Posts Tagged ‘ mafia ’

Casini e la mafia.

Lettera aperta all’onorevole PierFerdinando Casini e agli elettori Udc:

“Egregio On. Casini,

le scrivo per chiederle conto di alcune sue pesanti affermazioni riguardanti Salvatore Cuffaro. Faccio un passo indietro. Anche dopo la condanna in primo grado dell’ex Governatore della Sicilia che ben mostravano le sue frequentazioni affatto raccomandabili, ha dichiarato: «I partiti devono assumersi la responsabilità delle scelte, noi ce le assumiamo. Cuffaro credo abbia subito una vera e propria persecuzione giudiziaria». E ha deciso di candidarlo con l’Udc al Senato. Poi, ospite alla puntata Un Paese in bilico di Annozero del 31 marzo 2008, testimoni i video in Rete, ha dichiarato: «Mi assumo la responsabilità politica di questo atto». Il 22 gennaio la Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna di Cuffaro a 7 anni di carcere per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra. Cuffaro si consegna a Rebibbia e, prima di essere destituito dalla carica di Senatore, si dimette.

Qualche domanda, alla luce della sentenza:

  • Ancora crede che Cuffaro sia un perseguitato? Se si, da cosa lo può dire viste le numerose prove raccolte dagli inquirenti e accettate dal giudice?

  • Ancora non ha fatto dichiarazioni, perlomeno di “scuse” come da lei stesso dichiarato ad Annozero, agli elettori e ai cittadini, perchè?

  • Non si è pentito di aver fatto eleggere in Senato un mafioso?

  • Dopo la notizia della condanna, Lei e Marco Follini vi siete dichiarati “umanamente dispiaciuti” e vi siete detti convinti “che Cuffaro non sia un mafioso”, siete umanamente dispiaciuti anche per gli altri mafiosi finiti in cella o solo i mafiosi Udc hanno questo privilegio ?

  • E perchè dite che “rispettate la sentenza” e poi dichiarate che Cuffaro non è mafioso, cosa che invece le svariate prove indicano?

  • Infine anche il segretario nazionale Udc Lorenzo Cesa si dice “umanamente vicino a Totò e alla sua famiglia”, perchè questa umanità, intendendola come data da voi nella vostra veste politica, è rivolta solo al mafioso Cuffaro? Gli altri non se lo meritano?”

Cordiali saluti, Giovanni Ugo.

 

Annunci

I due Giuseppe antimafia.

Credo di parlare a nome di tutta la Redazione quando vi invito a dedicare qualche attimo di questo giorno speciale a pensare e ricordare due anniversari molto importanti che cadono proprio questo 5 gennaio:

-L’omicidio di Giuseppe Fava, detto Pippo, intellettuale e giornalista antimafia

Pippo diceva: “A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?”

-La nascita di Giuseppe Impastato, detto Peppino, uomo politico e attivista antimafia

Peppino diceva: “Io mi voglio ribellare!”

Non dimentichiamo l’Italia giusta che ha il coraggio di ribellarsi al giogo di fango della mafia anche a costo della vita.

Pippo, Peppino, grazie.

Francesco Carbone e la fogna Italia.

 

Mi chiamo Francesco Carbone e vi scrivo pubblicamente dopo avervi scritto in privato molte volte senza ricevere alcuna risposta seria da parte vostra e le poche risposte che mi avete dato sono solo vergognose”. Così inizia la lettera aperta datata 3 ottobre e inviata da Francesco Carbone a “Tutte le autorità dello Stato e ai mezzi d’informazione”. E’ una lettera infuocata: “codardi”, “massoni”, “mafiosi”, “mi fate schifo”, ma anche se sembrano parole un po’ forti, un motivo per scriverle c’è ed è validissimo.

Prima di tirare le somme della vicenda però, la illustrerò così come la racconta Francesco e così come è testimoniata dai documenti ufficiali da lui diffusi. Brevemente:

Per sette anni Francesco Carbone è stato il responsabile per Verona della ditta che ha l’appalto di Poste Italiane. Ad un certo punto Francesco inizia a lamentarsi per la mancanza assoluta di sicurezza e igiene sul posto di lavoro, l’obbligazione a fare lavori che, per contratto, non gli competevano, la presenza di lavoratori pagati in nero, straordinari sottopagati in nero, mezzi di trasporto mal messi e spesso senza revisione, estorsione di denaro agli autisti prelevato dalle loro buste paga sotto forma di rimborsi, continui insulti e minacce da parte del personale e dei dirigenti di Poste Italiane.                 La situazione è insostenibile e gravissima quindi Francesco decide di denunciare la cosa, per primo ad un dirigente della Cgil, che però oltre a non fare nulla gli consiglia di non “disturbare” gli alti dirigenti di Poste italiane. Non è finita. Vista la perseveranza di Francesco, il dirigente riferisce a tutti gli autisti della ditta che per colpa sua perderebbero il lavoro, creando attorno al denunciante il vuoto.                                                                                                                         La seconda denuncia che scrive Francesco Carbone è all’Ispettorato del lavoro. Denuncia la presenza di lavoratori in nero con tesserino identificativo fornito dai dirigenti di Poste italiane. Il direttore ordinario della Procura di Verona Palumbo non procede con l’ispezione perché ha forti dubbi sulla veridicità di quanto affermato da Francesco, senza verificare alcunché e senza denunciarlo per false informazioni a pubblico ufficiale.                                                                                           La USL di Verona, dopo la denuncia per le irregolarità riguardanti sicurezza e igiene, e soprattutto dopo la minaccia di denuncia (contro di loro) per omissione di atti di ufficio da parte di Francesco, esegue solo qualche controllo, senza lavorare realmente per concludere le indagini.                                                                                                                La quarta e ultima sconfitta per Francesco Carbone arriva quando, dopo mesi di collaborazione con i Servizi Segreti e la Guardia di Finanza, non si svolgono i controlli sull’evasione fiscale denunciata e addirittura si tenta di far ritardare la denuncia che doveva presentare in Procura.

Francesco è costretto a dare le dimissioni in seguito a minacce e vessazioni di stampo mafioso ricevute dai dirigenti della ditta appaltante e di Poste italiane, appoggiati, come dichiarato da loro stessi, dalla politica e dalla (mala)giustizia. Ciliegina sulla torta, il Direttore del Triveneto di Poste italiane manda una raccomandata al datore di lavoro di Francesco per interdirgli l’entrata in tutti gli uffici di Poste italiane.

Però, testardo, indignato, Francesco è stanco di quell’Italia che è solo “spaghetti e mandolino” e decide di denunciare con video, foto, registrazioni e documenti ufficiali ad una Procura della Repubblica i gravi reati penali che si stavano perseguendo in Poste italiane. Dalla presentazione della denuncia sono passati 17 mesi e 8 giorni quando il Capo della Procura Schinaia decide di archiviarla senza nemmeno avvisare Francesco né interpellare il Gip, come prevede la legge.

Francesco presenta altre nove denunce, scrive a svariati Ministri e a tantissimi giornali, tv e blog. Praticamente niente e nessuno hanno il coraggio di raccogliere le denunce fatte da Francesco e aiutarlo a diffondere la sua vicenda. Se non qualche spiraglio di libertà.

Il finale della storia non è a lieto fine, soprattutto perché siamo nella vita reale e non basta svegliarsi per far finire l’incubo: Francesco si è dovuto trasferire in Sicilia con tutta la sua famiglia, è a oggi disoccupato da 2 anni, e si chiede se “secondo voi è giusto e normale in una Nazione definita civile, perdere il posto di lavoro, perdere la dignità, perdere il diritto di avere giustizia per aver fatto il mio dovere e aver preteso i miei diritti?”

Una fogna che chiamano Paese, Nazione, Italia. E noi tutti che ci viviamo in questa fogna e pur di non sentirne il puzzo cerchiamo di puzzare più di lei. Mentre chi, come Francesco, ha ancora il coraggio di denunciare.

Mi chiamo Francesco Carbone e vi scrivo pubblicamente dopo avervi scritto in privato molte volte senza ricevere alcuna risposta seria da parte vostra e le poche risposte che mi avete dato sono solo vergognose”. Così inizia la lettera aperta datata 3 ottobre e inviata da Francesco Carbone a “Tutte le autorità dello Stato e ai mezzi d’informazione”. E’ una lettera infuocata: “codardi”, “massoni”, “mafiosi”, “mi fate schifo”, ma anche se sembrano parole un po’ forti, un motivo per scriverle c’è ed è validissimo.

 

Prima di tirare le somme della vicenda però, la illustrerò così come la racconta Francesco e così come è testimoniata dai documenti ufficiali da lui diffusi. Brevemente:

 

Per sette anni Francesco Carbone è stato il responsabile per Verona della ditta che ha l’appalto di Poste Italiane. Ad un certo punto Francesco inizia a lamentarsi per la mancanza assoluta di sicurezza e igiene sul posto di lavoro, l’obbligazione a fare lavori che, per contratto, non gli competevano, la presenza di lavoratori pagati in nero, straordinari sottopagati in nero, mezzi di trasporto mal messi e spesso senza revisione, estorsione di denaro agli autisti prelevato dalle loro buste paga sotto forma di rimborsi, continui insulti e minacce da parte del personale e dei dirigenti di Poste Italiane.

 

La situazione è insostenibile e gravissima quindi Francesco decide di denunciare la cosa, per primo ad un dirigente della Cgil, che però oltre a non fare nulla gli consiglia di non “disturbare” gli alti dirigenti di Poste italiane. Non è finita. Vista la perseveranza di Francesco, il dirigente riferisce a tutti gli autisti della ditta che per colpa sua perderebbero il lavoro, creando attorno al denunciante il vuoto.

La seconda denuncia che scrive Francesco Carbone è all’Ispettorato del lavoro. Denuncia la presenza di lavoratori in nero con tesserino identificativo fornito dai dirigenti di Poste italiane. Il direttore ordinario della Procura di Verona Palumbo non procede con l’ispezione perché ha forti dubbi sulla veridicità di quanto affermato da Francesco, senza verificare alcunché e senza denunciarlo per false informazioni a pubblico ufficiale.

La USL di Verona, dopo la denuncia per le irregolarità riguardanti sicurezza e igiene, e soprattutto dopo la minaccia di denuncia (contro di loro) per omissione di atti di ufficio da parte di Francesco, esegue solo qualche controllo, senza lavorare realmente per concludere le indagini.

La quarta e ultima sconfitta per Francesco Carbone arriva quando, dopo mesi di collaborazione con i Servizi Segreti e la Guardia di Finanza, non si svolgono i controlli sull’evasione fiscale denunciata e addirittura si tenta di far ritardare la denuncia che doveva presentare in Procura.

 

Francesco è costretto a dare le dimissioni in seguito a minacce e vessazioni di stampo mafioso ricevute dai dirigenti della ditta appaltante e di Poste italiane, appoggiati, come dichiarato da loro stessi, dalla politica e dalla (mala)giustizia. Ciliegina sulla torta, il Direttore del Triveneto di Poste italiane manda una raccomandata al datore di lavoro di Francesco per interdirgli l’entrata in tutti gli uffici di Poste italiane.

 

Però, testardo, indignato, Francesco è stanco di quell’Italia che è solo “spaghetti e mandolino” e decide di denunciare con video, foto, registrazioni e documenti ufficiali ad una Procura della Repubblica i gravi reati penali che si stavano perseguendo in Poste italiane. Dalla presentazione della denuncia sono passati 17 mesi e 8 giorni quando il Capo della Procura Schinaia decide di archiviarla senza nemmeno avvisare Francesco né interpellare il Gip, come prevede la legge.

 

Francesco presenta altre nove denunce, scrive a svariati Ministri e a tantissimi giornali, tv e blog. Praticamente niente e nessuno hanno il coraggio di raccogliere le denunce fatte da Francesco e aiutarlo a diffondere la sua vicenda. Se non qualche spiraglio di libertà.

 

Il finale della storia non è a lieto fine, soprattutto perché siamo nella vita reale e non basta svegliarsi per far finire l’incubo: Francesco si è dovuto trasferire in Sicilia con tutta la sua famiglia, è a oggi disoccupato da 2 anni, e si chiede se “secondo voi è giusto e normale in una Nazione definita civile, perdere il posto di lavoro, perdere la dignità, perdere il diritto di avere giustizia per aver fatto il mio dovere e aver preteso i miei diritti?”

 

Una fogna che chiamano Paese, Nazione, Italia. Noi tutti ci viviamo in questa fogna e pur di non sentirne il puzzo, cerchiamo di puzzare più di lei.

“La mafia è una montagna di merda. Pensieri di un diciottenne.”

“Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! “.

A pronunciare queste parole fu Peppino Impastato, politico, attivista, conduttore radiofonico italiano, famoso per le denunce delle attività della mafia in Sicilia, che gli costarono la vita.  Ormai sono passati più di 32 anni dalla morte di Impastato, un uomo che ebbe il coraggio, ma soprattutto la volontà di denunciare quel sistema di mafie, di illegalità diffusa che soffocava una terra bellissima, ma disgraziata come la Sicilia. Nonostante sia passato cosi tanto tempo il problema della mafia è ancora di primissimo ordine. Da un po’ di tempo a questa parte sentiamo in televisione e leggiamo sui giornali la grande pubblicità che il governo Berlusconi sta facendo, dicendo che loro stanno avendo dei veri risultati contro la mafia, che la riusciranno a sconfiggere entro fine legislatura. Si è vero ultimamente si sono avuti grandi risultati contro “il braccio armato” della mafia. Però prima di tutto io penso che il merito più che alla politica vada ai tanti magistrati, forze armate, poliziotti che combattono il crimine organizzato al rischio della propria vita ogni giorno, nonostante il governo gli tagli tantissime risorse.

Come dicevo se contro il lato “armato” della mafia si stanno avendo ottimi risultati, dall’altro, nei confronti della cosiddetta mafia dai “colletti bianchi” c’è ancora molta pulizia da fare.

Vedete, io sono molto giovane, ho appena 18 anni. Sto veramente molta male a pensare che in parlamento, a ricoprire ruoli prestigiosi all’interno delle nostre istituzioni ci siano persone colluse con la mafia. Marcello Dell’Utri(ideologo di Forza Italia) condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa è ancora li, a ricoprire il ruolo di Senatore della Repubblica, e nessuno dice niente. Silvio Berlusconi è indagato insieme allo stesso Dell’Utri dalla procura di Firenze come mandanti delle stragi del 93’, è anche qui tutti tacciono, d’altronde lui è soltanto il Presidente del Consiglio. La cosa, però, che mi da ancora più fastidio non sono le persone come Dell’Utri, come Totò Cuffaro. Io non me la prendo con loro, quelli fanno il proprio lavoro fanno i collusi con la mafia. A me fa rabbia la molta gente che non si indigna che rimane la a testa bassa, indifferente. M.L. King diceva :”Non mi fanno paura le parole dei disonesti, ma il silenzio degli onesti”. Non bisogna mai essere indifferenti, bisogna sempre avere la forza, ma soprattutto la volontà di reagire, come fece Peppino Impastato, come hanno fatto Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e tutti gli altri martiri. ITALIANI ALZATE LA TESTA.

Il grande problema Italiano è di livello culturale. Gli Italiani se ne fregano o per apatia, o per rinuncia. Vedete io penso che il vincitore sia semplicemente un sognatore che non ha mai mollato, per questo non bisogna mai rassegnarci anche se purtroppo è la cosa più spontanea che ci viene da fare quando pensiamo che non ci siano più speranze.

Io mi voglio rivolgere a tutti gli italiani e soprattutto ai giovani, alla mia generazione: fate sempre il vostro dovere, al di là dei vari pericoli o delle varie difficoltà che potrete incontrare nel farlo. Io cercherò sempre di combattere per ciò in cui credo. Probabilmente sarò un illuso, forse perderò tutte le mie battaglie, ma come diceva Indro Montanelli, una battaglia la riuscirò sempre a vincere, la più importante, quella che si ingaggia ogni mattina davanti allo specchio. L’importante non è il risultato, ma la consapevolezza di aver fatto il proprio dovere.

Per questo dobbiamo combattere per il nostro paese, per il nostro futuro. Molto mi dicono di scappare all’estero se voglio vivere in un paese normale. No. Io non scapperò perché so che il mio posto, il mio futuro è qui nella mia terra e noi tutti, e specialmente noi giovani, dobbiamo batterci per questo. Perché lo dobbiamo ai nostri morti, a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato e molti altri, ma soprattutto lo dobbiamo ai noi stessi.

Io sono convinto che il nostro paese possa essere una nazione normale, ma per far questo ci vorrà una rivoluzione culturale e morale che smuoverà le coscienze di tutti gli italiani. Gli Italiani si devono iniziare ad indignare e a reagire. Ognuno nel suo piccolo può migliorare il nostro paese. Essere onesti nella vita di tutti i giorni, informare i propri amici. Si perché un altro grosso cancro del nostro paese è l’informazione. Sono veramente poche le voci libere,  al contrario dei tantissimi giornalisti servi dei poteri. Quindi noi tutti dobbiamo fare qualcosa nel nostro piccolo. Ricordiamoci che tante piccole gocce formano un oceano.

Lo so è difficile, ma occorre farlo e soprattutto bisogna crederci nel cambiamento.

Spero che un giorno io possa raccontare ai miei figli, ai miei nipoti questo periodo parlandone soltanto come un brutto ricordo, una situazione totalmente differente dalla realtà.

Aiutatemi a crederci e realizzare questo sogno.

 Gianluca Daluiso

Chiunque mi voglia contattare lo può fare attraverso il mio profilo face book:

http://www.facebook.com/profile.php?id=1203548369

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: