notare ai festeggianti del PD che non sono stati di certo loro a imporsi, ma che questo risultato è tutto merito di IDV e SEL. Se proprio non può far festa, che almeno la rovini a chi un po’ ci credeva.
Fonti e approfondimenti:

Non è un paese per gay.

Questo pomeriggio, navigando in Rete, mi è capitato sotto gli occhi un articolo di Alessandro Capriccioli. Titolo: I campioni dell’omofobia. L’autore ha raccolto una serie di tristi e spaventose dichiarazioni omofobe di svariati politici. Tra luoghi comuni e follie discriminatorie, i politici mettono a nudo tutta la loro piccolezza mentale. Nel Rapporto 2010 sulla situazione dei diritti umani nel mondo, Amnesty International aveva già denunciato questa situazione. “Ci sono state nuove violente aggressioni omofobe”, scrivono quelli di Amnesty, i “commenti dispregiativi e discriminatori formulati da politici nei confronti di rom, migranti e persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender hanno alimentato un clima di crescente intolleranza” e “a causa di una lacuna legislativa, le vittime di reati di natura discriminatoria basati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere non hanno avuto la stessa tutela delle vittime di reati motivati da altre tipologie di discriminazione”. Pochi giorni fa anche il Presidente Napolitano, dopo un incontro con dei rappresentanti di Amnesty, ha rilasciato importanti dichiarazioni a riguardo: «comportamenti ostili nei confronti di persone con orientamenti sessuali diversi. Si tratta di atteggiamenti che contrastano con i dettami sia della nostra costituzione, sia della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Non dobbiamo quindi ignorare l’invito del Parlamento Europeo a trovare misure efficaci per abbattere anche questo tipo di discriminazioni. E, mentre da una parte deve essere apprezzata l’apertura di imprese italiane e straniere nei confronti di persone con diversi orientamenti sessuali e diverse unioni di vita, dall’altra, occorre denunciare e contrastare in tutte le sedi, e innanzitutto in sede politica, con costanza e con fermezza le aggressioni fisiche, gli atti di bullismo, le provocazioni verbali, quali quelle che hanno investito anche un autorevole membro del Parlamento Italiano. […] E non bisogna sottovalutare i rischi che l’abitudine all’uso nel discorso pubblico di allusioni irriverenti, lesive della dignità delle persone, contribuiscano a nutrire il terreno sul quale l’omofobia si radica. L’ostentazione in pubblico di atteggiamenti di irrisione nei confronti di omosessuali è inammissibile in società democraticamente adulte. In altri paesi democratici persone che hanno dichiarato i loro orientamenti omosessuali hanno potuto raggiungere posizioni di grande rilievo, ricoprire alte cariche anche pubbliche. Un percorso di superamento di timori e rimozioni, nonchè di ostacoli alle carriere, è stato avviato da tempo anche in Italia, ma il nostro è un cammino che appare ancora lungo e difficile. Perciò è importante che la battaglia contro l’omofobia e le discriminazioni che ne derivano non sia condotta solo ad opera di meritorie avanguardie, ma divenga un ben più vasto impegno civile. Non disperdiamo un prezioso patrimonio di libertà e di tolleranza, guadagnato nel corso della nostra storia. Mancheremmo di rispetto nei confronti di chi, per costruire quel patrimonio, ha saputo battersi con intelligenza, rischiare di persona con coraggio».

==>Ecco le “perle” omofobe di alcuni politici italiani:

Roberto Calderoli (Lega Nord)

La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni

Non sopporto che, per difendere i loro diritti, gli omosessuali vadano in piazza conciati da checche

Il buon Dio ha fatto Adamo ed Eva e non Adamo e Giuseppe o Eva e Carla, per cui qualunque riconoscimento di famiglia fra Adamo e Giuseppe o tra Eva e Carla e’ un atto contro il buon Dio, contro la natura e soprattutto contro la famiglia, quella vera basata sull’amore e non sul solo rapporto sessuale. Abbiamo rifiutato, come nazione, gli ogm, gli organismi geneticamente modificati, in campo alimentare, ma poi andiamo ad autorizzare gli odg, gli organismi deviati non geneticamente. Vergogna!

E’ incredibile e paradossale che per poter essere tutelati e coccolati da questo governo e da questa Finanziaria ci si debba dichiarare delinquenti, drogati o culattoni, e quindi diversi

Gianfranco Fini (Fli)

Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro? Io dico di no, perché ritengo che non sia educativo nei confronti dei bambini

Giancarlo Genitilini (Lega Nord)

Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che so che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili

Paola Binetti (Udc)

L’omosessualità è una devianza della personalità. Un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico

Renzo Bossi (Lega Nord)

Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga

Mara Carfagna (Pdl)

Non c’e’ nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che sono costituzionalmente sterili

Rosy Bindi (Pd)

Meglio che un bambino cresca in Africa con la sua tribù che con una coppia di omosessuali

Pier Gianni Prosperini (ex An)

I gay garrotiamoli, ma non con la garrota spagnola, il collare che stringe lentamente la gola. Ma quella indiana degli Apache: cinghia di cuoio legata intorno alle tempie che asciugandosi al sole si stringe ancora

Sui gay bisognerebbe usare il napalm

Alessandra Mussolini (Pdl)

Meglio fascista che frocio

Mirko Tremaglia (Fli)

Povera Europa: i culattoni sono in maggioranza

Silvio Berlusconi (Pdl, Presidente del Consiglio)

I gay sono tutti dall’altra parte

Meglio essere appassionati di belle ragazze che essere gay

Clemente Mastella (ex Ulivo, ex Pdl, Popolari per il Sud)

Se cresce il mio partito non ci saranno né pacs, né pics, né pocs

Le unioni di fatto? Sì al riconoscimento dei diritti per le coppie eterosessuali. Ma il problema sono i gay

Ignazio La Russa (Pdl)

Una cosa sono i diritti individuali, e un’altra è equiparare il matrimonio naturale tra persone di sesso diverso con quello tra persone dello stesso sesso, finalizzato alla procreazione, perché quella è la ragione del fatto che il matrimonio sia protetto dal diritto pubblico: di questo non se ne parla

Rocco Buttiglione (Udc)

Sul piano politico e sociale sono contro ogni discriminazione contro i gay. Ma moralmente penso che [essere gay] sia sbagliato. Come non pagare le tasse

Umberto Bossi (Lega Nord)

Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni

[Bossi ammette di aver espulso dal partito un ragazzo perchè era:] Un ragazzo per bene ma era omosessuale. Quanti partiti democratici hanno omosessuali dichiarati, cioè donnicciole, nei loro posti chiave? Un omosessuale è persona di tolleranza fragile, instabile

La famiglia eterosessuale va difesa da chi vuole creare una dittatura massonica-comunista mondiale. Se passano le famiglie omosessuali che non hanno figli è necessaria l’immigrazione, e con essa l’ideologia che riesce a scardinare l’identità dei popoli. Se ritorna invece la famiglia eterosessuale, e con essa i figli, vincono i popoli e la democrazia

No alla famiglia omosessuale. Noi tolleriamo la diversità ma non accettiamo la dittatura di un modello sessuale artificiale

Matteo Salvini (Lega Nord)

I trans sono cessi immondi ed aborti della natura

Daniela Santanchè (Pdl)

Sono certa che tutti i genitori italiani sperano di avere figli eterosessuali

Pier Ferdinando Casini (Udc)

Altre forme di convivenza sono di serie B rispetto alla famiglia

Massimo D’Alema (Pd)

No, non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali, perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento

Maurizio Gasparri (Pdl)

E’ indegno che un drappello di ministri partecipi a una manifestazione vergognosa come il gay pride

Carlo Giovanardi (Pdl)

Se uno è omosessuale è affare suo, ma se fa apertamente coming out non è più affare suo, la sua omosessualità diventa un manifesto politico

Il Bunga Bunga va bene, purché sia tra uomo e donna [bunga-bunga significa stupro anale punitivo, nda]

Luca Volontè (Udc)

Disgustoso strumentalizzare da parte di omosessuali politici la morte del ragazzo di Torino per giustificare la massiccia campagna di omosessualizzazione scolastica avviata dall’Arcigay

I fondatori della psicologia moderna descrivono l’omosessualità come patologia clinica

Giulio Andreotti (Udc, Svp e Autonomie)

Se la cosiddetta modernità vuol dire che addirittura si possa legiferare sulle unioni tra persone dello stesso sesso, si è veramente fuori dal giusto. Nel disegno di legge [quello sui Dico che veniva discusso in quei giorni, nda] c’è questo grosso problema: è lì dove si parla delle unioni di fatto tra persone anche dello stesso sesso. Questa cosa non mi va giù

Si andassero a rileggere Dante: i sodomiti nella Divina Commedia finiscono all’inferno. Non c’e’ un quarto girone che si crea per decreto legge

Gabriella Carlucci (Pdl)

Il PDL ed il centrodestra si sono battuti strenuamente per difendere la famiglia fondata sul matrimonio dagli attacchi, provenienti da sinistra, tesi ad un’odiosa equiparazione tra unioni civili e famiglia tradizionale

Condividete questo post! Che tutti sappiano chi votano!

Di Giovanni Ugo.

Politica e zuppa di lenticchie.

Fermento, movimento. Nel calderone di zuppa di lenticchie ammuffite della politica italiana l’acqua ricomincia a bollire. I vapori cancerogeni salgono entusiasti. E le lenticchie, mentre rotolano e si dimenano, scuociono. Sporgiamoci sopra il pentolone, magari con una mascherina antigas e un paio di occhiali protettivi, per vedere chi sale tra le bolle e chi scende, inesorabilmente, verso il fondo bollente del pentolone in acciaio Inox.

Terzo Polo. Emozionante iniziativa del pentavirato Fini-Casini-Rutelli-Lombardo-Melchiorre è definito anche Polo della Nazione. Si propone come un’unione modernista tra il Terzo Reich rappresentato in Italia dal camerata Mussolini e il Polo delle libertà berlusconiano del ’94. Fini si occuperà dell’ideologia (post-)fascista, delle censure preventive della stampa e delle leggi razziali, che però, in sintonia con la pacatezza centrista e la moderazione che contraddistingue il gruppo parlamentare si chiameranno “Disegni di legge, leggi, decreti, decreti attuativi, proroghe e revisioni sull’argomento sui quale vogliamo scrivere, discutere e ridiscutere i sopracitati disegni di legge, leggi, decreti, decreti legge, decreti attuativi, proroghe e revisioni, però ci sono stati tagli alla Pubblica Amministrazione per cui è finito l’inchiostro per scrivere il titolo, vedremo.”. Casini invece, attingendo alla fonte Cuffaro, tenterà di riportare in Parlamento quella serena aria di mafia, mandolino e tentati condoni che si respirava con il partito fondato da Dell’Utri, Apicella e Berlusconi.

Lega Bersani. Il Senatùr si è sentito toccare nel profondo dalle dolci paroline di Bersani sul federalismo. Gli sono tornati in menti i bei tempi in cui, come ricorda RadioPadania, Bersani beveva salubre acqua del Po’ e mangiava deliziosi salsicciotti di puro suino padano ai comizi leghisti. «Il verde nel logo del Pd c’è già, basta solo aggiungerne un po’ e togliere quell’odioso rosso!», ha mugugnato entusiasta il Bossi. Matteo Salvini, dell’area moderata della Lega («i topi sono più facili da debellare che i rom», per dire), si è detto favorevole. I maldicenti parlano però di trattative sottobanco tra Salvini e PierLuigi Bersani, soprannominato “Pirla” dai simpatici comizianti leghisti, per ottenere più fondi per debellare i rom, la qual cosa, a quanto pare,«ha creato problemi alle comunità di onesti topi padani».

Nuova Dc. Un revival storico che potrebbe finalmente spazzare via l’evidente inesperienza politica dei parlamentari under 70. Alcune nomine presentate dal gruppo: Andreotti, dopo esserlo stato sette volte, si ricandiderà a Presidente del Consiglio, sicuro del sostegno delle ricerche di Berlsusconi e don Verzè sull’elisir di lunga vita e sulla pietra filosofale; in lizza per l’ambitissimo Ministero dell’Economia il grande finanziere Michele Sindona (resuscitato per l’occasione dal sopracitato duo dei miracoli) e i cugini Salvo, pure loro tornati in vita; per il Ministero della Difesa, che verrà rinominato Attacco, viene proposto Stefano Bontate, «Io», dichiara eccitato, «di armi e di bombe me ne intendo». Il ventaglio di nomi per i vari Ministeri resta comunque ampio: Tano Badalamenti, Vito Ciancimino, Salvo Lima, Leoluca Bagarella. Per gli altri, la segreteria di partito ci informa di chiedere ad un certo Totò u Cùrtu. «In conclusione», recita infervorato Andreotti dal palchetto allestito per l’occasione a “Il Pensionato. Premiata bocciofila dall’inizio dei tempi”, davanti ad un folto pubblico di due vedove non-udenti con i loro cani da accompagnamento e il barista centoduenne, intento a riordinare succhi di frutta all’olio di ricino scaduti dagli anni ’20, «questa nuova Dc, sulle orme della recente nuova P2, si impegnerà a portare nella politica una nuova puzza di vecchio e di marcio, come non l’avete mai sentita.».

Santa Alleanza. Chiamata anche L’arca di Noè per i variegati gusti politici che ospiterebbe: dal puffo, all’amarena, dal pistacchio alla cassata. Ufficialmente non piace a nessuno, nessuno la vuole, eppure tutti ci pensano. Come successe, appunto, per l’arca di Noè. Che credevate? Che gli animali sorridessero felici all’idea di imbarcarsi per mesi e mesi su un barcone di legno vivendo tra le proprie feci? Che credevate? Che fosse stato come stare ad un divertente pigiama-party essere di fianco alla gabbia delle zanzare che mordevano le scimmie che pizzicavano le tigri che ringhiavano ai leoni che ruggivano agli elefanti che spruzzavano acqua alle giraffe che scalciavano le zebre che mordevano i cani che abbaiavano alle galline che si mangiavano i vermetti? Di certo non avrebbero voluto salirci. Ed escludendo il divino, l’unica motivazione resta l’istinto di sopravvivenza.

Che i nostri politici, visti l’Egitto, la Tunisia e la Libia, abbiano un qualche sentore di diluvio universale?

 

Di Giovanni Ugo.

Una storia di razzismo quotidiano e la storia di chi non ci sta.

Un ragazzo dopo aver assistito a una scena di razzismo, scrive questa lettera:

Buonasera,

prima di tutto mi presento: sono Jacopo Patrignani un ragazzo di Pesaro che frequenta il liceo classico Nolfi a Fano e che  quindi è costretto ogni giorno ad usufruire del servizio bus “Adriabus” per spostarsi tra le due città. Mi capita spesso di assistere a scene di velato razzismo: ogni tanto volano sfottò, i controllori quando multano i rom se ne escono sempre con battute simpaticissime sui mille motivi per cui “non dovrebbero prendere i bus ma sgranchirsi le gambe e fare due passi che è gratis.” I posti vicino agli extra-comunitari sono sempre  gli ultimi ad essere occupati ed a volte la gente preferisce rimanere in piedi. Venerdì 12 novembre sulla linea 99 Fano – Pesaro delle 14 però si è veramente varcato ogni limite di civiltà: un ragazzo rumeno ha provato a fare la classica furbata, è volato a fare il biglietto appena ha visto il controllore che saliva sull’autobus. Di norma l’autista passa tranquillamente sopra a queste piccolezze ma con lui no, per lui il personale “Adriabus” aveva in serbo un comportamento assolutamente speciale! Il controllore avvisato dall’autista dell’infrazione del giovane dell’est gli si è avventato addosso ponendoli una serie di domande “Cosa sei rumeno? Ucraino? Moldavo? Eh, cosa sei? Dammi i documenti! Dammi i soldi della multa, subito!” E mentre diceva così questo egregio signor controllore cominciò a tastargli il giubbotto alla ricerca del portafoglio e dei documenti trattandolo come il peggiore dei delinquenti. Il ragazzo, spaventato, ha subito saldato il prezzo della multa con una banconota da cinquanta euro ma per questo “straordinario” uomo italiano non era abbastanza: aveva pagato la multa, era stato insultato ma la punizione era troppo esigua! Questo “rumeno” doveva capirlo in un modo o nell’altro che non si trovava più nel suo paese “incivile”! Così il controllore ha preso il ragazzo e l’ha portato fuori dal bus, lasciandolo a Fosso Sejore, a metà strada, seppur avesse già pagato 50 euro e quindi aveva pieno diritto a concludere il tragitto. La persona seduta vicina di questo ragazzo, un uomo orientale, li ha rincorsi, è andato dal controllore e gli ha detto “Lei non può permettersi di trattare una persona così solo perché è diversa da lei!” E sapete il nostro “egregio concittadino come gli ha risposto? “Stai zitto e ringrazia che non ho fatto la multa anche a te?” Come se essere orientale sia un “infrazione” sufficiente per essere multato, anche se possiedi il biglietto. Uscito dal bus mi sono messo a parlare con questo signore che ha la pelle olivastra ma vive in Italia da 24 anni e l’ho sollecitato ad andare a denunciare il fatto all’azienda. “Non mi ascolterebbero mai.” Queste sono state le sue parole.

Come possiamo quindi definirci “moderni” quando ancora c’è gente che “non ascolteremmo mai” solo perché ha la pelle più scura della nostra? Come possiamo avere la presunzione di descrivere la nostra società come “civile” se ancora ci sono persone che vengono maltrattate sull’autobus solo perché sono dell’Est? Come possiamo sdegnarci di fronte alle “Leggi Razziali” quando oggi, 70 anni dopo, valutiamo gli uomini per la nazione scritta nel loro passaporto?

Io penso che è dovere di noi pesaresi o, meglio, è nostro diritto tutelare queste persone rigettate e ghettizzate che l’ignoranza e disinformazione dipinge come parassiti della società. Non chiudiamoci tra le nostre certezze di cartapesta: non sono i confini a determinare il valore di un individuo ma l’azione della società sull’individuo stesso, se continuiamo a raffigurarli come dei malfattori arrabbiati prima o poi si infurieranno veramente.

Dinnanzi a situazioni come quella di venerdì spesso ci capita di abbassare la testa e dire “è tutto inutile” ed è allora che ci si spegne e tutto si blocca nel male.

Io invece ragiono in maniera diversa: non è inutile ma necessario! Un nostro intervento è necessario! E’ per questo che ho chiamato l’Adriabus per denunciare il fatto, è per questo che ho detto alla società di trasporti che se non scatteranno sanzioni nei confronti dei loro dipendenti xenofobi io smetterò di servirmi del loro servizio! Ogni persona che crede nella democrazia e che va oltre i pregiudizi dovrebbe boicottare l’Adriabus in caso di mancata sanzione: l’omertà non paga!

Cordiali Saluti, Jacopo Patrignani.

In attesa che i dirigenti si facciano vivi, riflettiamoci un po’ su. E magari pensiamo anche alla Lega Nord e dove la sua nuova deriva populistica vorrebbe portarci.

Noi abbiamo, voi avete, essi hanno paura.

Fini ormai si è staccato dal Pdl. e gli rema apertamente contro. Ma Umberto Bossi, Capo Lega Nord, è ancora in un limbo fatto di politichese e di contraddizioni che resiste, nonostante tutto. Non sottovalutiamolo, il furbissimo Senatùr ha l’occhio lungo e sembra stia solo aspettando il momento giusto per portare a regnare, non si sa bene dove o su chi, la Padania e il popolo che vive dal Po in su. Purtroppo poi, sembra avere tutte le carte in regola per poterlo fare. Lo abbiamo visto alle Regionali di quest’anno: presentandosi in otto regioni la Lega Nord ha conquistato il Piemonte con Roberto Cota e il Veneto con Luca Zaia e ha registrato un totale del 12,28 % di consensi, nel totale delle tredici regioni italiane. Un aumento importante, perchè il consenso è raddoppiato rispetto alle ultime elezioni regionali del 2005 e ha segnato l’inizio, anche nei dati ufficiali, dell’exploit della Lega Nord.

Questo fenomeno è dovuto alla crescente insicurezza dei cittadini nelle istituzioni, ridotte a lenta e inutile burocrazia polverosa o trasformate in banche e segreterie personali per Premier puttanieri e ministri all’ingrasso. E’ successo così: Berlusconi e soci hanno distrutto le istituzioni, ucciso l’economia e stuprato lo Stato ed i diritti; i cittadini, finita l’era dell’eccesso balordo, si ritrovano con niente in mano e iniziano a sostenere la Lega che incolpa gli immigrati, i gay, i diversi, di qualunque cosa, anche se di colpe loro proprio non ne hanno. L’odio per il diverso è il tema centrale della Lega Nord, appunto, Nord contro Sud, italiani o no, scuri o chiari, non ha importanza, basta che qualcuno da incolpare ci sia e soprattutto che questo qualcuno non siano i leghisti.

Razzista e xenofobo è il partito dei Bossi, dei Borghezio, dei Gentilini, sottospecie di pseudo nazisti ignoranti, inetti e deliranti che incitano alla secessione, all’odio razziale, alla discriminazione di immigrati e gay (i “culattoni”, li chiamano). Perchè un partito di tale indicazione neo-nazista e violento non sia stato fermato se non dalle istituzioni, che come abbiamo visto prima sono state prese a martellate, almeno dai cittadini e dagli immigrati insieme, con la Costituzione in mano, è chiaro.

Perchè è molto più facile odiare il “diverso”, invece di assumersi le proprie responsabilità e lavorare insieme a lui per migliorare le cose. E’ semplicissimo dire “è colpa sua” e lavarsene le mani. Ma la memoria, che manca sempre a questi personaggi da tripudio popolano, ci insegna che anche noi italiani eravamo immigrati, eravamo diversi, quando ci eravamo tuffati nel sogno della Grande America e viaggiavamo dormendo nelle navi piene di topi. La memoria, che manca a questi personaggi da ampolla del Po e Crocefisso di Roma, all’insegna della coerenza, ci insegna che i nostri padri costituenti quando scrissero la nostra Costituzione lo fecero, visto che non potevano prevedere la globalizzazione di oggi, tenendo conto dei principi fondamentali di ogni uomo, straniero che sia, che dovrebbero essere ritenuti insiti e scontati in ognuno di noi.

La psicologia della paura è la psicologia che ci vuole infilare in testa la Lega. E’ lo stato di ignoranza delle masse che le spinge ad odiare, ad avere paura dei diversi, di quei maledetti immigrati, che vuole la Lega. Nessun dato, nessuno studio, nemmeno uno schemino che ci spieghino perchè dovremmo “sparare sui gommoni e sulle carrette del mare, non quando sono ancora piene di clandestini, ma sugli scafisti, anche con un colpo di bazooka, i gommoni vanno distrutti, perchè, a un certo punto, bisgna puntare ad altezza d’uomo”. E a dirlo è uno che non potrebbe essere fanatico, Gentilini, che è uno dei principali esponenti della Lega e che fanatico lo è di certo.

Quando crolla un regime, allora è il momento perfetto per l’entrata in scena di un altro regime, mascherato da eroe e da liberatore. E con B. che annaspa tra il Lodo Alfano e il bunga bunga di Ruby, la Lega con una nuova deriva nazi-populistica potrebbe arrivare finalmente al comando della “Roma ladrona”. In Italia abbiamo la vergogna del più grande partito xenofobo d’Europa e in Europa abbiamo la vergogna del ritorno dei neo-nazisti e dell’estrema destra.

Noi tutti, caduto il regime mediatico di Berlusconi dobbiamo prepararci, di nuovo, a resistere, resistere, resistere contro questi nuovi mostri umani.

Uniti contro la paura e contro l’odio. Come Partigiani del terzo Millennio.

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