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Italia, ancora pizza e mandolino.

La Lega è fissata con il federalismo, lo vuole a tutti i costi e se non l’avrà presto porterà il Paese alle elezioni. Fini, dopo aver votato 37 leggi ad-personam per non farcelo andare, si ricorda che Berlusconi si dovrebbe presentare in Tribunale come ogni cittadino e dice che se non lo farà, si andrà alle elezioni. Il Pd e l’accozzaglia sinistroide chiede dimissioni ma blatera anche di Terzo Polo, come se non bastasse lo scioglimento per i gas serra di quello Nord, e il camaleontico (o meglio, opportunista) Casini con il suo Udc pure, con il bene placito dei porporati della grande Chiesa cattolica, che mandano anatemi ai gay ma sulle ormai chiarissime avventure con minorenni di Berlusconi si limitano a chiedere modesti “chiarimenti”. Il Colle di Mister FirmaFacile Napolitano si augura che i processi si svolgano “al più presto” e pure lui chiede maggiori chiarimenti. La maggioranza PdLina scappa dai giornalisti e non lascia commenti, non sia mai che gli elettori perdano fiducia in loro vedendo che come topi scappano dalla nave che affonda, in questo caso molto simile allo yacht di 37 metri e 18 milioni di proprietà del figlio del Comandante Silvio, Pier Silvio. Ora ci si mette pure l’economista Tremonti che dichiara oggi, e gelidamente, quello che sembra l’epitaffio del Governo: “E’ stato e sarà sempre un onore e una ragione di orgoglio far parte di questo governo e rappresentarlo all’estero “.

La politica è quindi in subbuglio per il caso Ruby e le annesse minorenni dei party di Berlusconi. Il Governo probabilmente cadrà per delle escort e per delle ragazzine disinibite. Una domanda: e noi? Magari a nessuno viene in mente che dovremmo essere noi l’oggetto delle dichiarazioni dei Parlamentari, invece delle belle donne. Noi, noi e solo noi. E il problema non è quante minorenni hanno fatto sesso con il Premier semplicemente perché in un qualunque Paese civile una persona come Berlusconi non ci sarebbe più da un pezzo. Un ometto così non potrebbe essere nemmeno supposto, nei Paese civili. Le leggi dovrebbero essere fatte per i cittadini, per noi, i decreti per noi, le proposte per noi, i progetti per noi, le vittorie e le sconfitte politiche dovrebbero essere per noi. Perché quando l’oggetto unico della politica di un Paese diventa un nano pedofilo allora è veramente la fine della civiltà del suddetto Paese e la fine del Paese stesso. E quando un mafioso corruttore viene eletto democraticamente (sembra impossibile ma così è!) il problema diventa il Paese, non lui. Questo l’errore degli (me compreso e per fortuna che esistono) anti-berlusconiani, soffermare il pensiero, e quindi il disgusto e lo schifo, sull’immagine riflessa, cioè Berlusconi con tutte le sue schifezze e non sullo specchio che la riflette, cioè l’Italia berlusconiana. Se la politica è il ritratto di una società allora l’immagine è Berlusconi e il pittore sono quasi la metà degli italiani. E’ la stessa cosa che succede quando un magistrato cerca di combattere il crimine e le Istituzioni politiche fanno di tutto per impedirglielo, perché sono in gioco interessi o sotterfugi di Palazzo. Meglio ancora: come si può combattere la mafia, se lo Stato è mafioso? (Proprio oggi un altro pentito accusa Berlusconi di essere uno dei mandanti occulti delle stragi del ’93, più chiaro di così).

Scuole e università pubbliche e ricerca, operai FIAT, crisi, evasione fiscale, criminalità organizzata e non, giustizia, conflitto d’interessi, precarietà, ambiente, rifiuti, alluvioni, crolli. E allargando la visuale: global warming, guerre, fame. Problemi importanti, fondamentali, che dovrebbero costituire il succo della politica, la sua linfa vitale ma nella Repubblica fondata su Silvio Berlusconi anche con questi enormi problemi il Capo dice “Dare le dimissioni? Ma siete matti?” e “Sono sereno e mi diverto”. Grazie, che si divertiva lo sapevamo già.

Una proposta: basta parlare di Silvio Berlusconi. Lo cacciamo dal Parlamento, lo facciamo condannare per i reati che ha commesso e ci scegliamo, noi, la nuova classe politica, che sarà classe e non Casta.

Per smetterla di essere il Paese della pizza e del mandolino. Per sempre.

 

Di Giovanni Ugo.

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Un Circo(lo) vizioso.

E’ uno spettacolo divertentissimo, anzi, spaventoso. Fa ridere, anzi, fa piangere. Il teatrino della politica ricomincia, anzi, non è mai finito e questo secondo atto è già sfavillante di luci e di colori e gli attori, anzi, i comici, anzi, i pagliacci già danzano felici al ritmo degli applausi, anzi, dei singhiozzi. La scena è ricca. Ci sono i mangia-fuoco come Scilipoti, assistito dall’affascinante Polidori chiamata “Miss Cepù”, che hanno votato no alla sfiducia di Berlusconi e ora riescono a ingoiare dieci bocconi “infuocati” al dì. Ci sono abili giocolieri come D’Alema che con abilità continua imperterrito a restare nel centro-sinistra e che in pochi millisecondi ed un passaggio da una mano all’altra dietro la schiena, riesce a sostenere Berlusconi meglio di chiunque altro, anche se è di centro-destra. C’è l’equipe del PD, detta dei “Per Dio”, dalle urla che gli artisti emettono ogni volta che dopo l’inizio buono dell’esibizione si mettono a litigare e cominciano a tirarsi chiodi e bottiglie di vetro rotte e si spaccano blocchi di cemento sull’addome e sulla testa. La domatrice MaryStar Gelmini porta un numero mai visto in nessun Circo del mondo: la Ministra si chiuderà in una gabbia con un gruppo di studenti, 5 liceali e 5 universitari, e tenterà di convincerli che il suo ddl non fa schifo e che se si oppongono verranno strumentalizzati dai baroni. Se ci saranno problemi interverrà l’aiuto-domatrice Gasparri con gli arresti e, al limite, i ragazzi di Radio Padania entreranno con poliziotti in tenuta anti-sommossa, nascosti fino a quel momento dai cilindri rossi degli assistenti circensi come nel Cirque du Soleil, per “picchiare duro e spaccare le ossa” come già annunciato dai loro speaker d’oltre Po’. C’è anche un lanciatore di coltelli, La Russa detto “La Rissa”, che si diverte e fa divertire come matti gli spettatori: si rivolge verso la platea e inizia a lanciare coltelli e urlare “vigliacchi” agli studenti presenti. Nonostante le atroci morti non manca l’affluenza di giovani perché per non farsi colpire basta indossare un adesivo del Pdl sulla giacca o avere nel portafoglio un santino di Berlusconi. Anche il mago Fini “Ora voto si, ora voto no” diverte e fa divertire. E finché non arrivano bollette e sentenze riesce a farti credere che la magia esiste e che solo lui riesce a controllarla. C’è l’equilibrista Casini, sempre al centro del cordone di Casta sospesa, che tenta in ogni modo di non cadere giù nella vasca di pirahna, ovvero noi. Spicca anche un clown-paroliere, detto “Tremorti” per l’aria più truce e più seria rispetto agli altri artisti, che è abilissimo nel recitare filastrocche e scioglilingua di contabilità come “Tre tigri contro tre tigri” e “Trentatré trentini andarono a Trento, tutti e trentatré trotterellando”. I maliziosi comunisti insinuano che gli riesca facile il numero solo per la pronuncia della “erre” che muta in “evve”, ma fortunatamente la gente non si fa influenzare, pardon, influenzave. Infine c’è un artista multiforme, il più famoso. Nano, pagliaccio, mago, giocoliere, domatore, cavallerizzo, fachiro, lanciatore di coltelli. Si fa chiamare “Papi” e per renderlo più accattivante è stato circondato da ballerine in costu-mini trasparenti chiamate “le Ministre”. E’ il vero punto cardine del Circo. La colonna portante che si assume colpe e vittorie di tutta la troupe, detta “politica”, anzi, “Casta”. Questo Circo gira il mondo, tutti ne ridono come fosse il peggior Circo di periferia, ma qui in Italia sembra talmente meraviglioso e divertente che non vediamo null’altro che quelle luci e quei colori. E non ci accorgiamo di come il tendone si stia abbassando sempre di più e l’aria stia diventando irrespirabile. Tutti presi dai trucchetti dei saltimbanchi non capiamo che mentre guardiamo meravigliati lo spettacolo, anzi, la distrazione, ci rubano portafogli e collane, camicie, borse, scarpe e pantaloni. I denti d’oro se ne vanno in pochi secondi, così le unghie, gli organi, il cuore, lo stomaco. Restano solo gli occhi, fissi nel vuoto, per non farci svegliare. Mentre Miss Cepù ingoia la spada i figli provano a crescere ma il tendone troppo basso li asfissia. L’erba, sotto il tendone, non cresce più. E si alternano gli artisti, anzi, i bastardi, ma sono sempre gli stessi, magari con il vestito nuovo, magari con parole che non hanno mai nemmeno considerato, ma sempre loro. Una maratona che non finisce mai dove gli atleti si sostituiscono ogni giro ma i nomi in classifica sono sempre uguali. Ora c’è il gran finale, anzi, il grande inizio. Il Terzo Polo, i moderati, i cattolici, gli outsider, gli incartapecoriti, gli immortali. Tutti a cianciare di alleanze e unioni, in un confusionario “quello si”, “quello no”, che dopo pochi minuti diventa sempre un ennesimo e inutile “quello no”, “quello si”. Per questo quella che fu un tempo la Politica, per il bene comune, è ora un Circo(lo) vizioso. Direi la zona erogena per il malaffare del Paese. La fogna per gli onesti e la fontana della giovinezza (e dell’impunità) per i criminali. Ma siamo sempre noi, alla fine, che ce lo prendiamo nel cu**.

Di Giovanni Ugo.

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